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Palermo - Comune, corruzione dilagante
di Agostino Laudani

Spallitta e Faraone propongono una rotazione dei dirigenti. Il sindaco ha disposto un’indagine specifica. Gli ultimi arresti tra gli uffici fanno emergere la necessità di attivare il “Niai”

Tags: Palermo, Corruzione



PALERMO – Un novembre nero per il Comune di Palermo, scandito da due brutti episodi di corruzione e dal sospetto che dietro ai casi possa nascondersi un vero e proprio sistema. All’inizio del mese l’arresto del dirigente Francesco La Rocca, che avrebbe preteso da due imprenditori una tangente da 12 mila euro per sbloccare un certificato di agibilità per un capannone. Il dirigente è accusato di aver obbligato gli imprenditori ad assegnare un incarico al figlio, arrestato pure lui.

Venerdi scorso, poi, un nuovo giro di malaffare smascherato dalla Procura: tre dipendenti comunali dei settori Servizi alle Imprese e Urbanistica ed Edilizia e due liberi professionisti arrestati dalla squadra mobile perché avrebbero intascato mazzette in cambio di autorizzazioni in favore di imprenditori o commercianti.

Mentre si attendono gli sviluppi dell’attività giudiziaria, si accende il dibattito sulle responsabilità. Il sindaco, Diego Cammarata, non abbassa la guardia e annuncia di aver “disposto un’indagine interna, per verificare quali fossero le competenze degli arrestati, in un settore peraltro così importante per la vita produttiva della città”. Ma al di là dell’indagine a posteriori, resta da capire se sia possibile fare prevenzione per arginare il fenomeno. E viene fuori qualche proposta.

“Si avvii – dice Davide Faraone, del Pd, da subito una rivoluzione della macchina comunale a partire dall'immediata rotazione di funzionari e dipendenti e si metta in moto - conclude - un’ispezione a 360 gradi in tutti i settori, soprattutto in quelli più a rischio”.
A fargli eco, Nadia Spallitta, di Sel, presidente della commissione Urbanistica: “Serve – dice - un monitoraggio costante delle attività e dei comportamenti dei dipendenti. Ritengo che in primo luogo debba darsi corso alla rotazione biennale dei dirigenti e in generale dei funzionari, al fine di garantire i principi di trasparenza e imparzialità. Non è pensabile che per decenni rimangano presso gli stessi uffici”.

Intanto, resta inesistente il Niai (Nucleo investigativo affari interni), uno strumento di vigilanza che potrebbe essere istituito con personale comunale col compito di indagare sull’operato del personale e su possibili anomalie e irregolarità nei procedimenti. In proposito abbiamo sentito, per un parere, il Comando di Polizia municipale: non sono al corrente dell’esistenza di un tale organismo interno all’amministrazione comunale e sostengono che il punto di riferimento resti il “responsabile unico del procedimento” e i dirigenti superiori di grado, ai quali per legge spetta l’attività di controllo. Attività che può essere esercitata autonomamente o su richiesta del destinatario del procedimento, ovvero il cittadino o l’impresa. La Polizia municipale esercita pure attività di polizia giudiziaria, ma questo avviene su input della magistratura.

In attesa quindi che l’amministrazione comunale valuti e metta in atto opportune misure di prevenzione, a tenere gli occhi ben aperti dovrebbero essere i fruitori dei servizi. Intanto evitando di dare seguito a richieste pretestuose o ricatti e poi interpellando al primo sospetto i dirigenti superiori o, se serve, chiedendo l’intervento dell’autorità giudiziaria.

Articolo pubblicato il 30 novembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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