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Quotidiano di Sicilia

Punteruolo rosso, aggiornata la mappa
di Antonino Barreca

La Regione impegnata da più anni a combattere il terribile coleottero attravreso diverse tecniche fitosanitarie. L’infestazione si è allargata maggiormente nelle aree di Siracusa, Catania, Trapani e Palermo

Tags: Punteruolo Rosso, Regione Siciliana



PALERMO - Le piante sono in genere le vittime preferite dagli insetti e dai parassiti. Le palme in particolare  sono attaccate, già da diversi anni,  dall’ormai famoso Rhynchophorus ferrugineus, meglio conosciuto come punteruolo rosso.

La Sicilia, come altre regioni italiane ed europee, non ne è rimasta immune e già da qualche anno ha provveduto a contrastare il fenomeno “punteruolo rosso” attraverso diverse tecniche fitosanitarie. Ultimamente sul sito dell’amministrazione regionale siciliana, l’assessorato regionale delle Risorse agricole ed alimentari ha pubblicato l’aggiornamento del decreto sulle aree delimitate dalla infestazione da punteruolo rosso. 

L’insetto vive all’interno della palma, dove compie tutto il suo ciclo vitale. A maturità la femmina della specie sfarfalla e va a deporre le proprie uova (circa 300) in piccole cavità del tronco o in corrispondenza delle superfici di taglio delle foglie. I danni causati dalle larve sono visibili solo in una fase avanzata dell’infestazione.

I sintomi esteriori dell’attacco del curculionide sono rappresentati dall’anomalo portamento della chioma che perde la sua simmetria verticale e che successivamente si mostra completamente divaricata con l’aspetto ad ombrello aperto. Nelle fasi terminali la palma appare come “capitozzata” della chioma e si evidenzia il suo “collasso”. 

Da un’ulteriore analisi del fenomeno “punteruolo rosso” in Sicilia, la macchia dell’infestazione sembra essersi allargata maggiormente sul catanese e siracusano per quanto rigurda le zone orientali della regione e sul palermitano e trapanese per quanto concerne quella occidentali. 

Secondo le nuove direttive previste dall’aggiornamento del decreto, considerata l’impossibilità di eradicazione di buona parte della palme, le azioni di monitoraggio nelle aree di contenimento potranno essere mirate alla individuazione delle attività di volo dell’organismo nocivo, con l’utilizzo di trappole al feromone, al fine di trarre utili indicazioni per gli interventi fitosanitari. 
Sono state inoltre classificate come “zone di contenimento”, le aree infestate in cui i risultati dei controlli annuali degli ultimi tre anni hanno evidenziato l’impossibilità dell’eliminazione del punteruolo rosso, nonché dell’eradicazione entro un periodo supplementare di un anno. Pertanto, sono state delimitate le zone di contenimento, sulla base delle verifiche effettuate dal Servizio Fitosanitario in cui per almeno tre anni consecutivi i risultati del monitoraggio hanno confermato le condizioni suddette.
 
In tali aree non vige l’obbligo della comunicazione immediata al Servizio Fitosanitario del rinvenimento del punteruolo o di constatazione di sintomi sospetti, tuttavia sono obbligatori  l’abbattimento  della pianta e la distruzione della porzione infestata.

Come previsto dal D.M., un’altra possibile attuazione delle misure fitosanitarie consiste nella sostituzione delle piante sensibili, con particolare riferimento a Phoenix canariensis con specie non sensibili. Tale intervento potrà essere attuato anche in via preventiva, dando la preferenza all’utilizzo di essenze vegetali autoctone tipiche dell’areale mediterraneo, nel rispetto di quanto previsto dai regolamenti  adottati dagli enti locali, in materia di verde urbano.
 


Quale soluzione si pensa anche ad interventi di sostituzione
 
L’intervento di sostituzione dovrà essere attentamente valutato, nei casi di palme con particolare valenza storico-paesaggistica-ambientale.  All’interno del decreto sono contenute le istruzioni inerenti la dendrochirurgia della pianta: quando l’attacco è limitato e circoscritto a poche foglie si può intervenire con l’asportazione delle sole foglie interessate dall’attacco e di quelle contigue che sono ancora sane. L’intervento di dendrochirurgia inizia con l’asportazione della parte centrale della chioma cercando di preservare le foglie basali, spesse e ricche di sostanze di riserva, capaci di attività fotosintetica per age-volare il germogliamento dell’apice.
A differenza della potatura che procede dal basso verso l’alto, il taglio dovrebbe iniziare dall’apice, dall’esterno verso l’interno, per discendere gradualmente fino ad arrivare ai tessuti sani.
Sul decreto sono presenti inoltre alcune indicazioni sull’utilizzo dei prodotti più idonei per le piante ornamentali.

Articolo pubblicato il 04 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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