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Nella Sicilia delle emergenze senza piano 348 comuni su 390
di Rosario Battiato

Le prime piogge autunnali hanno fatto riemergere le disfunzioni dei sistemi di prevenzione e intervento. Soltanto in 42 città dell’Isola sanno cosa fare in caso di frane e alluvioni

Tags: Francesco Peduto, Protezione Civile, Alluvione, Legambiente



PALERMO – C’è un’Italia in emergenza e senza Piani adeguati. L’allarme arriva dalla Campania, dove Francesco Peduto, presidente dell’Ordine dei geologi regionale, ha sottolineato l’assenza del “Piano di Protezione civile”, nell’ambito del quale va stilato un “Piano di emergenza” per quelle zone a rischio R4 delle Autorità di bacino. Si parla delle aree “a rischio molto elevato di frane e/o alluvioni”, tale da mettere a repentaglio l’incolumità delle persone. La Campania è molto indietro nella redazione, ma anche la Sicilia non è da meno. Gli ultimi dati di Legambiente lo confermano.

In Campania, secondo Peduto, “almeno il 90% dei Comuni non ha alcun Piano di emergenza, e non c’è né in Costiera Amalfitana né altre zone recentemente danneggiate da esondazioni”.
Dalla Campania al resto d’Italia la situazione non cambia affatto. E soprattutto in Sicilia le aree più soggette al rischio sembrano assolutamente impreparate così come certificato dal dossier Ecosistema Rischio 2011 Sicilia, presentato dall’associazione del Cigno a Palermo a fine ottobre.
 
Da premettere che al questionario dell’associazione hanno risposto appena 62 amministrazioni, pari al 23% dei comuni considerati a rischio nell’intera regione. Sulla base di questo dato di partenza nell’Isola si calcolano 42 Comuni che posseggono un Piano di emergenza, un risultato che, sulla base degli enti locali che hanno partecipato all’indagine, certifica il 74% delle realtà locali. Ad aggravare il problema c’è la questione dell’aggiornamento del piano negli ultimi due anni, azione compiuta solo dal 56% delle amministrazioni campione dell’indagine.
Si tratta di un risultato  estremamente importante, giacché disporre di piani vecchi puòcostituire un grave limite in caso di necessità.

Ma ci sono anche altre pecche. “Nel 53% dei comuni intervistati – si legge nel dossier - è attiva una struttura di protezione civile operativa in modalità h24. Da rilevare anche che nel 56% dei comuni campione della nostra indagine è stato recepito il sistema di allertamento regionale e che nel 37% dei casi sono presenti anche a livello territoriale sistemi di monitoraggio finalizzati all’allerta della popolazione in caso di pericolo”. Latita ancora l’informazione e la sensibilizzazione per essere preparati al peggio. “Dalla nostra indagine – dicono dall’associazione ambientalista - risulta che il 30% dei comuni realizza attività di informazione rivolte ai cittadini e che nel 16% dei casi sono state organizzate esercitazioni”.

Eppure secondo un calcolo di massima in Sicilia “il numero medio di cittadini che vivono e lavorano quotidianamente in aree esposte a rischio idrogeologico per quel che riguarda il nostro campione di comuni è di 30.500”.

Tramite una stima di  massima è possibile applicare il dato al resto del territorio. “Estendendo la stima al 100% dei comuni della regione in cui siano presenti aree a rischio risulta che oltre 130.000 cittadini siciliani risiedono in zone esposte a rischio idrogeologico”. Nel complesso della valutazione del lavoro svolto dai comuni isolani per la mitigazione del rischio il risultato è deludente: secondo i vari fattori censiti da Legambiente soltanto il 16% risulta svolgere un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico.

Articolo pubblicato il 22 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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