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Farmaci: occhio all’uso in corsia
di Massimo Mobilia

Il “Manuale del rischio clinico” (Gurs n. 39/11) interviene anche sulla gestione e l’utilizzo dei medicinali. Ogni organizzazione sanitaria è responsabile a partire dalla somministrazione

Tags: Sanità, Farmaci, Ospedale



PALERMO – Terza ed ultima puntata del Qds sul nuovo “Manuale del rischio clinico”, approvato dall’assessorato regionale per la Salute e pubblicato sulla Gurs n. 39 del 16 settembre, a cui tutti gli ospedali siciliani accreditati, sia pubblici che privati, devono adeguarsi per garantire la massima sicurezza ai propri pazienti. Ci occupiamo oggi di “Gestione e utilizzo dei farmaci”, secondo lo standard internazionale Mmu, che prevede un meccanismo di supervisione in tutti i luoghi dove questi possono essere conservati (magazzini, farmacie, sale infermieri, unità operative).

La regola fondamentale è che i farmaci devono essere conservati in condizioni idonee a garantire la stabilità dei prodotti. Andando nel dettaglio, un apposito registro serve a segnalare tutte le operazioni di carico e scarico degli stupefacenti, mentre le sostanze chimiche usate per preparare i prodotti devono essere etichettate con indicazione del contenuto, data di scadenza e avvertenze. Ispezioni periodiche alle aree di deposito verificheranno l’applicazione delle norme secondo le politiche ospedaliere adottate, cosi come nel caso di farmaci di proprietà privata del paziente.

È nei momenti di emergenza che diventa essenziale un rapido accesso ai farmaci necessari alle cure di urgenza, per questo bisogna pianificare la loro immediata disponibilità nelle unità operative. Un caso su tutti: in sala operatoria devono sempre trovarsi gli antagonisti dell’anestesia. Allo stesso tempo diventa essenziale prevenirne l’abuso, il furto o lo smarrimento e garantire la sostituzione dei farmaci utilizzati, danneggiati o scaduti.

Sul fronte prescrizione, ordinazione e trascrizione, invece, tocca al personale medico, infermieristico, farmaceutico e amministrativo collaborare insieme all’elaborazione di procedure adeguate allo scopo: addio vecchie calligrafie illeggibili dei dottori, le prescrizioni devono essere chiare, decifrabili e precise. Poi entra in gioco la cartella clinica del paziente per comparare le terapie assunte prima del ricovero e stabilire un’adeguata terapia di ingresso.

La scelta di una terapia farmacologica richiede ovviamente conoscenze ed esperienze specifiche. Per questo, ogni organizzazione sanitaria è responsabile di identificare i professionisti (noti al servizio farmaceutico), in forza di abilitazioni, certificazioni, leggi o normative, a ordinare e prescrivere i farmaci, limitandone se necessario le facoltà come nel caso di prescrizione di stupefacenti, chemioterapia, farmaci radioattivi o sotto sperimentazione. All’interno dello stesso ospedale, il sistema di “dispensazione” e distribuzione dei farmaci dev’essere uniforme e dopo ogni preparazione i prodotti devono avere un’etichetta recante il nome, la dose/concentrazione, la data di preparazione, quella di scadenza e il nome del paziente.

La somministrazione sicura dei farmaci prevede infine anche la verifica della corrispondenza tra la prescrizione e il farmaco stesso, l’orario e la frequenza di somministrazione, la dose, la via di somministrazione e l’identità del paziente. Tutte le somministrazioni devono essere segnate nella cartella clinica, anche nel caso in cui il paziente utilizzi farmaci di sua proprietà, di cui a sua volta dev’essere a conoscenza il medico referente.
 


Errori di terapia: pubblici e privati con un sistema di rilevamento
 
Le organizzazioni sanitarie sono chiamate anche a predisporre un processo di rilevazione e segnalazione degli errori di terapia e dei cosiddetti “near miss” di terapia, ovverosia gli errori, gli sbagli, i cosiddetti “mancati obiettivi”, che sono sempre in agguato con si utilizzano i farmaci. Il processo prevede la definizione di un formato standard per la loro segnalazione e la formazione del personale addetto a questo compito, con la partecipazione attiva del relativo servizio farmaceutico.
Tutti i soggetti coinvolti nelle varie fasi della gestione dei farmaci, sono chiamati a contribuire alla formazione di questi protocolli in maniera collaborativa: l’obiettivo da raggiungere è sempre quello del miglioramento della qualità e della sicurezza del paziente, prevenendo gli errori di terapia attraverso la comprensione degli sbagli più comuni commessi all’interno dello stesso ospedale. Le segnalazioni vanno fatte ai responsabili dei successivi procedimenti correttivi.
Ricordiamo, infine, che sulla base degli standard contenuti nel Manuale del rischio clinico, ogni struttura ospedaliera dovrà autovalutarsi a cadenza semestrale (nell’arco di un anno), inviando le relazioni alle rispettive Aziende sanitarie di riferimento.

Articolo pubblicato il 11 ottobre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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