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Musei in rete per valorizzare il patrimonio naturalistico siciliano
di Francesco Sanfilippo

La Sicilia possiede una serie di beni  conservati negli scantinati delle scuole pubbliche o in collezioni private. Migliaia di reperti giacciono non valorizzati e sottoposti al degrado per incuria o ignoranza

Tags: Speciale Fedelissimi



PALERMO - La Sicilia non possiede solo musei pubblici mal utilizzati, ma ha, al di fuori di questi ultimi, un vero e proprio patrimonio naturalistico. Il problema è che tale patrimonio giace nascosto negli scantinati di alcune scuole pubbliche oppure appartiene a privati.

Infatti, molti istituti scolastici sono nati dopo la seconda metà dell’800 e hanno raccolto un vasto repertorio di animali imbalsamati, di minerali e di piante. Tale materiale, pur rilevante, è sconosciuto al pubblico e rischia il degrado, per incuria o per semplice ignoranza sul loro valore storico. Legambiente ha, così, attivato un gruppo di studio, con esperti provenienti da tutta la Sicilia, per identificare questi patrimoni e per valorizzarli. Tra musei pubblici e collezioni private individuati, sono presenti in Sicilia 33 istituti contenenti reperti rari o rarissimi, di cui 14 si trovano nella provincia di Palermo, 6 nella provincia di Trapani, 4 in quella di Messina, 3 in quella di Catania e 2 a testa a Ragusa, Agrigento e Caltanissetta.

Questi reperti sono costituiti da fossili animali risalenti al periodo dei grandi mammiferi, conchiglie, animali imbalsamati comuni in Sicilia fino al secolo scorso come le otarie e gli uccelli rapaci, collezioni di minerali, cimeli delle prime industrializzazioni o agricoli e vestigia dell’età contemporanea. Gli animali e le piante conservate assumono un particolare valore, poiché possono essere usate per fini didattici. Infatti, oggi, occorrono centinaia di autorizzazioni per ottenere esemplari nuovi, oppure è impossibile ottenerli perché fanno parte delle specie protette. Tuttavia, mettere in rete tutti gli istituti che conservano tali patrimoni, non è facile ed è altrettanto difficile organizzare la fruizione per il pubblico. Infatti, l’organizzazione di simili eventi, che coinvolgano le classi, diviene onerosa per i ridotti tempi a disposizione per insegnanti e studenti.

D’altro canto, il personale disponibile nei musei è molto basso a causa della pessima gestione del personale, per cui intere collezioni restano nei sotterranei. Non solo, ma anche i patrimoni librari e i cataloghi spesso annessi rimangono sconosciuti. Per far conoscere questo patrimonio nascosto, il gruppo di studio, riunitosi di recente presso l’Istituto tecnico per geometri Filippo Parlatore a Palermo, sta promuovendo una rete museale tra gli Istituti individuati. In questo modo, si vuole offrire alla cittadinanza la possibilità di osservare i patrimoni nascosti, in occasione del Darwin Day che si terrà in tutto il mondo il 12 febbraio 2012.

Fabio Lo Valvo, naturalista di Legambiente, ha dichiarato: “Sappiamo che c’è già un territorio ricco di musei ma non valorizzato. Legambiente ha, quindi, promosso, nell’ambito dell’iniziativa Salvailmuseo, una rete dei musei che conservano materiale naturalistico. Tale rete prevede di far nascere una serie d’iniziative in occasione di particolari eventi scientifico-culturali. Moltissimi non conoscono il Palazzo D’Aumale che è un museo regionale presso Terrasini. Questo museo possiede 10 mila animali impagliati e un’imponente collezione malacologica di migliaia di conchiglie provenienti da tutto il mondo. Tale patrimonio non è conosciuto pur essendo stato acquistato dalla Regione, ma è fruibile solo per l’1%. Le collezioni più piccole rischiano di degradare per incuria o di essere acquistati da Enti stranieri com’è accaduto alla collezione ornitologica Whitaker che è finita nei sotterranei dei musei di Belfast e di Edimburgo. Il nostro obiettivo è di far conoscere questo nostro patrimonio”.

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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