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Quotidiano di Sicilia

Informatizzare i controlli e intervenire in periferia
di Giuliana Mazzola

Forum con Nunzio Purpura, comandante Polizia municipale di Palermo

Tags: Nunzio Purpura



Per quanto riguarda il bilancio di questi primi sei mesi del 2009, quali sono i risultati?
“In relazione al nostro operato, dobbiamo scindere innanzitutto due aspetti. Il primo riguarda l’ordinaria amministrazione in cui il corpo di Polizia municipale si cimenta giornalmente con molta dedizione e con non pochi sacrifici. Il secondo è legato alle strategie di azione messe a punto per la città di Palermo, che essendo una metropoli comporta una programmazione fatta su misura. Il decreto varato nell’agosto del 2008 disciplina i compiti del sindaco in materia di ordine e sicurezza pubblica e lo rende una figura centrale per la sicurezza urbana e la viabilità nelle città. Questa visione programmatica non può soltanto essere un proclama politico, ma deve rappresentare un concreto investimento. In questo scenario la Polizia municipale gioca un ruolo importantissimo e devo dire che nonostante i pochi investimenti, i risultati per questo primo semestre indubbiamente ci sono stati.”

Volendo fare un paragone con le altre città italiane, Palermo è all’altezza degli standard nazionali?
“Devo dire che non siamo allo stesso livello dei corpi di polizia delle grandi città metropolitane come Milano, Bologna, Firenze, o Torino, che a differenza nostra hanno visto da parte delle amministrazioni comunali una serie di investimenti tali da rendere i corpi di polizia adeguati ad affrontare tutte quelle difficoltà che oggi affliggono i grandi comuni. Mi riferisco in particolare a problemi quali l’immigrazione clandestina, l’illegalità nelle periferie, l’ambiente, l’emergenza rifiuti, e a tutti quei problemi relativi al traffico e alla viabilità. Riguardo all’informatizzazione delle tecnologie per i controlli operativi su strada vorrei inoltre aggiungere che siamo lontani anni luce dalle altre metropoli.”

Le periferie palermitane in che situazione si trovano oggi?
“Le zone periferiche della nostra città sono sempre più abbandonate a se stesse e prive di controllo. I problemi più gravi riguardano le violazioni di legge relative al commercio ambulante, all’occupazione abusiva del suolo pubblico, alle situazioni di scarsa igiene nei negozi e all’assenza di licenze o di autorizzazioni. A tal proposito uno dei miei obiettivi, nonostante la resistenza culturale in cui mi sono imbattuto, è quello di creare e di potenziare nelle otto circoscrizioni di Palermo altrettanti distretti operativi di Polizia Municipale, seguendo in particolare il modello di Roma. Attualmente noi contiamo solamente tre distretti: quello di Brancaccio, quello di Cuba Calatafimi e Libertà. Il nostro corpo di polizia è sotto organico. Abbiamo infatti 1340 unità, con un’età media di 52 anni e di conseguenza un esodo annuo di circa 20 persone per raggiunti limiti di età. Inoltre molti dei nostri uomini hanno delle inibizioni di tipo fisico e per tal motivo non possono essere impiegati nel settore operativo.”

Come mai a fronte di un certo numero di vigili urbani, se ne vedono così pochi in giro?
“Il cittadino comune è abituato a considerare l’opera della municipale limitatamente al traffico e alla viabilità. Questo non è del tutto vero perché la polizia municipale si occupa anche di polizia amministrativa, di polizia urbana, di polizia giudiziaria e di ambiente. Dunque il 60 per cento dei nostri uomini è impegnato in servizio per strada mentre l’altra parte viene impegnata in questi servizi, spesso anche in abiti civili. Per questo motivo la gente percepisce erroneamente che i vigili sono tutti in ufficio e che invece pochissimi sono impegnati in strada. è un lavoro usurante, sopratutto per la salute dei nostri uomini. A tal proposito vorrei sottolineare che il nostro corpo di polizia, in collaborazione con dei tecnici e l’Università di Palermo, sta mettendo a punto uno studio sulle polveri sottili per permettere ai nostri collaboratori di lavorare in sicurezza. Aspettiamo i risultati per mettere a punto delle protezioni più efficaci delle mascherine.”
 

 
Quali sono i criteri attraverso i quali si sta sviluppando il nuovo piano urbano?
“Essendo Palermo una città moderna, ha indubbiamente bisogno di una visione strategica che deve nascere da un’adeguata programmazione e non dall’improvvisazione. La pubblica amministrazione deve considerare la sicurezza urbana una priorità assoluta e deve quindi stanziare le risorse adeguate. La microillegalità che affligge ad esempio le periferie, se non viene contrastata, crea le condizioni ideali per lo sviluppo di forme di criminalità più gravi. Sottovalutare dunque queste realtà, sarebbe un errore strategico abbastanza grave da parte nostra. I cittadini non sono dei sudditi, ma degli utenti che pagano le tasse e che hanno il diritto di vivere in un ambiente sicuro e tutelato. Purtroppo negli ultimi anni si è investito poco nel trasporto pubblico, nei parcheggi e nelle isole pedonali. Da qui è scaturito il fallimento delle Ztl che ha reso necessaria la realizzazione del nuovo piano urbano del traffico, che delinea lo scenario complessivo di quello che dovrebbe essere l’assetto urbano della città, conciliando in particolare le esigenze dei cittadini utenti e degli imprenditori. Il progetto è affidato all’Autority per il traffico che dal punto di vista amministrativo fa capo a me, mentre la responsabilità politica è dell’assessore al traffico e alla viabilità. Date le prospettive credo che per la fine del 2009 questo progetto sarà a buon punto e che nel 2010 potrà finalmente essere varato. Il nostro obiettivo è quello di costruire uno scenario urbano nuovo, coerente ad una programmazione attenta, perché intervenire a macchia di leopardo senza avere una visione organica ed attenta e soprattutto a lungo termine di quelle che sono le esigenze e le aspettative della nostra città sarebbe del tutto inutile”.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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