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Quotidiano di Sicilia

Distretti turistici: resa dei conti
di Michele Giuliano

Dopo il riconoscimento, si cercano le adesioni dei privati per costituire la forma consorziata con il pubblico. A carico degli imprenditori il 30 per cento del costo dei progetti

Tags: Turismo, Distretto Turistico, Unesco, Daniele Tranchida



PALERMO - Primo scoglio da superare per i nascituri Distretti turistici siciliani: l’adesione degli imprenditori, quindi dei privati. Ci vuole da parte di questi ultimi un investimento del 30 per cento sull’intero capitale sociale. Un ostacolo non semplicissimo da dovere saltare in un momento in cui la Sicilia turistica perde colpi in termini di presenze e gli operatori del settore quindi non possiedono grandi cifre da investire. Ed è scattata una vera e propria corsa contro il tempo anche perché bisognerà formalizzare l’adesione dei privati entro l’anno per poi quindi procedere alla costituzione vera e propria della forma giuridica consortile tra pubblico e privato. Di sicuro la recente emanazione del decreto che riconosce 26 distretti turistici in Sicilia è un passo importante verso una regolamentazione che consenta non solo la valorizzazione del territorio ma, soprattutto, la concentrazione degli interventi in quelle aree che, grazie alla propria vocazione, hanno già ottenuto un riconoscimento.

Il decreto prevede differenti categorie di aree distrettuali, definendone nove “mature”, fra le quali il Golfo di Castellammare, Taormina, l’Etna, le isole e gli arcipelaghi della Sicilia; undici che necessitano di un periodo di “accompagnamento”, quali Selinunte, il Belice, Sciacca Terme, Siracusa, il Val di Noto, la Valle dei Templi, la Venere di Morgantina; e sei che invece dovranno essere riconosciute attraverso un piano di sviluppo. E’ comunque sicuro che la gestione del patrimonio culturale riconosciuto dall’Unesco ripropone il tema delle nuove forme e modalità che il turismo deve assumere per rispondere alle richieste dei visitatori di oggi: un passo in avanti col decreto siciliano sui distretti.

“Diciamo che siamo di fronte ad un primo traguardo – dice Salvatore La Rosa, Ordinario di Statistica aziendale e gestione della qualità all’Università di Palermo - che potrà consentire di superare molte delle remore che non hanno permesso, fino ad oggi, di trarre pieno vantaggio dalla presenza di siti e luoghi di grande valore storico, paesaggistico, architettonico”. Il problema della ricerca dei privati non è di secondaria importanza: “Ora bisogna convincere gli imprenditori – commenta il sindaco di Partinico, Comune capofila del Distretto del Golfo di Castellammare – ad aderire. Il nostro Distretto ha già raggiunto la quota minima di partecipazione anche se ancora le adesioni sono aperte, almeno sino alla stipula entro fine anno dell’atto notarile di costituzione del consorzio”. “Il vantaggio sarà tutto per i privati più che per l’ente locale – sostiene Carmelo Carrara, esponente di Confindustria – in quanto potranno godere di finanziamenti per infrastrutture in grado di attirare nuovi turisti. Più turisti significa anche strutture ricettive piene che in questo modo vedrebbero alzarsi il loro fatturato”.

La carta vincente per gli esperti è una in Sicilia: “Puntare sul turismo culturale – è la convinzione di Salvatore La Rosa – perché è quello che ha risentito di meno, rispetto alle altre forme di turismo, degli effetti della crisi”.
 

 
Tanti dubbi sui siti patrimonio dell’Unesco
 
Oggi il dibattito sulla valorizzazione dei bei culturali in Sicilia riguarda molto da vicino proprio i siti riconosciuti come patrimonio dell’Unesco. Molti addetti ai lavori hanno espresso delle perplessità per quei beni culturali, faticosamente recuperati, che rischierebbero di non essere pienamente valorizzati. Pensiamo alla Venere di Morgantina, da qualche mese ritornata ad Aidone, a proposito della quale si è recentemente dibattuto circa la decisione se ricollocarla nel luogo al quale apparteneva o, piuttosto, affidarla a grandi musei che siano in grado di consentire una più ampia fruibilità e un maggior afflusso di visitatori. Scelte che potrebbero essere entrambe valide ma molto dipenderà da come l’Ente locale riuscirà a gestire, all’interno del distretto turistico, quei siti che distano pochi chilometri l’uno dall’altro (in questo caso, l’area archeologica di Morgantina, il museo di Aidone, la villa del Casale di Piazza Armerina). Analogo discorso può essere fatto per quanto concerne i siti che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità. Recenti indagini hanno rilevato che non basta raggiungere questo ambito riconoscimento se non si pongono in essere quelle iniziative in grado di superare i molti ostacoli che si frappongono ad una loro piena fruizione e conservazione.

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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