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Quotidiano di Sicilia

Fep, spesi 120 milioni su 151 disponibili
di Giuliana Gambuzza

Ad Acitrezza un convegno per fare il punto su come la Regione siciliana sta gestendo i fondi europei per la pesca. Maggiore sostegno alla pesca artigianale e incentivare la creazione di marchi di certificazione

Tags: Regione Siciliana, Fep, Pesca



CATANIA - Mari amaru. Il monito di Padron ‘Ntoni, protagonista de I Malavoglia di Verga, risuona quanto mai attuale in un momento, come quello presente, in cui il settore ittico è in stallo. Non a caso è stata proprio Acitrezza, in cui è ambientato il romanzo, a ospitare il 22 ottobre il convegno ‘Politiche di sviluppo integrate per la filiera ittica in Sicilia attuabili con il FEP 2007/2013’.

Nel 2007 l’Unione Europea ha stanziato 151 milioni di Euro, disponibili fino al 2013, a sostegno del comparto ittico siciliano, nell’ambito della creazione del FEP, il Fondo Europeo per la Pesca, che ha lo scopo di attuare, nel periodo indicato, una politica della pesca condivisa dagli Stati membri dell’Unione.

Il convegno di sabato scorso è servito a fare il punto sullo stato dei lavori, a due anni dal termine del progetto. Secondo Massimo Spagnolo, direttore dell’IREPA, la Sicilia si è dimostrata un vero e proprio ‘laboratorio’ in cui testarne la validità, grazie alla collaborazione tra le istituzioni locali e nazionali, gli istituti di ricerca e i rappresentanti delle associazioni dei lavoratori.
Più critico Franco Andaloro, direttore dell’ISPRA, che ha lamentato soprattutto la difficoltà di adattare alle esigenze della realtà siciliana il ‘percorso atlantico-centrico’ intrapreso dall’Unione Europea. ‘Nel momento in cui i pescatori siciliani eleggevano un reddito modesto erano da eliminare, perché il modello era quello dei mari del Nord, dove pochi pescatori dovevano dare grandi risorse’ è il commento di Andaloro, che invita invece a rilanciare la pesca artigianale, la quale fornisce sì poco pescato, ma di ottima qualità. E di grande assortimento, se solo si consente anche alle specie meno conosciute di raggiungere le nostre tavole: oggi quelle presenti sul mercato non sono più di 40, a fronte delle 150 di un secolo e mezzo fa, e su 10 soltanto si concentra l’80% delle vendite.

Uno dei provvedimenti più contestati da chi ha fatto della pesca il proprio mestiere – e lo si è visto nelle espressioni di disappunto dei pescatori presenti all’incontro – è l’arresto, definitivo o temporaneo, delle attività di pesca nelle aree in cui l’appello del mare al ripopolamento è rimasto troppo a lungo inascoltato. Infatti, ‘la pesca è una delle ultime attività umane che utilizza le capacità di rinnovo delle popolazioni naturali di accrescersi e sostenersi nel tempo’ ci ricorda Fabio Fiorentino, responsabile dello IAMC-CNR di Mazara del Vallo: se non si dà alle varie specie ittiche il tempo di riprodursi, perché si pesca troppo e troppo spesso, il numero di pesci tenderà a diminuire. Attraverso il FEP, tra l’altro, si possono adottare misure di supporto economico ai pescatori colpiti dal fermo biologico della pesca, aiutandoli a diversificare o a riconvertire la loro attività.
Infine, che fare quando la concorrenza dei mercati esteri si fa schiacciante per i pescatori locali? La soluzione è l’ecolabelling, la creazione di marchi di certificazione che garantiscano il valore aggiunto del pescato locale: le condizioni igieniche ottimali e il rispetto dell’ambiente durante le battute di pesca.
 

 
L’Ue chiede una pesca più redditizia ed ecosostenibile
 
Sono stati ormai spesi quasi per intero (120 milioni di Euro su 151) i finanziamenti dell’UE che la Regione siciliana ha a disposizione, fino al 2013, per risollevare le sorti del settore ittico. D’altronde, il progetto del FEP è in dirittura d’arrivo per tutti gli Stati membri; l’UE ha deciso così di emanare il Libro Verde, ‘un libro di consultazione, inviato a tutti quanti operano nel settore ittico per capire quali sono le problematiche che continuano a persistere e come superarle’, spiega Patrizia Vinci, dell’Assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari. Tra i problemi irrisolti figurano i bassi livelli di redditività e di sostenibilità ambientale e sociale delle attività di pesca e una gestione che coinvolge poco gli operatori locali. Per risolverli, si richiede una legislazione più snella e veloce (si pensi che, in Italia, è stato selezionato finora un solo ‘gruppo d’azione costiera’, in Sardegna, che attui uno dei quattro ‘assi’ in cui si articola il FEP), a cui vanno aggiunti l’incremento dell’informazione trasmessa al consumatore e l’accorciamento di una filiera ancora troppo lunga per permettere una distribuzione sufficiente – ed equa – dei guadagni tra gli operatori.

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Da sinistra: Andaloro, Spagnolo, Barbagallo, Vinci (gg)
Da sinistra: Andaloro, Spagnolo, Barbagallo, Vinci (gg)