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Quotidiano di Sicilia

Cremazione e fede, un connubio possibile
di Stiben Mesa Paniagua

L’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina, spiega al QdS la posizione della Chiesa su un argomento così delicato. “All’occorrenza, la Curia non mancherà di collaborare con le amministrazioni locali sulla materia”

Tags: Politica Funeraria, Cremazione, Salvatore Gristina, Chiesa



CATANIA – Cremazione e fede cattolica, un connubio oggi possibile ma che in passato ha visto la Chiesa schierarsi apertamente contro questo tipo di pratica funeraria. Per cercare di comprendere meglio quale è la posizione attuale della Chiesa, considerando l’importanza che questa ricopre per l’opinione pubblica e per le scelte dei fedeli, abbiamo approfondito il tema con l’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina.

“È noto come si stia diffondendo, all’interno delle nostre comunità, la decisione di cremare i corpi dei propri cari defunti”, asserisce l’arcivescovo, confermando di fatto quanto già sottolineato nei due precedenti approfondimenti del QdS dedicati al tema delle politiche funerarie. Ciò nonostante, le statistiche nazionali mostrano una Sicilia che arranca: l’Isola rimane ultima fra le Regioni italiane, con un numero medio di cremazioni non superiore alle 150 salme annue. La motivazione principale è da ricercare nella carenza strutturale dettata da una politica funeraria poco attenta. Basti pensare che l’unico impianto di cremazione esistente si trova al cimitero dei Rotoli, a Palermo, ed è vecchio di oltre vent’anni.

“Si tratta di una pratica antica (4.000 a. C.), fondata su motivazioni non esclusivamente religiose – spiega l’arcivescovo – e per la quale i cadaveri vengono bruciati e le ceneri non sempre conservate”.
“Nell’attuale legislazione canonica, Codice di diritto canonico, can. 1176, § 3 – prosegue monsignor Gristina – la prassi della cremazione non è proibita dalla Chiesa cattolica, a meno che essa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”.

In passato, infatti, la Chiesa si oppose a tale pratica, non perché la cremazione fosse vietata dalla legge naturale o dalla legge positiva di Cristo, ma perché, fin dai tempi della Rivoluzione francese, i liberi pensatori, i materialisti, gli atei, ne fecero l’espressione settaria del loro credo e dell’anticlericalismo. La cremazione venne condannata formalmente (can.1203, cod. 1917) e contro coloro che l’avessero disposta per il proprio cadavere fu comminata la privazione dei sacramenti e delle esequie ecclesiastiche (can. 1240, 1, n. 5, cod. 1917). Solo con papa Paolo VI, nel 1963, venne modificata la norma, concedendo di fatto ai cristiani la possibilità di disporre la cremazione della propria salma.

L’arcivescovo di Catania precisa che “ordinariamente la Chiesa ha sempre preferito l’inumazione come modalità di sepoltura: perché si tratta di una scelta dettata dalla fede nella risurrezione e dal rispetto per i corpi”. Infatti, come il Catechismo della Chiesa cattolica insegna, con la morte il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio, nella sua onnipotenza, restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai corpi riunendoli alle anime, in forza della risurrezione di Gesù.

“Per tali ragioni – prosegue l’arcivescovo di Catania – i corpi dei defunti devono essere trattati con riguardo. Come la predicazione apostolica tramanda (1Cor 15,20). Gesù era il primo risvegliato tra quelli che si sono addormentati. Pertanto, se le motivazioni che spingono i parenti a intraprendere la scelta della cremazione sono in sintonia con questi elementi costitutivi della fede cattolica tale pratica non viene negata”.

“Bisogna ancora osservare – ricorda monsignor Gristina – che l’incenerimento dei corpi attraverso il fuoco non ha mai creato nella Chiesa il dubbio sul potere che ha Cristo di risuscitare i morti. È la fede in questa forza di Gesù Cristo che guida la comunità cristiana nel culto verso i defunti, la stessa fede che ha ispirato un rituale che prevede la pratica della sepoltura e che non esclude la cremazione”.

Monsignor Gristina racconta anche una nuova tendenza che la Chiesa cerca di correggere attraverso una disponibilità informativa, sempre attiva fra i pastori: “Esiste una diffusa platea di persone che opta per tale pratica come risposta a un’esperienza vissuta con le filosofie orientali di tipo panteistico o con religioni alternative costituite da elementi naturalistici e neopagani che divulgano una misteriosa solidarietà tra il mondo degli uomini e il cosmo. Tali correnti sottolineano la necessità per l’uomo di lasciarsi condurre dagli eventi cosmici al fine di essere un’unica cosa con la natura: il passaggio attraverso il fuoco garantirebbe a ciascun uomo di integrarsi perfettamente con il mondo cosmico. Per cui dinanzi a questo scenario culturale iridescente, ogni qualvolta siamo interpellati come pastori e guide delle nostre comunità ecclesiali sulla liceità della pratica crematoria non deve mancare una completa disponibilità a chiarire nei giusti termini il valore e i limiti di tale usanza”.

Per concludere, alla domanda di come siano i rapporti con il Comune in merito alla politica funeraria e alla cremazione in particolare, l’arcivescovo dà la piena disponibilità della Curia circa i possibili sviluppi futuri: “La Chiesa catanese non mancherà, all’occorrenza, di collaborare con le istituzioni locali nel rispetto della legislazione attuale in materia di cremazione”.
 


Un’alternativa rispettosa dell’ambiente risolverebbe molti problemi dei cimiteri
 
CATANIA – La cremazione è, insieme alla tumulazione e l’inumazione, una delle alternative che la Legislazione italiana prevede per una salma e probabilmente è la più ecologica, purché l’impianto di cremazione sia moderno.
Cerchiamo di comprendere meglio: attualmente in Italia la più diffusa forma di conservazione delle spoglie del caro estinto rimane la sepoltura, ossia il ricorso alla tumulazione o all’inumazione. Statistiche alla mano è la tumulazione, quella eseguita dentro a un loculo di cemento, la più diffusa forma di seppellimento. Segue l’inumazione, quella nella quale la bara di legno e a contatto diretto con la terra, e infine la cremazione, in grande ascesa nell’ultimo ventennio.
Quest’ultima è, come già accennato, la pratica più rispettosa dell’ambiente – considerando il discorso da un punto di vista meramente logistico – per diversi motivi: innanzitutto, la cremazione viene incontro ai grandi problemi di spazio che molti cimiteri presentano al loro interno, soprattutto quelli delle grandi città. Non solo perché in un avello di medie dimensioni possono starci all’incirca 40 urne cinerarie, ma anche perché per tali urne c’è la possibilità di essere consegnate ai parenti affidatari che poi hanno facoltà, nel rispetto della volontà del defunto, di disporre in libertà la destinazione.
Poi c’è un discorso prettamente ambientale. La cremazione è considerata la forma più ecologica, igienica e salutare di trattamento dei corpi defunti. Molti forni di ultima generazione permettono di ridurre al minimo le emissioni nell’ambiente circostante e di riciclare l’energia prodotta per gli usi più disparati: dal riscaldamento fino all’auto-alimentazione dell’impianto. Queste installazioni sono in grado di accumulare l’energia prodotta da una cremazione e di sfruttarla per quella successiva, consentendo un notevole risparmio energetico.
Ma il connubio cremazione e innovazione è possibile anche da altri punti vista. Per evitare le esalazioni, dovute alla combustione del legno verniciato, già da tempo nei più avanzati impianti si ricorre all’uso di bare di cartone. Questa soluzione permette di avere un funerale del tutto ecologico.
 


Il costo medio è di 600 euro
 
Altro punto a favore della cremazione – considerando il tema da un punto di vista strettamente economico – è il costo minore rispetto alle altre due forme di seppellimento. “Per una cremazione si spendono in media 600 euro”, racconta il gestore di un’agenzia di onoranze funebri catanese. “Per una tumulazione, invece, se ne vanno minimo 1.200 euro, ma la cifra può salire anche di molto oltre i 5.000 euro, dipende dai dettagli”. Il tariffario dell’unico forno presente nell’Isola, quello del Cimitero dei Rotoli alla voce “cremazione di cadavere” dice 432,21 euro.
A Catania quelli che scelgono di far cremare i propri cari, oltre alle spese di cremazione, devono pagare anche il trasporto. Facendo un preventivo orientativo fra bara, trasporto e spese legali, si possono superare anche i 3.000 euro. Una bella cifra che conferma quanto Catania e la sua cittadinanza avrebbero bisogno di un cimitero attrezzato anche per questa pratica funeraria. Ne guadagnerebbe, certamente, la città intera.

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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