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Cascio: “Aboliamo i vitalizi dei deputati”
di Giovanna Naccari

Nel bilancio interno dell’Assemblea questa voce pesa 21,5 milioni di euro. Il Consiglio di presidenza dovrà agire in questo senso

Tags: Francesco Cascio, Ars



Palermo - Vitalizi addio anche per i deputati dell’Assemblea regionale siciliana. Giovedì al Senato il Consiglio di presidenza, con a capo Renato Schifani, ha deciso all’unanimità di mettere al bando, dalla prossima legislatura, l’attuale sistema di erogazione della pensione per gli inquilini di Palazzo Madama dopo cinque anni di mandato. Iniziativa presa in vista di una riforma del sistema previdenziale dei deputati, per equipararlo a tutte le altre categorie degli italiani. I quali devono attendere anni e anni di contributi per ricevere un assegno in base ai contributi versati.
Anche la Camera dei deputati, come ha detto il presidente Gianfranco Fini, sta lavorando al regime del vitalizio. E così sta facendo l’Ars.

Anzi, la Sicilia è in anticipo per via della “rigorosa linea di contrazione dei costi e razionalizzazione delle spese”, annunciata già l’anno scorso dal presidente Francesco Cascio e intrapresa con il divieto di cumulo tra vitalizio e indennità parlamentare per gli ex deputati regionali eletti in altri Parlamenti.  

“Indipendentemente dalla decisione del Senato - spiega il presidente Francesco Cascio, che abbiamo contattato sull’argomento - all’Ars eravamo già orientati ad abolire i vitalizi, quindi il Consiglio di presidenza del Parlamento regionale siciliano si muoverà in tal senso”.

E aggiunge il primo inquilino di Sala d’Ercole: “Sul punto, in quanto sono anche vicepresidente vicario della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni, ricordo peraltro che l’abolizione dei vitalizi risponde ad una precisa volontà e delibera di questo organo che ha chiesto espressamente alle assemblee legislative d’Italia di ratificare proprio in tale direzione. Cosa che noi certamente faremo”.

L’abolizione del vitalizio dovrebbe passare senza ostacoli a Palazzo dei Normanni perché la legge regionale 44 del 1965 ha equiparato i deputati dell’Ars ai senatori per il trattamento economico.
E se dal Senato è partito il via libera per la cancellazione dell’attuale sistema dell’assegno pensionistico, dall’Ars, in forza della norma, potrebbe arrivare in breve tempo la ratifica della decisione presa dal consiglio di Presidenza di Palazzo Madama. E si risparmierebbe. Parecchio.

Ogni anno, infatti, come abbiamo pubblicato sul blog del Quotidiano di Sicilia e nelle inchieste del giornale, gli assegni vitalizi erogati dall’Ars a favore degli ex deputati pesano sul bilancio interno 21,5 milioni di euro. Facendo un calcolo, quindi, l’Ars potrebbe risparmiare 21,5 milioni di euro l’anno a partire dalla prossima legislatura, ovvero 107,5 milioni di euro, se si considera la durata di cinque anni.

È già in vigore, invece, il divieto di cumulo tra l’indennità parlamentare e l’assegno vitalizio dei deputati regionali eletti in altre Camere. Il consiglio di presidenza dell’Ars aveva preso questa decisione nell’estate dell’anno scorso ed il provvedimento è diventato esecutivo a gennaio dopo il parere positivo dell’Avvocatura dello Stato sulla modifica regolamentare. L’Avvocatura, tra i punti di legittimità, aveva segnalato “l’esigenza di omologare il trattamento dei deputati regionali a quello dei deputati nazionali” e la riduzione delle “differenze tra il trattamento della generalità dei cittadini e quelle dei deputati, che maturano il diritto all’assegno pensionistico dopo un breve periodo di svolgimento del mandato”.

In fatto di tagli ai costi della politica e di cancellazione di privilegi il consiglio di Presidenza dell’Ars è intervenuto anche nel 2009 con la delibera per l’abolizione dell’indennità, concessa agli ex deputati a titolo di aggiornamento politico-culturale, ai titolari di assegno vitalizio. Obiettivo: risparmiare un milione di euro l’anno.

Articolo pubblicato il 26 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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