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A Catania i servizi sociali languono
di Melania Tanteri

Mentalità assistenzialistica che impedisce al settore di autoregolarsi mediante un progetto organico. Lo afferma l’assessore alle Politiche Sociali del Comune etneo, Carlo Pennisi

Tags: Servizi Sociali, Catania, Carlo Pennisi



CATANIA - Un settore progressivamente svuotato di finanziamenti rischia di deflagare in vista dei tagli regionali e governativi imposti dalla crisi economica. È quello dei Servizi Sociali, ovvero di quell’insieme di attività che le diverse agenzie attive sul territorio, tramite le istituzioni dello Stato sociale, erogano al fine di garantire cura, assistenza e aiuto alle famiglie e alle persone bisognose di assistenza; il loro scopo è, dunque, quello di accrescere il benessere e garantire i diritti di cittadinanza, attraverso, ad esempio, strutture che forniscono servizi specializzati di assistenza alle varie categorie sociali, gli asili nido e le scuole per l’infanzia, le case di riposo per anziani, i centri per disabili, le residenze e comunità alloggio, le case famiglia, le comunità di recupero dalle dipendenze e le varie attività per minori come centri di recupero scolastico, centri estivi e ludoteche.
Tutti servizi, fondamentali per buona parte della popolazione, che oggi la crisi e la manovra governativa, mettono seriamente a rischio.

“In realtà, a ben guardare, i tagli sono iniziati molto prima della crisi economica – spiega l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Catania, Carlo Pennisi - almeno dall’anno 2000 – 2001, quando è passato il principio per cui la spesa pubblica non può più fare “a debito”. Questo ha ridimensionato le spese per il sociale che, precedentemente, erano considerati diritti”.
In particolare, con la riforma del Titolo V della Costituzione, quando la spesa pubblica ha iniziato a pensare maggiormente sugli Enti locali, tutte le Regioni hanno fatto una legge quadro, eccetto la Sicilia che si basa ancora su una legge del 1986, la n. 22. “Anche con la legge 328 del 2000 è andata male – aggiunge Pennisi - perché non ha costruito il sistema di governo a cui è finalizzata, diventando una voce di spesa qualunque; in altre regioni è invece diventato lo strumento di governo: i soldi si spendono per costruire sistema che, autoregolandosi può finanziare i servizi, non per fare servizi. Non così in Sicilia”.

A pesare sui Servizi sociali dell’Isola, dunque, la mancanza di un progetto organico che, tramite la 328, avrebbe potuto autoregolarsi, e il perdurare di una mentalità prettamente assistenzialistica che, alla riduzione dei fondi disponibili, sembra essere andata in tilt.
Di fronte a questa situazione l’unica possibilità, almeno per quel che riguarda il Comune di Catania, è stata la riorganizzazione dei Servizi, dopo un’attenta ricognizione, che limitasse gli sprechi e concentrasse le risorse dove queste servivano veramente.
“Questo tipo di trend – continua Pennisi – o lo si governa o lo si subisce. Noi abbiamo deciso di governarlo attraverso una profonda riorganizzazione dei servizi sociali,  ripensandoli e rendendoli sostenibili”.

È successo, ad esempio, per quanto riguarda i servizi per minori, le politiche abitative – con l’avvio del cosidetto Social Housing – e i servizi di assistenza ad anziani e disabili, attraverso  una rimodulazione dei rapporti con l’Asp.
“I tagli previsti dalla manovra economica – conclude Pennisi – avranno conseguenza a partire dal prossimo anno, ma nel frattempo la riorganizzazione dovrebbe mitigarne gli effetti. Una riorganizzazione che, è doveroso dirlo, è stata possibile anche grazie all’atteggiamento maturo dei sindacati”.

Per affrontare le riduzioni dei fondi, l’amministrazione comunale etnea ha, come primo passo, puntato alla riorganizzazione dei servizi erogati, tramite un’approfondita ricognizione delle spese e delle diverse esigenze.
“In questa fase – spiega Pennisi – abbiamo cercato di renderci conto di quanto costano effettivamente i servizi, come si distribuisce la spesa e come si può agire, ad esempio, mettendo insieme alcune richieste e cercando di tagliare sulla base delle effettive esigenze, diverse a seconda dei casi”.

Informatizzazione e implementazione di pratiche e di strumenti di monitoraggio e valutazione utilizzabili dall’amministrazione e dagli enti attuatori, per verificare l’andamento dei processi ed i risultati conseguiti dalla programmazione, dunque.

“Tenuto conto del diffuso disagio – prosegue Pennisi - si è scelto d’avviare la sperimentazione d’interventi capaci di orientare il welfare locale verso una maggiore flessibilità, sostenibilità e personalizzazione, di avviare cioè un trend che consenta di sagomare le prestazioni offerte sulle effettive esigenze dei destinatari, ciò per evitare qualsiasi tipo di spreco delle risorse finanziarie ed umane. I risultati ottenuti, se incoraggianti – conclude -  permetteranno di orientare il welfare locale verso modelli che affrancano i servizi essenziali dal rischio ricorrente dell’interruzione ripensandoli in modo più efficace ed efficiente ed economicamente sostenibili”.

Intanto, grazie a questo lavoro in atto da qualche anno, sul Bilancio di previsione del Comune per il 2011, i servizi a domanda individuale non hanno subito alcun taglio.

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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