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Alzheimer, l’unica speranza del malato resta la famiglia
di Margherita Montalto

Spadin, presidente Aima: “Un crimine proteggere i privilegi della Casta, mentre i servizi welfare languono”. Difficoltà serissime legate ai costi, economici e psicologici, dell’assistenza

Tags: Patrizia Spadin, Aima, Alzheimer



ROMA – La realtà del malato di Alzheimer non è compromessa solo per l’individuo colpito, ma per la famiglia che spesso si trova in difficoltà serissime. Problemi di assistenza, di costi sono le cause principali del disagio. Per l’assistenza di chi è colpito dall’Alzheimer occorre, oltre una grande forza psicologica, un sostegno soprattutto economico.

E Patrizia Spadin, presidente di Aima ha denunciato con grande forza che: “è morta la speranza”. Si esprime così perché un caso triste, come molti altri che magari restano sommersi, fa riflettere. Il presidente racconta che: “Il delitto da denunciare che si è consumato a Scandicci, non è quello compiuto da Emilio che ha ucciso Marianna malata di Alzheimer e poi si è suicidato: il delitto vero, imperdonabile, irrimediabile, è quello compiuto dai Ministeri, dalle Regioni, dalle Asl, dall’Inps che hanno distrutto con pervicacia la speranza di una vita dignitosa per i malati di Alzheimer”.
 
Spadin spiega che: “Emilio per sé non aveva speranza e sapeva di essere l’unica speranza per sua madre: non poteva sopportare di abbandonarla. Ma chi ha ucciso la speranza, chi ha armato la mano di Emilio è la manovra che difende ad oltranza privilegi di casta e politiche ottuse ed inique. Sono i Piani regionali, che rinunciano a governare il sistema, o attuano acrobatiche involuzioni per operare strategie di risparmio. Sono le Asl che tagliano indiscriminatamente i servizi senza nemmeno il tentativo di ricercare l’appropriatezza nella gestione. È il tentativo di criminalizzare coloro che percepiscono assegni di invalidità e accompagnamento”.
 
In effetti, l’Aima in occasione della scorsa Giornata Mondiale dell’Alzheimer aveva già lanciato l’allarme circa la situazione delle famiglie che è insostenibile, “e non ci si può occupare di Alzheimer solo quando diventa notizia di cronaca nera. I veri colpevoli della tragedia di Scandicci, e delle tante tragedie di questi ultimi anni, dovrebbero assumersi la responsabilità dei loro errori e immediatamente porvi rimedio: è indispensabile un welfare degno di questo nome, che si occupi in modo equo e appropriato della non autosufficienza e della cronicità”.
 
Il caso di queste persone deve servire da monito e sarebbe il caso che la Sanità provvedesse poiché, come sappiamo, la malattia colpisce non solo i sessantenni ma può esplodere anche a 40 anni. La preoccupante malattia Alzheimer è stata sottoposta all’analisi dei membri di tutti gli Stati appartenenti alle Nazioni Unite (ONU) che si sono riuniti a New York lo scorso 19 settembre.

Nel Rapporto sullo Stato Globale delle NCDs (malattie non trasmissibili) redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) sono stati  illustrati i quattro principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, cancro, malattie polmonari croniche e il diabete – che uccidono da tre a cinque persone in tutto il mondo, e provocano grandi danni socio-economici in tutti i paesi in particolare quelli in via di sviluppo.

Fumo, alimentazione scorretta, assenza di attività fisica e abuso di alcol salgono sul banco degli imputati. L’Assemblea Generale dell’ONU ha quindi chiesto all’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) di sviluppare un quadro di riferimento per monitorare i progressi globali e di preparare dei consigli per i governi al fine di ridurre le NCDs ed i fattori di rischio entro la fine del 2012. Attraverso un piano di intervento mirato si potrebbero aiutare milioni di persone.

Articolo pubblicato il 19 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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