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I controlli affondano le carrette
di Giuseppe Bellia

Sicurezza. Il lavoro nelle Direzioni marittime siciliane.
La situazione. Nel mare al largo della Sicilia esiste in teoria il pericolo di incidenti, in particolare con sversamenti di sostanze oleose, ma il sistema dei controlli funziona molto bene.
L’ambiente. A beneficiarne è uno dei mari più trafficati e chiusi al mondo, il Mediterraneo: la grande densità urbana e la presenza delle industrie svantaggia le condizioni del canale di Sicilia.

Tags: Sicurezza, Mare



CATANIA – Da quando è vigente ildecreto n. 432 del 19 aprile 2000, di recepimento della direttiva 95/21/CE, navi “pirata”, da carico generali, gasiere e petroliere “affondano” nella rete della sicurezza internazionale. Queste unità navali sono sottoposte a rigorosissimi controlli ispettivi e se costatate gravi irregolarità, gli armatori vanno incontro a gravi sanzioni,  fra cui la detenzione in porto dell’imbarcazione. Nella sola giurisdizione marittima siciliana in quattro anni (2005 sino ad oggi) sono stati eseguite 1.414 ispezioni, 73 navi sono state detenute in porto e sono stati emessi 201 provvedimenti dagli ispettori preposti. Si chiama Port State Control ed è il potere di uno Stato, internazionalmente riconosciuto, di sottoporre a verifica le navi straniere che scalano i propri porti, per accertarne la conformità alle norme internazionali in materia di sicurezza della navigazione, antinquinamento e condizioni di vita a bordo, nonché alle norme nazionali applicabili. Domenico De Michele, ammiraglio della Direzione Marittima di Catania spiega i motivi della nascita l’attività istituzionale Psc.
Che cos’è l’attività Psc?
“È un’intuizione della normativa internazionale che già da qualche decennio ha istituito questi controlli da effettuare su navi di bandiera estera da parte d’ispettori europei”. Prima che entrasse a regime la convenzione Psc, qual era la situazione dei mari in termini di sicurezza? La sicurezza della navigazione trovava degli ostacoli nell’autonomie degli ordinamenti nazionali che decidevano quali erano i criteri. Ora, tutti i Paesi aderenti a questa convenzione possono controllare tutte le navi anche di bandiera estera”.

Nell’ambito dell’attività di Port State Control, l’Italia che ruolo si è ritagliata nel tempo?
“Nell’ambito di questo tipo d’attività è ai vertici. Si è classificata anche quest’anno, per l’ottava volta al primo posto in Europa, cioè ha dimostrato un apparato d’ispezione talmente efficiente da sovrastare tutti gli altri Stati europei”.

Come coniugare in modo compatibile economia marittima e sicurezza in mare?
“Chi fa questo tipo d’attività deve essere altamente professionale. L’attività Psc deve essere svolta con oculatezza per consentire all’interno del quadro normativo i traffici marittimi. Occorre che ci sia un bilanciamento degli interessi, dettato dalla professionalità di chi opera i controlli”.
Dal ruolo istituzionale dell’attività Psc, a quella sul campo. Antonio Missorici, ispettore, in servizio presso la Direzione Marittima di Catania spiega “da vicino” cosa a accade a bordo di un’unità navale nel corso di un’operazione di controllo.
Quando una nave è sottoposta a provvedimento di detenzione nel porto, quali irregolarità potrebbe presentare?
“Irregolarità più disparate. I controlli sono sia tecnici sia strutturali: scafo, l’ossatura della nave, mancanza di pompe antincendio, gli impianti, ma anche le condizioni dei marittimi, solo per citare alcune deficienze che è possibile riscontrare su un’unità navale”.
 
Non appena un ispettore giunge a bordo di un’imbarcazione, quali sono le prime operazioni di verifica che esercita sull’unità navale e sui marittimi?
“In applicazione alle convenzioni internazionali, si verifica la certificazione della nave e dei marittimi che prestano servizio sulla stessa. Se non c’è corrispondenza fra ciò che dichiara la certificazione formalmente da un lato e la realtà della situazione della nave e dei marittimi, si opera un accertamento più specifico di controllo”.

Nel caso in cui un’unità navale venga sottoposta a provvedimento di detenzione, a quali sanzioni potrà essere assoggettata?
“La forza dell’organizzazione Psc internazionale non sta nell’aspetto sanzionatorio in senso stretto, ma nella stessa misura di detenzione: una nave ferma in porto va in contro a delle pesanti ripercussioni economiche: spese di gestione, una serie di penali commerciali nei confronti dell’avente diritto della commessa”.

Articolo pubblicato il 15 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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