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Accesso al credito ristretto e rischio usura
di Michele Giuliano

Nell’Isola le insolvenze sono aumentate del 62,5 per cento, la regione seconda in Italia soltanto dietro il Lazio. Le organizzazioni di categoria delle imprese lanciano l’allarme per la cronica mancanza di liquidità

Tags: Credito, Impresa, Banca, Usura



PALERMO - Imprenditori, commercianti, operatori economici: per tutti si fa sempre più pressante il rischio usura. L’allarme viene lanciato da diverse organizzazioni di categoria che si dicono seriamente preoccupate per la sempre più stringente situazione che riguarda l’accesso al credito. Le banche stringono i cordoni mentre imprenditori e commercianti in difficoltà non possono più fare fronte alle spese ed al mantenimento della famiglia. Ecco che in alcuni casi la disperazione può portare anche a chiedere a bussare alla porta della criminalità organizzata: “Ho una forte paura che continui ad aumentare il rischio dell’usura nella provincia di Trapani – dichiara senza mezzi termini Orazio Bilardo, presidente provinciale di Confartigianato Trapani -. A fine luglio 2011 l’ammontare complessivo delle somme non restituite alle banche italiane ha superato i 74,5 miliardi di euro, con una crescita rispetto allo stesso mese dello scorso anno di 21 miliardi”.

Questo il quadro allarmante delle difficoltà ancora presenti nel settore impresa che ci viene fornito dall’elaborazione dei dati statistici messi a disposizione dalla Banca d’Italia. Elaborazione che indica anche le regioni a maggior sofferenza, dove così diventa più alto il rischio del ricorso a finanziamenti illegali per continuare a sopravvivere, e tra queste figura proprio la Sicilia con un aumento delle insolvenze del 62,5 per cento, dietro soltanto alla regione Lazio.

“La crescita delle sofferenze bancarie - commenta Francesco La Francesca, esponente di Confartigianato Imprese Sicilia - è la manifestazione più evidente dello stato di crisi delle nostre imprese. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi economica che stiamo vivendo sono tra le cause più importanti che hanno fatto esplodere l’insolvibilità”. “Servono immediate modifiche e integrazioni alla finanziaria, altrimenti in Sicilia si rischia di bloccare l’accesso al credito per migliaia di imprese” dice Mario Filippello, presidente di Assoconfidi Sicilia, che continua: “L’accorpamento di Ircac e Crias, così come è stato ipotizzato, rischia di paralizzare per circa due anni i fondi di rotazione e il credito agevolato per artigiani e cooperative”.

Per la Cna siciliana bisogna anche prevedere un sostegno ai patrimoni dei Consorzi di garanzia fidi come già avviene nelle altre regioni italiane, se non si vuole interrompere quella che oggi è di fatto l’unica strada che permette alle imprese di ottenere credito dalle banche. “In questi ultimi tre anni di difficoltà economica, si sono ulteriormente allungati i tempi di pagamento nei rapporti commerciali tra le imprese e la pubblica amministrazione. Questa situazione ha gravemente indebolito la disponibilità finanziaria soprattutto delle piccole realtà aziendali – fa eco Orazio Bilardo - che da sempre subiscono l’abuso della posizione dominante dei loro committenti. Infine, nel momento in cui un’azienda viene dichiarata insolvente, scatta la segnalazione alla Centrale dei Rischi presso la Banca d’Italia, che rende pubblica, all’interno del circuito bancario, detta posizione, compromettendo quasi irreversibilmente i rapporti in essere con gli altri istituiti di credito”.
 

 
L’approfondimento. Le strade esistenti per l’accesso al credito agevolato
 
Le sigle di categoria dunque hanno una sola arma in questi casi ed è la sensibilizzazione verso gli operatori economici. “Per fronteggiare questa situazione, Confartigianato Imprese Trapani cercando di evitare un sempre più probabile ricorso a forme di finanziamento illegale per rimanere a galla – precisa Francesco La Francesca - con il pericolo di finire irrimediabilmente nella rete tesa dalle organizzazioni criminali ha deciso di avviare una forte campagna istituzionale in tutti i Comuni della Provincia perché le imprese devono conoscere le strade esistenti per l’accesso al credito agevolato prima che si arrivi alla segnalazione alla Centrale Rischi. Tra questi ricordiamo Artigiancassa, Crias e Consorzi Fidi. Ma un ruolo di primaria importanza lo deve svolgere la politica provinciale e, soprattutto, regionale, che deve obbligatoriamente affiancare questi Enti”. Una campagna di informazione che può salvare un buon pezzo d’economia trapanese. Assoconfidi si ritiene uno degli organismi più titolati ad interloquire con la Regione e per questo chiede che venganmo accolte le proprie istanze dal momento che in Sicilia raggruppa il 90 per cento dei Consorzi di Garanzia Fidi della Sicilia e associa oltre 90 mila imprese dell’industria, commercio, artigianato, agricoltura e delle professioni.

Articolo pubblicato il 21 ottobre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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