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Quotidiano di Sicilia

Aeroporti, la Cina ne vuole uno in Sicilia
di Antonio Borzì

Rivelato il progetto La Zagara: investimenti per 300 milioni di euro, con piste lunghe 5 km, in territorio di Centuripe (En). Diversi ostacoli rischiano di far saltare tutto, Grecia e Spagna l’alternativa per le merci orientali

Tags: Aeroporto, Cina, Centuripe



CATANIA - Un aeroporto cinese nel cuore della Sicilia per consentire ai cittadini con gli occhi a mandorla di poter sbarcare in tutta tranquillità nel bacino del Mediterraneo. Un’inchiesta di Rainews 24, a cura di Maurizio Torrealta,  ha analizzato tutte le potenzialità e i problemi di questo interessante obiettivo che viene dall’est.

Il progetto è ambizioso, e forse solo la Cina poteva permetterselo in un momento economico tanto grave, e prevede un esborso complessivo di 300 milioni di euro. Una cifra che dovrebbe consentire la creazione di un aeroporto, che richiamerà La Zagara, con piste lunghe 5 km. In questo modo potrebbero arrivare in Sicilia sia i passeggeri, ma soprattutto le merci provenienti dall’Oriente. Ma proprio qui si gioca la partita che sarà forse fondamentale per il rilancio di una zona, si parla del Comune di Centuripe come quello interessato, che da tempo è depressa e che, vista la portata del piano, avrà una cascata occupazione e di affari enorme per tutto il territorio siciliano. I cinesi puntano fortemente alle merci per poter esportare in poco tempo in tutto il nord Africa e in tutto il bacino dell’Europa meridionale.
 
Da questo punto di vista diventano fondamentali le strutture ferroviarie, l’interporto, l’autostrada e si richiama anche a quel ponte sullo stretto da tempo annunciato ma mai partito. Per le opere all’interno della Sicilia ancora da realizzare i cinesi sono pronti ad investire ma, in questo caso come in molti altri nel nostro Paese, la burocrazia rischia di far saltare tutto. Le opere pubbliche infatti devono subire una sequela di autorizzazioni di non poco conto ma la strada da seguire sarebbe quella del project financing che vedrebbe un misto pubblico-privato per la realizzazione.

Il rischio sarebbe quello di vedersi sfuggire un’occasione importante con i cinesi pronti a virare verso Atene, la Spagna oppure direttamente il nord Africa. L’unica cosa certa in questa situazione è che i tempi sono abbastanza stretti. Il progetto è pronto, si parla di un hub grande quanto Malpensa con una struttura largamente ecocompatibile, e i tempi di realizzazione stimati sono di tre anni complessivi. In tutto questo ha giocato un grande ruolo anche la collaborazione con l’università Kore di Enna che vede ovviamente di buon occhio la realizzazione dell’opera.

Non sembrano dunque esserci motivi ostativi al piano. Invece, quando si parla di Cina si parla di interessi molto grandi, entrano in gioco vari fattori. In primo luogo gli Stati Uniti, che avrebbero a pochi km la base di Sigonella, non vedono di buon occhio il piano e il segretario di stato Hilary Clinton ha chiesto spiegazioni al governo di Pechino nel corso dell’ultima visita di stato. Ci sarebbe da opporre la ragionevole spiegazione che grazie a questo progetto a giovarne potrebbero essere anche i cittadini statunitensi che per recarsi nel Mediterraneo non saranno più costretti a fare difficoltosi e dispendiosi scali a Parigi o Londra.
Ma una voce di preoccupazione viene anche dalla magistratura. Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia infatti afferma come un affare di tale entità rappresenterebbe un boccone troppo appetitoso per le mafie siciliane che potrebbero anche entrare in conflitto fra di loro. Ma anche in questo caso, non ce ne voglia Ingroia, le risposte sorgono spontanee. Per questo motivo allora la Sicilia sarebbe costretta a non vedere mai realizzate opere di grande entità nel suo territorio? Si può vivere sempre con la paura della malavita?

Come già affermato di certo il piano c’è, è concreto e non rappresenta una grande fantasia. I cinesi da sempre hanno fretta di realizzare le proprie opere e di certo non staranno in eterno ad aspettare. Le occasioni di sviluppo sono ampie ma resta da vedere se i numerosi attori in gioco riusciranno a conciliare i rispettivi interessi. Per quelli dei siciliani la risposta alla richiesta cinese sarebbe spontanea, basti pensare alla sola forza lavoro necessaria per la realizzazione del solo aeroporto per non parlare dell’indotto che verrebbe generato.

Articolo pubblicato il 04 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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