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Piccole imprese siciliane crescono sul web
di Michele Giuliano

La più grande piattaforma online dedicata alle Pmi fa segnare la registrazione del 7,4 per cento delle aziende dell’Isola. Quasi 2.000 ad oggi le iscrizioni, ma siamo ancora distanti anni luce da Lombardia che quasi ci triplica

Tags: Internet, Impresa



PALERMO - La Sicilia imprenditoriale comincia finalmente a guardare al web con più interesse. Anche se la strada per arrivare ai livelli delle regioni più virtuose sembra ancora essere abbastanza lontana, comunque i segnali che arrivano sembrano anche abbastanza incoraggianti se si considera globalmente l’intero contesto nazionale.

La più grande piattaforma on line dedicata alle imprese (La Mia Impresa Online.it), che ha aperto i battenti 6 mesi fa e che è sorretta da colossi come Google, Seat Pagine Gialle, Register.it e Poste Italiane, fa segnare proprio dalla Sicilia importanti segnali di iscrizioni. A conferma che internet sembra essere diventato il sistema più importante per “esportare” l’immagine e quindi per potere trarre profitti. A dispetto delle 27.000 aziende che ad oggi si sono iscritte in questa piattaforma, la Sicilia ne possiede davvero una discreta fetta pari al 7,4 per cento, quindi siamo quasi nell’ordine delle 2.000 iscrizioni. Un buon risultato che attesta l’isola alla pari del Piemonte. Meglio hanno fatto soltanto Lombardia, Lazio e Campania. Certo è che ancora una volta, se si guardasse la statistica sotto il profilo del bicchiere mezzo vuoto, la Sicilia non dà segnali di avanguardia. Infatti proprio la Lombardia detiene ben il 17,9 per cento di adesioni, cioè vale e dire due volte e mezzo più degli imprenditori isolani. Il Lazio invece ci surclassa una volta e mezzo di più grazie al suo 11 per cento.

Tra tutte le imprese iscritte alla rete de La mia impresa, l’11 per cento ha attivato una piattaforma di e-Commerce, più del doppio rispetto alla media nazionale del 5 per cento, e il 25 per cento ha avviato una campagna di comunicazione online con Google AdWords, iniziando cosi a cogliere appieno le opportunità offerte dall’economia digitale. Le imprese edili e immobiliari sono le categorie professionali che hanno aperto maggiormente le porte al web (4,8 per cento), seguiti da ristoranti e pizzerie (2 per cento) e da agenti e rappresentanti di commercio (1,4 per cento). Seguono idraulici, bar e caffè, negozi e consulenti di informatica, abbigliamento, parrucchieri, avvocati, imprese di pulizia, concessionari, meccanici, architetti e studi pubblicitari.

Con una crescita del 10 per cento rispetto al 2009, l’Internet economy italiana ha raggiunto nel 2010 un valore di 31,6 miliardi di euro, pari al 2 per cento del Pil italiano. Di fatto, per ogni euro di crescita del Pil da qui al 2015, in media 15 centesimi saranno legati ad Internet. Notevole anche il potenziale di crescita: nel 2015 l’Internet economy italiana rappresenterà tra il 3,3 e il 4,3 per cento del Pil, equivalente a circa 59 miliardi di euro, quasi il doppio dei valori attuali.
 
Eppure, secondo i dati di Eurisko, solo il 25 per cento del totale delle piccole e medie imprese italiane ha un sito, e se ci si concentra sulle imprese con meno di 10 dipendenti, la percentuale scende al 20 per cento. Tuttavia, le piccole e medie imprese attive su Internet fatturano di più, assumono di più, esportano di più e sono più produttive di quelle che non sono presenti sul web.
 

 
Anche Bankitalia conferma la crescita
 
In Italia i due terzi delle imprese, secondo Bankitalia, hanno un sito web dove espongono il catalogo dei propri prodotti, il 90 per cento utilizza la rete per incassi e pagamenti mentre il 50 per cento fa ricorso alla fatturazione elettronica, la maggioranza delle piccole e medie imprese però stenta a utilizzare la tecnologia dell'informazione e della comunicazione (Ict) per innovare processi interni e rapporti con l'esterno. L'informatizzazione è in lieve crescita nella pubblica amministrazione, ma "permangono forti differenze tra aree geografiche" e tra enti. Questo quanto emerso in particolare dal IV rapporto su 'La diffusione dell'Ict nei pagamenti elettronici e nelle attività in rete" presentato dalla Banca d'Italia proprio a Palermo. Per quanto riguarda nello specifico proprio le imprese, il ricorso al corporate banking interbancario cresce del 20 per cento, l'utilizzo dei bonifici del 10 per cento e la fatturazione elettronica del 20 per cento, ma con netta prevalenza delle fatture ricevute soprattutto dalle grandi imprese fatturatrici. Rimane invece modesto il tasso di espansione delle vendite in rete. Oltre il 50 per cento delle imprese fa acquisti on line ma solo una su dieci realizza vendite via web, "a conferma - sottolinea la Banca d'Italia - dei lenti progressi del commercio elettronico presso le famiglie".

Articolo pubblicato il 16 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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