Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Rischio idrogeologico, alla Sicilia 600 milioni in 10 anni. Non bastano
di Rosario Battiato

La situazione in occasione della campagna “Operazioni fiumi 2011” di Legambiente-Protezione civile. L’immagine dell’alluvione di due anni fa alle porte di Messina sia d’insegnamento

Tags: Ambiente, Dissesto Idrogeologico, Legambiente



PALERMO – Un paese di pasta frolla. Ogni anno puntuale arriva la ricognizione di Legambiente sullo stato di salute del suolo isolano. “Operazione fiumi 2011”, campagna dedicata alla prevenzione del rischio idrogeologico realizzata dall’associazione del cigno in collaborazione col dipartimento della Protezione civile, cominciata il 10 ottobre, percorre tutta l’Italia attraverso sei regioni simbolo, censisce la sicurezza del territorio e l’invasività del fattore antropico nella devastazione dell’ambiente.
Un giro per l’Italia attraversando le tappe più critiche del suolo nazionale.

Il viaggio di Legambiente per la raccolta dati nella stesura di “Operazione Fiumi 2011” passerà simbolicamente anche dalla Sicilia dal 28 al 30 ottobre, a Palermo, presso il fiume Oreto, ultima tappa dell’itinerario dell’associazione del cigno.
Il controllo dello stato di salute dei fiumi nazionali si inserisce all’interno del progetto “Ecosistema rischio” realizzato con il Dipartimento della protezione civile e dedicato all’informazione e alla prevenzione dei rischi naturali e antropici. La mitigazione del rischio idrogeologico è divenuta questione prioritaria e urgente: è sufficiente pensare che nell’82% dei comuni italiani sono presenti aree esposte a rischio di frane e alluvioni. 



“La campagna – si legge in una nota di Legambiente - sarà occasione per realizzare un attento monitoraggio della condizione del rischio idrogeologico nei comuni italiani in cui siano presenti aree esposte ad elevato pericolo di frane ed esondazioni, per valutare e risolvere inadempienze e lentezze ma anche per valorizzare le esperienze positive e le buone pratiche nella gestione del territorio e nell’organizzazione di efficienti sistemi locali di protezione civile”.

La malattia del suolo isolano, tuttavia, è ben estesa e viene puntualmente ricordata all’arrivo delle prime piogge. Agire in Sicilia – la tragedia del messinese negli ultimi anni lo testimonia ampiamente – è una priorità assoluta. Negli ultimi dieci anni sulla Sicilia sono piovuti 600 milioni di euro quale importo per 403 interventi programmati al fine di limitare il rischio idrogeologico. Potrebbero non bastare, visto che secondo l’ultimo report del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e Unione Province d’Italia il 70% dei comuni siciliani presenta delle criticità idrogeologiche. Numericamente stiamo parlando di 272 comuni di cui 200 a rischio frana, 23 a rischio alluvione, 49 a rischio frana e alluvione. In questi casi la prevenzione è necessaria, perché agire solo ex post continua ad essere rischioso per l’incolumità dei cittadini.

L’assessorato Territorio e ambiente in una delle ultime ricerche, ha censito sul suolo isolano oltre 30 mila pericolosità. Il dato inoppugnabile è che esiste in Sicilia un problema strutturale: il servizio Ria (Rischi Idrogeologici e Ambientali) ha valutato nell’Isola, dal 1500 ad oggi, circa 5 mila vittime per fenomeni ricollegabili a eventi calamitosi di natura meteorologica con oltre 10 miliardi di euro di danni a partire dal 1700.

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus