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Palermo - Circoscrizioni: costano 2,5 mln di euro e non hanno ancora alcun potere
di Luca Insalaco

Alle ultime amministrative ci sono stati ben 2.700 candidati per 120 posti di consigliere. Abolizione o maggiori poteri? Se ne discute in Commissione consiliare

Tags: Palermo, Circoscrizione



PALERMO – Macchine mangiasoldi prive di competenze. Così si presentano a più di dieci anni dalla loro istituzione le circoscrizioni di decentramento. Decentramento di fatto inattuato. Prive di deleghe e di finanze certe, i cittadini constatano quotidianamente di non potervi fare alcun affidamento per le proprie esigenze. Non tutti i cittadini, certo. Le circoscrizioni sono anzitutto uno stipendificio. Si spiega così la ressa per accaparrarsi una sedia alle ultime elezioni amministrative.
 
Ben 2700 candidati per 120 posti disponibili. Merito dei gettoni di presenza, ma anche dei vari benefit previsti per gli eletti (ad esempio, se i consiglieri sono dipendenti di imprese private, l´amministrazione deve rimborsare i datori di lavoro per i permessi accordati).

Si raggiunge così il costo di 2,5 mln di euro annui sulle casse comunali, secondo una stima effettuata dall’ex capogruppo del Pd, Davide Faraone. C’è chi spinge per l’abolizione delle circoscrizioni, chi auspica la loro trasformazione in municipalità, sulla falsariga del modello romano. Una soluzione già prevista da un testo disgraziatamente arenatosi tra i banchi della seconda Commissione consiliare.

Ciò che appare certo è che, in tempi di vacche magre, il mantenimento di questi carrozzoni non è più sostenibile. Se n’è accorta anche la Regione Siciliana, che ha invitato il Consiglio comunale palermitano - oltre alle assemblee consiliari di Catania e Messina - a delegare in tempi brevi alle circoscrizioni almeno le attività sociali e attività sportive. Pena, l’irrogazione di sanzioni.
Insomma, bando alle gelosie da parte degli eletti a Sala delle Lapidi per riempire finalmente queste scatole vuote di reali poteri. Il ruolo consigliere di circoscrizione, infatti, oggi si esaurisce nel dare dei pareri obbligatori, ma non vincolanti, per il Consiglio comunale, che può quindi non tenere in considerazione le scelte provenienti dagli organi decentrati. 

Lo stesso presidente della Regione, Raffaele Lombardo, nei giorni scorsi ha assicurato che le circoscrizioni nelle tre più grandi città isolane non verranno soppresse, ritenendo questo strumento “particolarmente utile anche per favorire il rapporto tra le istanze dei territori e il primo livello di decisione politica, quello delle Giunte e dei Consigli comunali”.
 


Il decentramento. Le regole nello Statuto comunale
 
PALERMO – È il Titolo VI dello Statuto comunale a prevedere e disciplinare il decentramento amministrativo del capoluogo. Il documento definisce Palermo una città “policentrica”, suddivisa in otto circoscrizioni, al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alle decisioni politico – amministrative e di garantire una più efficiente gestione dei servizi. Il Consiglio comunale di Palermo, in ottemperanza alla legge n.142/90, ha approvato il regolamento per il decentramento, con il quale ha attribuito i servizi di base di competenza delle circoscrizioni, ovvero quelli sociali, culturali e sportivi. La realtà parla invece di consiglieri di circoscrizione con le armi spuntate, la quotidianeità dei cittadini racconta di lunghe e sfiancanti file negli uffici della burocrazia comunale. Quello palermitano, insomma, è un decentramento attuato solo sulla carta, privo com’è di un apposito capitolo di bilancio idoneo a garantire la copertura finanziaria correlata all’incremento delle attività delle circoscrizioni.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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