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Sanatoria sulle coste, riesumato il Ddl
di Rosario Battiato

Dopo le polemiche seguite al primo tentativo e un breve periodo di silenzio, il testo approvato in Commissione Territorio dell’Ars. Vogliono legalizzare anche quel 10% di case costruite entro i 150 metri dalla battigia della Sicilia

Tags: Confindustria, Legambiente, Edilizia, Abusivismo, Sanatoria, Paolo Ruggirello



PALERMO – Dopo il turbinio furente dei mesi scorsi il futuro del Ddl sul riordino e la riqualificazione delle coste siciliane sembrava essere stato definitivamente chiuso. Tra chi parlava di un provvedimento necessario per far rinasce e le coste isolane e chi accusava i primi firmatari di una sanatoria mascherata aveva vinto il silenzio. Adesso la polemica ci riapre perché il voto positivo della commissione Territorio e ambiente dell'Assemblea regionale siciliana ha riesumato il ddl che potrebbe essere calendarizzato per approdare arriverà in Aula.

Il Ddl è passato, un paio di giorni fa, alla commissione Territorio e ambiente: cinque i voti a favore, Ruggirello, che è anche il firmatario, e Federico, Mpa, Caronia, Pid, Currenti, Fli, Cristaudo, Aps, tre contrari Mancuso, Pdl, Limoli, Pdl, e Termine, Pd e un astenuto (Nino Dina, Udc. La grande polemica si agita perché il provvedimento consentirebbe di sanare gli immobili abusivi costruiti entro 150 metri dalle coste (Ruggirello nella conferenza stampa del mese scorso ha ammesso di avere un'abitazione in quest'area). “Così come richiesto è stata cancellata la norma sui fabbricati rurali – ha spiegato Carlo Foderà, presidente dell'associazione ambientalista Amici della Terra e uno dei tecnici che ha contribuito all'estensione del Ddl – adesso la discussione deve tornare sulla valorizzazione delle coste isolane”.

Il Ddl, infatti, invita gli Enti locali a predisporre dei piani di recupero delle aree costiere e dà la possibilità di sanare le case abusive costruite entro 150 metri dalla costa nei 114 Comuni affacciati sul mare. Il punto della questione è che le costruzioni nelle aree con vincolo di inedificabilità assoluta, cioè nei 150 metri dalla battigia, che comprende il 10% dell’abusivismo complessivo, dovevano già essere acquisite dai comuni come patrimonio pubblico pena, così come recita la legge regionale n.17 del 31 maggio del 1994, la rimozione del sindaco. “la mancata adozione, da parte del sindaco, dei provvedimenti di repressione dell’abusivismo edilizio, entro i termini previsti dalla relative disposizioni di legge” costituisce “grave e persistente violazione di legge, sanzionata con la rimozione”.

Proprio in questi giorni si attende la risposta all'interrogazione presentata da Ruggirello sui sindaci inadempienti, a circa quindici anni dalla legge.
In questo momento solo il primo cittadino di Marsala ha provveduto ad abbattere alcune abitazioni. Tuttavia superando questa porzione minima di insanabile, esiste un patrimonio di abitazioni a distanza maggiore dalla battigia, quindi sanabile, e che dovrebbe essere inserito in un piano di recupero della costa isolana. “Cosa dire di tutte le altre abitazioni invece sanabili – ha spiegato Foderà – e che possono costituire un passaggio essenziale nella rinascita del litorale siciliano. Per ragionare su questi temi bisogna essere intellettualmente onesti”.
 
Nell'ultima versione del testo è scomparsa l'Agenzia per la tutela e la conservazione dei 1.480 chilometri quadrati di costa, sostituita da un'osservatorio. “Al momento non ci sarebbero fondi a sufficienza – ha spiegato Foderà – pertanto la Regione preferisce un Osservatorio per poter utilizzare personale dell'Arpa e dell'assessorato”.
 

 
Confindustria e Legambiente sono contrarie al provvedimento
 
PALERMO – Industriali e ambientalisti per una volta sono concordi. Nei giorni scorsi Domenico Fontana, presidente regionale di Legambiente, ha parlato ancora di sanatoria o di condono edilizio in riferimento al ritorno in Aula del Ddl sul coste. L’associazione del cigno e Confindustria hanno già preparato un appello da consegnare alle forze politiche, e promettono di presentare un Disegno di legge alternativo per la riqualificazione delle coste. Il riferimento corre ai fatti di Giampilieri e alla poca attenzione nei confronti sul suolo isolano.
Politiche edilizie aggressive, spiegano gli ambientalisti, non premiano il territorio, ma rendono più pericoloso un terreno che è già particolarmente friabile. Proprio la poca attenzione e cura nei confronti dei piani regolatori urbani, in buona parte dei comuni siciliani non aggiornati, continuano a rendere la Sicilia facile preda delle alluvioni autunnali. Lo sviluppo, quindi, deve passare dalla legalità, che resta, si chiude l’appello di Fontana, una precondizione essenziale e irrinunciabile. Evitare altre catastrofi si può, perché bisogna ricominciare a considerare il territorio come patrimonio collettivo e non luogo da sventare per speculazioni edilizie.

Articolo pubblicato il 11 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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