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Messina - Comune bocciato su tutta la linea dopo i rilievi della Corte dei Conti
di Massimo Mobilia

Contestato l’atteggiamento sulle partecipate che “lascia presumere la mancanza di vigilanza dell’Ente”. “Violazioni di legge” nel Rendiconto di bilancio 2009 del Municipio taorminese

Tags: Messina, Corte Dei Conti



TAORMINA (ME) - Neanche il tempo di festeggiare l’arrivo del 2012, al Comune di Taormina il nuovo anno ha portato in regalo vecchi problemi. Nelle scorse settimane è arrivata a Palazzo dei Giurati una nota della Corte dei Conti Sicilia - Sezione di controllo, destinatari il presidente del Consiglio comunale Eugenio Raneri, il sindaco Mauro Passalacqua e il Collegio dei Revisori dei conti, che non ha lasciato intendere niente di buono e certamente sarà stata indigesta, durante le feste, agli amministratori e agli uffici finanziari.

Il documento (n. 325/2011), deliberato dal presidente Rita Arrigoni, dal referendario relatore Francesco Vitiello e dal consigliere Ignazio Faso nell’adunanza del 29 novembre scorso, riguarda il Rendiconto di bilancio 2009 del Municipio taorminese, nell’ambito dei controlli finanziari che la Corte è chiamata a produrre sui conti degli Enti locali siciliani come previsto dalla Legge finanziaria del 2006. I giudici contestano al Comune in primo luogo il mancato rispetto del termine fissato dall’art. 227 del Testo unico degli enti Locali per l’approvazione del rendiconto, ovvero il 30 aprile dell’anno successivo, essendo stato lo stesso esitato dal Civico consesso il 14 ottobre del 2010, quindi con ben sei mesi di ritardo che “costituisce - dicono i magistrati - non solo una violazione di legge, ma altera l’intero ciclo del bilancio e ostacola il controllo attribuito a questa Corte”.

Accertata e contestata anche la presenza di residui attivi per importi molto elevati relativi a esercizi addirittura risalenti a prima del 2005, rispettivamente pari a 643 mila euro e 1,394 milioni di euro che, secondo i giudici, “vanno a discapito degli equilibri di bilancio perché, attraverso una non corretta gestione dei residui attivi, si genera un avanzo fittizio o un occultamento parziale del disavanzo”.

Bacchettata anche per la mancanza di dati in bilancio sulle società partecipate del Comune (in primo luogo la spinosa Asm), che “lascia presumere la mancanza di vigilanza da parte dell’Ente, obbligato a farlo per legge, nell’interesse collettivo”, e un’eccessiva spesa per il personale che non risulta adeguatamente giustificata e che ha superato i limiti previsti dall’art. 1 della Finanziaria 2007, con mancanza di notizie in merito ai compensi degli ex Lsu.

Le stesse criticità erano state espresse dai Revisori dei conti, così come l’assenza di proventi dal recupero di evasione tributaria e la mancanza di dati sull’entità dei debiti fuori bilancio, su cui però l’amministrazione ha fornito successivi chiarimenti.
La Corte non ha però ritenuto valide le giustificazioni in merito agli altri punti. Sui ritardi di approvazione del rendiconto il Comune si è difeso dando la colpa “all’accavallarsi dell’approvazione del preventivo 2010”, ma sono tre anni che anche i bilanci di previsione vengono esitati dal Consiglio ad ottobre inoltrato. Sui residui attivi antecedenti al 2005, invece, un ulteriore accertamento ha portato al ribasso le somme iniziali, di cui gran parte motivate come proventi del servizio idrico integrato, ma alla Corte non è bastato. Come non sono bastate le risposte su società partecipate e spese per il personale, i cui dati per il Comune sono stati successivamente acquisiti dagli uffici finanziari.

Il pronunciamento della Corte dei Conti è stato adesso inviato all’assessorato regionale per le Autonomie locali che potrebbe adottare delle misure sanzionatorie nei confronti dell’Ente.

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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