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Quotidiano di Sicilia

Imprese siciliane in difficoltà, crollano ordini e fatturato
di Massimo Mobilia

Rapporto 2011 “Imprese e competitività” su un campione di imprese di otto regioni del Mezzogiorno. A soffrire di più sono quelle di piccole dimensioni con meno di 49 addetti

Tags: Economia, Impresa, Crisi, Mezzogiorno



PALERMO - Ordini che non crescono, fatturato che scende, poca propensione all’export. Si può riassumere così la salute delle imprese siciliane, che dalla recessione internazionale iniziata nel 2008 sembrano non saperne uscire, con segni marcati di contrazione della domanda che hanno pesato in negativo sui livelli e le variazioni del portafoglio fino alla fine dello scorso anno, e con previsioni sul 2011 per niente positive. Considerazioni venute fuori dal Rapporto 2011 “Imprese e Competitività”, nato dalla collaborazione tra Srm - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e Obi - Osservatorio Regionale Banche, Imprese di Economia e Finanza, per un’indagine effettuata su un campione di imprese delle otto regioni del Mezzogiorno, rappresentativo dei quattro principali sistemi produttivi: manifatturiero, costruzioni, turismo e l’Ict (informatica e telecomunicazioni).

Notizie non buone, dicevamo, per il mercato siciliano oggetto di studio della Fondazione Curella che ha collaborato alla realizzazione del Rapporto. Tutti e quattro i settori analizzati hanno segnato quote di mercato in perdita: il saldo fra imprese che aumentano e quelle che riducono gli ordini è stato negativo, anche se meno pesante rispetto al 2009, ad eccezione del comparto costruzioni.

Nel turismo (+14%) e nell’Ict (+4,5%) è salito il numero di imprese con ordini in aumento, ma la netta prevalenza di ordini invariati o in diminuzione ha mantenuto il saldo in negativo, -21,1% nel turismo e -14,6% nell’Ict. Niente aumenti invece nel manifatturiero, ma una sostanziale stagnazione che ha determinato un saldo del -22,4%, più critico nel settore delle costruzioni con un -33,7%.

Il fatturato lordo delle imprese, di conseguenza, non è stato dei migliori e ha segnato una minima crescita rispetto al 2009, in tutti i casi tranne che nelle costruzioni dove è sceso di 3,5 punti il numero di imprese in guadagno, a cui ha fatto da contraltare l’aumento di fatturati invariati, così da determinare un saldo del -26,7%. Più pesante quello del turismo (-31%) seppure il comparto abbia registrato un aumento del 7,3% di imprese in salute, mentre l’Ict ha visto crescere del 3,9% quelle con fatturato in discesa.

Preoccupano di più le previsioni per il 2011 che vedono un notevole peggioramento a causa di imprese che nella maggior parte dei casi avranno crescita pari a zero e fatturato invariato, addirittura il 58,8% nel turismo e il 64,9% nell’Ict. Secondo lo studio, se una minima ripresa nel Mezzogiorno c’è stata, questi indicatori ci dicono che in Sicilia è stata molto più contenuta e a soffrire di più sono state le imprese di piccole dimensioni (meno di 49 addetti), più colpite dalla contrazione dei consumi e dal calo del fatturato.

Parte di responsabilità è da imputare alla loro scarsa internazionalizzazione e lo vediamo nella debole propensione all’export. Nel manifatturiero e nelle costruzioni si assiste dal 2009 ad un continuo calo, con una previsione alla fine del 2011 del 4,8% di imprese manifatturiere in meno dedite all’export (solo il 17,5%) e un calo del 4,4% nelle costruzioni dove le imprese esportatrici saranno pari a zero. Non va meglio al turismo, dove l’export corrisponde al fatturato derivante dall’ospitalità straniera: si lavora di più con i clienti di oltre confine (74,1%), ma rispetto al 2010 ci sarà un calo del 5,8%. L’unico settore a crescere sarà l’Ict, con un +5,9% di imprese propense ad esportare, anche se la stragrande maggioranza (86,8%) non si muove dal mercato interno.

La Banca d’Italia, nei dati pubblicati a giugno, ha detto che il Pil nazionale è cresciuto dell’1,3% in termini reali, soprattutto grazie alle esportazioni: dopo le considerazioni fatte sulla Sicilia è evidente che la ripresa non è stata uniforme in tutto il Paese ma ancora una volta circoscritta alle regioni del Nord.
 

 
Calo dei fatturati. Agrigento, Ragusa e Trapani più coinvolte
 
Soffre il made in Italy, come era lecito aspettarsi, nel tradizionale comparto manifatturiero tessile e conciario, i più colpiti dal calo della domanda nelle regioni dell’Italia meridionale, soprattutto nel caso delle piccole imprese, mentre nel settore delle costruzioni la ripresa degli importi dei bandi pubblici non è riuscita a frenare la pesante contrazione delle commesse (-35%). Queste alcune delle valutazioni fornite dal Rapporto entrando nel merito di ogni singolo comparto.
In Sicilia, ad esempio, le province che hanno mostrato una maggiore incidenza di attività economiche in sofferenza sono state Agrigento, Ragusa e Trapani, dove la riduzione dei fatturati ha riguardato più della metà del campione intervistato, con l’aggiunta di Siracusa nel caso del turismo. Altro sintomo negativo è poi la propensione all’export delle aziende isolane, risultata più bassa di quella dell’intero Mezzogiorno: infatti, la frequenza media di imprese esportatrici nel Sud è di circa il 32% per la manifattura, il 2% per le costruzioni e il 9% per l’Ict, contro rispettivamente, il 19,4, lo 0,9 e l’1,5 per cento della Sicilia.
La provincia più “internazionale”, in tema di manifatture, è risultata Trapani (37% di aziende esportatrici, mentre le altre province non superano il 20%), grazie soprattutto alle aziende vitivinicole. Sul fronte edile, invece, le uniche ditte che hanno partecipato ad appalti all’estero provengono dal ragusano.

Articolo pubblicato il 24 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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