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Quotidiano di Sicilia

Qualità della vita, le città siciliane ultime a livello nazionale
di Liliana Rosano

Secondo il rapporto di Legambiente “Ecosistema urbano”, in Sicilia le cose non vanno affatto bene. Palermo, Messina, Catania, Siracusa e Caltanissetta sono i fanalini di coda

Tags: Legambiente, Inquinamento



PALERMO – A rendere la Sicilia un’isola “insostenibile” secondo i parametri di Legambiente è la qualità dell’aria, la mancanza di una gestione efficiente dei rifiuti urbani, trasporti poco funzionali, spazio urbano inesistente. Sono alcuni dei parametri utilizzati da Legambiente per l’ultimo rapporto “Ecosistema urbano” sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia. Le città siciliane sono sempre in coda alla classifica che premia il Nord (Venezia, Bologna e Genova in testa) con le migliori performance nel campo dell’ambiente e delle politiche energetiche. Un Nord sostenibile a misura di uomo con un traffico gestibile e una qualità dell’aria più salutare rispetto alle caotiche città del Sud.

L’Isola si trova in coda alla classifica del dossier in questione sia per quanto riguarda le città grandi, medie e piccole. Nel primo caso chiudono la classifica Palermo, Messina e Catania, mentre tra le realtà urbane a medie dimensioni Siracusa è ultima. Infine, ultimo posto per Caltanissetta che è in fondo alla lista come città a piccole dimensioni non sostenibili dal punto di vista della qualità della vita.

Leggendo il Rapporto, si scopre come a Bari, Catania e Palermo, per esempio, gli abitanti salgono sui bus meno di 100 volte l’anno. Milano, invece, vince a sorpresa l’Oscar per il trasporto pubblico: è l’unica città italiana dove quasi la metà degli spostamenti urbani, il 47 per cento, avviene su un mezzo pubblico (Stoccolma è al 70 per cento). Tra i parametri negativi, nei capoluoghi italiani, spiccano lo smog e la densità automobilistica: 63,7 auto ogni 100 abitanti, contro le 32 di Londra, Parigi e Berlino.

Notizie non particolarmente positive nemmeno dal fronte delle polveri sottili, in sei città: Siracusa, Frosinone, Caserta, Torino, Pavia e Napoli, il valore medio annuo è superiore al valore limite per  la protezione della salute umana (40 microgrammi/mc). Altre sei città (Asti, Cagliari, Lucca, Milano, Venezia e Palermo) presentano un valore superiore ai 40 microgrammi/mc in almeno una  centralina.

E se in Italia ciclicamente ci sono periodi di carenza idrica, soprattutto nel Mezzogiorno il problema è legato ad una rete per il trasporto dell’acqua potabile fatiscente e inadeguata. Ancora una volta Siracusa, è tra i dodici comuni che hanno addirittura perdite idriche superiori al 50 per cento.

Rimanendo a Palermo, il capoluogo siciliano non colleziona performance certo esaltanti, cominciando dagli “nd” negli indici relativi all’NO2 e all’ozono per poi passare al dato molto più che modesto del 32 per cento di depurazione delle acque reflue, al 49 per cento di perdite della rete idrica, o al 7,5 per cento di rifiuti raccolti in modo differenziato, agli 0,07 metri quadrati per abitante di superficie pedonalizzata o ancora ai 2,37 metri quadrati di verde urbano fruibile per abitante.

Anche Catania, sempre tra le Grandi città, fa registrare dati veramente modesti, che giustificano l’ultimo posto tra le metropoli con più di 200.000 abitanti. Oltre la metà dell’acqua immessa in rete (il 53 per cento) non arriva ai rubinetti dei catanesi; nemmeno un quinto delle acque reflue vengono  depurate (solo il 19 per cento), la produzione di rifiuti è ancora in crescita (748,3 kg/abitante/anno), mentre resta molto modesta la raccolta differenziata dei rifiuti al 6,1 per cento, sono appena 0,08 a testa poi i metri quadrati di suolo destinato ai pedoni: nemmeno una mattonella ciascuno! A fronte di ciò però troviamo tanto spazio occupato dalle auto a Catania: sono infatti 72 le auto circolanti ogni 100 abitanti, il dato peggiore tra tutti i grandi centri urbani, peggio di Roma e Torino.

Articolo pubblicato il 16 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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