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Etica e legalità doveri istituzionali
di Melania Tanteri

Forum con Giuseppe Governale, comandante provinciale Carabinieri di Catania

Tags: Giuseppe Governale, Carabinieri, Catania



Quali sono le caratteristiche dell’Arma dei Carabinieri e che legame questa ha con il territorio?
“I carabinieri esistono perché esiste la gente, sono patrimonio dell’umanità. Questa è la connotazione propria dell’Arma: è l’unica forza ad essere presente su tutto il territorio, anche da sola in alcuni Comuni. Il controllo del territorio è un concetto importante e l’Arma storicamente ha effettuato la scelta della “diffusione” più ampia possibile per rimanere aderente alle esigenze del cittadino; un tempo, senza la presenza dei carabinieri, ci si sentiva abbandonati. Per i carabinieri, il concetto di tradizione è particolarmente sentito: la tradizione rafforza lo spirito di corpo che è una leva enorme per quanto riguarda la motivazione che, a sua volta, moltiplica i concetti di efficienza ed efficacia. Vi è l’orgoglio di appartenere all’Arma dei Carabinieri, perché rappresenta una forza armata che è capace di combattere ma, allo stesso tempo, è anche capace di stare vicino alla gente e risolvere i problemi. È un modello convincente che viene preso ad esempio”.

Si sente tanto parlare di sicurezza e di legalità. Come si possono garantire questi fattori?
“Bisogna puntare sull’educazione. Questa, secondo me, è la chiave di lettura per intervenire sulla sicurezza e sulla percezione che le persone hanno di questa. Ciò che dobbiamo favorire è lo sviluppo di una società improntata sui valori etici, che sia rappresentata da uno Stato che questi valori li incarni. La legalità, che di per sé è un concetto importantissimo, slegata dall’etica, non basta. Ci sono appartenenti alle istituzioni che pensano che parlare di legalità sia sufficiente. Così come ci sono cittadini che mettono in atto comportamenti e assumono atteggiamenti che non rientrano nell’ambito dell’illegalità perseguibile penalmente, tuttavia sono contrari all’etica e al comune senso civico. Ci si può comportare secondo la legge, ma contrariamente ai valori etici, così come, viceversa, si può agire illegalmente, mantenendo saldi i valori. Non basta osservare il principio di legalità solo formalmente. Le istituzioni principalmente, hanno il dovere di muoversi seguendo un solo concetto: essere di esempio per la popolazione”.
 
Quale situazione abbiamo di fronte, secondo lei, relativamente alla sicurezza?
“La Sicilia dà la sensazione di essere un carretto impantanato nel fango. Ci sono evidenti segnali di ripresa, ma quello che serve è che tutti spingano questo carretto e lo facciano nella stessa direzione per tirarlo fuori da questa posizione scomoda: cittadini, forze dell’ordine, istituzioni. I problemi relativi alla sicurezza devono essere affrontati nello stesso modo, collaborando tutti, ognuno nel proprio ambito di competenza, non solo con interventi di facciata, ma concretamente e soprattutto con l’esempio. Il problema in Italia è che siamo di fronte ad una malattia sistemica e ognuno vuole dare una risposta. Se la questione sicurezza è delegata interamente alle forze di Polizia, queste rischiano di invadere campi non propri, lasciando scoperti invece quelli che sono di loro specifica competenza.

Cosa fa l’Arma per contribuire all’educazione della società?
“Una corretta educazione deve partire in primo luogo dalla famiglia, ma è importantissima la scuola per formare la società civile. I percorsi di legalità nelle scuole devono essere fatti, ma devono essere martellanti affinché diano risultati efficaci. Senza la costanza nell’educare e coinvolgere i cittadini difficilmente si possono risolvere i problemi. Bisognerebbe, ad esempio, avere il coraggio di considerare, soprattutto nelle scuole medie inferiori e superiori, fondamentale nella formazione dello studente lo studio della Costituzione, almeno per quanto riguarda gli articoli più importanti. È assurdo che l’educazione civica non esista più come materia. I ragazzi di oggi non hanno punti di riferimento credibili; bisognerebbe partire da qui e fornire loro dei modelli positivi”.
 
Com’è distribuita l’Arma dei Carabinieri, sul territorio provinciale?
“Sono 64 le stazioni sparse per il territorio di Catania. In molte zone, inoltre, i Carabinieri sono l’unica forza dell’ordine presente”.

Con che mezzi contrastate le attività illegali? Siete informatizzati?
“Sicuramente ci troviamo di fronte una società molto sviluppata, ma l’Arma guarda al futuro e si innova costantemente. Per quanto riguarda l’informatizzazione, posso dire che i carabinieri, attualmente, sono l’organizzazione della pubblica amministrazione dotata del più efficiente sistema informatico. I vari comandi dell’Arma colloquiano regolarmente via e-mail, utilizzando ovviamente la firma certificata, garantendo così sicurezza e riservatezza. Inoltre, tutte le pattuglie sono dotate di terminali che consentono gli accertamenti immediati durante i controlli”.

Che tipo di criminalità vi trovate ad affrontare?
“Nell’ambito domestico ci troviamo ad affrontare differenti situazioni, diversi rami della criminalità. Con quella organizzata militarmente, che lavora con schemi di riferimento e che conosciamo, stiamo avendo alcuni risultati più che soddisfacenti. Attualmente c’è un panorama di riferimento in cui la mafia ha avuto battute d’arresto, grazie anche ad alcune organizzazioni di cittadini, organismi collaterali che operano sul territorio come una punta di diamante, Addiopizzo, ad esempio, o l’Associazione Antiracket. La società civile sonnecchia, ma noi dobbiamo fare il possibile per sostenerla e motivarla”.

Articolo pubblicato il 17 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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