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Ferrovie siciliane su un binario morto
di Rosario Battiato

I dati dell’ultimo rapporto Pendolaria 2011 di Legambiente certificano il disastro: nell’Isola si investe poco o niente. Negli ultimi nove anni il 99 per cento delle risorse infrastrutturali regionali è andato alle strade

Tags: Ferrovie Dello Stato, Sicilia



PALERMO – L’edizione 2011 di Pendolaria, il consueto dossier annuale di Legambiente che analizza il trasporto su strada ferrata, è più allarmante del solito. I dati raccolti dall’associazione del cigno volano in picchiata, riportando scientificamente l’opera di smobilitazione in atto in Italia per i treni a lunga percorrenza che un tempo collegavano i centri settentrionali e meridionali del Paese. E la Regione contribuisce investendo poco o niente nel settore. Proprio la Sicilia è al centro di quest’azione, sebbene nei giorni scorsi il Governo abbia promesso interventi infrastrutturali per 400 milioni di euro per il contratto di programma Rfi 2009, mentre la Regione destinerà 500 milioni di euro per la tratta Palermo-Catania, fondi provenienti dalla quota Stato del Programma Operativo 2007-2013. Tuttavia viste le cifre di Legambiente non sembra possa bastare: ci vuole un’azione complessiva che abbracci l’intero sistema ferroviario siciliano.

La stagione dei tagli proseguirà e quindi, inevitabilmente, cresceranno proporzionalmente i disagi per i pendolari. L’Italia non presta attenzione al trasporto e traffico su rotaia, la componente meno inquinante, dato il trend degli investimenti degli ultimi anni, e il governo Monti non sembra fare eccezione. Nell’ultima manovra, recita una nota di Legambiente, si recupera “un miliardo di euro all’anno per l’autotrasporto per rimborsare l’accisa sui carburanti, che sarà dunque pagata da tutti gli automobilisti (compresi i pendolari che usano l’auto)” mentre per le infrastrutture il Cipe “ha previsto 4,8 miliardi di investimenti pubblici in grandi opere, come la Tav sulla linea Milano-Genova e Brescia-Treviglio, il Mose, il Tunnel del Brennero, la statale Jonica e altri interventi Anas”. Insomma c’è poco Sud, in termini di grandi interventi, e pochissima Sicilia, che da tempo è nel mirino dei tagli ferroviari.

La responsabilità è anche delle amministrazioni regionali e del governo nazionale, e non solo frutto di scelte del gruppo Rfi. Negli ultimi 9 anni in Sicilia, ad esempio, il 99 per cento delle risorse delle spese infrastrutturali, si legge nel dossier dell’associazione ambientalista, è andato ai cantieri stradali. Nel periodo 2003-2011 la Regione Siciliana ha destinato ben 18,42 milioni di euro agli investimenti su strada, tagliando praticamente fuori, secondo la stima fatta dall’associazione ambientalista, sia le ferrovie che la metropolitana. Nel 2011 l’amministrazione regionale non ha speso un euro in termini di “stanziamento per il servizio” e 12 milioni di euro per il materiale rotabile. Il contributo della Regione Siciliana è servito, in compartecipazione ad altri fondi statali all’acquisto di nuovi treni.
 
Complessivamente, secondo Legambiente, stiamo parlando dello 0,06 per cento del proprio bilancio. Come se non bastasse l’Isola è una delle tre regioni italiane, assieme a Sardegna e Valle d’Aosta, a non aver ancora firmato con il gestore il nuovo Cds (Contratto di servizio) con il quale l’impresa ferroviaria s’impegna ad erogare di un quantitativo di treni per km, nonché al rispetto di determinati indici di qualità, così da evitare delle penali, e dall’altro l’amministrazione regionale stabilisce un corrispettivo economico per l’erogazione di tali servizi.
 


In Sicilia sono state investite solamente le risorse Fas
 
PALERMO – La Sicilia non si sbilancia negli investimenti ferroviari, eppure ce ne sarebbe ampiamente bisogno. Legambiente, tuttavia, ha individuato degli interventi importanti compiuti negli ultimi anni. “In Sicilia, nonostante gli investimenti della Regione vicino allo zero, – si legge sul dossier Pendolaria 2011 – sono state investite ingenti risorse Fas per le infrastrutture ferroviarie; in particolare si tratta di 9,3 milioni di euro per la metroferrovia Messina-Giampilieri, di 8 milioni per la velocizzazione della linea Palermo-Agrigento e di 8,6 milioni per il restyling delle stazioni di Palermo, oltre all’istituzione della fermata Notarbartolo-Politeama”. Nel complesso restano pari a zero le risorse stanziate per aumentare il numero di treni per km in Sicilia, che si trova in buona compagnia con Marche, Umbria, Molise, Basilicata e Calabria. Nell’ultimo decennio 2001-2010 le risorse regionali aggiuntive per materiale rotabile sono state pari a 64,55 milioni di euro (per il gestore Trenitalia). Si tratta di una delle cifre più basse d’Italia. Per il futuro prossimo i pendolari isolani richiedono interventi rapidi e migliorativi che possano invertire la tendenza.
 


Reazioni. D’Alia (Udc): “Tagli smentiscono accordi di marzo”
 
PALERMO – Proprio in questi giorni Gianpiero D’Alia (Udc), ha presentato un’interrogazione in Senato al ministro dei Trasporti, Corrado Passera, a proposito della situazione dei treni in Sicilia: “Il nuovo orario invernale di Trenitalia che, entrando in vigore è coinciso con la cancellazione dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia, é in netta antitesi con quanto stabilito il 15 marzo 2011 in occasione del tavolo nazionale convocato dall’ex ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, presenti il sindaco di Messina; i sindacati ed i vertici di Fs, Trenitalia ed Rfi”. “In quella circostanza, infatti – continua il presidente dei senatori Udc – l’ex ministro aderì alla richiesta dell’amministratore delegato di Fs, circa l’erogazione, da parte dello Stato, di una somma, successivamente quantizzata in cinque milioni di euro, per consentire il reintegro di 16 vetture necessarie a garantire la continuità territoriale tra la Sicilia ed il resto d’Italia, confermando i livelli occupazionali già allora messi in discussione. Sempre in quell’occasione si convenne altresì che l’intervento statale, seppur erogato per far fronte alle esigenze dell’anno 2011, avrebbe dovuto risolvere, in modo strutturale, le denunciate problematiche occupazionali e di continuità territoriale”. A questo punto D’Alia chiede a Passera se intenda dare seguito agli impegni assunti dall’ex ministro Matteoli”. (smp)

Articolo pubblicato il 23 dicembre 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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