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Messina - Truffa derivati: contratto estinto. Da accertare danni per 300 milioni
di Massimo Mobilia

Ripercussioni economiche causate da clausole inespresse contenute nei documenti firmati. Il Comune ha annullato, con efficacia retroattiva, il testo sottoscritto con Bnl

Tags: Messina



TAORMINA (ME) - Il Comune ha annullato d’ufficio, con efficacia retroattiva, il contratto di finanza derivata “Interest rate-swap” che aveva sottoscritto nel dicembre del 2002 con l’istituto di credito Bnl per abbassare i costi di indebitamento dei mutui a tasso variabile, fino al 2021. Il provvedimento esitato dalla Giunta (delibera n. 60/2011) su proposta degli uffici finanziari e dell’assessore al Bilancio, Fabio D’Urso, è di particolare importanza alla luce dell’operazione “Over the counter” diretta dal procuratore di Messina, Guido Lo Forte e dalla Dia con il sostituto procuratore, Vito Di Giorgio, in cui si ipotizza il reato di “truffa aggravata” ai danni dei Comuni di Messina e Taormina.

Come i nostri lettori ricorderanno, gli Enti avrebbero subito danni economici da una serie di clausole inespresse contenute in questi contratti sottoscritti con l’istituto di credito, oggi Gruppo Paribas, tanto da spingere a maggio la Guardia di Finanza al sequestro preventivo nei confronti della banca di 17 milioni di euro. Malgrado la cifra sia stata poi dissequestrata, le indagini sono tutt’ora in corso e il Comune di Taormina ha presentato ricorso ed è in attesa del rinvio a giudizio per costituirsi parte offesa.

Passo ben più importante, intanto, è stato il venir meno dall’impegno contrattuale che avrebbe sin ora determinato un danno economico per l’Ente di circa 250-300 mila euro (ben minore rispetto ai 20 milioni di euro a cui si appella il Comune di Messina). Nelle motivazioni contenute nella delibera di annullamento del contratto, Palazzo dei Giurati parla di accertato “danno patrimoniale” in seguito a “provvedimenti illegittimi e incompatibili con l’interesse pubblico intrapresi dalla banca”.

Ma la vicenda parte da lontano ed è legata all’inchiesta della trasmissione televisiva “Report” sull’uso improprio dei derivati andata in onda nel 2008 che “aprì gli occhi” all’amministrazione Passalacqua la quale affidò ad una società di consulenza di Verona - l’Ifa Consulting - l’incarico di far luce sugli swap che l’Ente aveva stipulato con la Bnl. Da lì la scoperta di costi occulti per 47 mila euro e differenziali negativi per 103 mila euro che sarebbero saliti fino a 121 mila nel giugno di quest’anno.

La relazione dei tecnici ravvisò quindi diverse irregolarità normative, soprattutto in contrasto con una circolare del ministero dell’Economia del 2004, che avrebbero esposto il Comune all’esborso di somme superiori a quelle negoziate. Dopo un tentativo bonario di accordo mai andato in porto per volere avverso della banca, l’amministrazione ha fatto sapere di “non avere mai percepito benefici connessi alle operazioni in derivati”, ma anzi di aver dovuto pagare “commissioni implicite di importo tale da prevaricare il tasso usuraio”.

Dura accusa dunque da parte della giunta del sindaco Passalacqua e dell’assessore alle Finanze D’Urso, il quale ricopre lo stesso incarico sin dal 2002, anno in cui venne stipulato l’accordo e l’amministratore era altresì dipendente della Bnl. Nei fatti in questione però, Fabio D’Urso risulta del tutto estraneo alle indagini, mentre l’annullamento del contratto è già al tavolo del Ministero dell’Economia, della Banca d’Italia e della Consob.

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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