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Messina - Riflettori sull’Archivio storico. Indagini anche della Procura
di Francesco Torre

Il Comune avrebbe lasciato incustodito l'enorme patrimonio librario e documentale

Tags: Messina



MESSINA - Lo sciopero della fame del pacifista del “Movimento non violento” Renato Accorinti è servito a qualcosa. Per diversi giorni i riflettori dei media sono stati puntati contro lo scempio in atto presso i depositi della scuola Enzo Drago, liddove cioè si custodivano i libri della Biblioteca comunale e i documenti dell'Archivio storico. E subito dopo, magica conseguenza dopo anni di silenzio e barbaro killeraggio di cultura, il Comune di Messina e il dipartimento retto dal dirigente Salvatore Di Francesco hanno iniziato e ormai praticamente quasi concluso il trasferimento dei testi presso la più confortevole sede del Palazzo della Cultura, il tutto mentre la Procura ha aperto un'inchiesta per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale (art. 733 del Codice penale), che si lega all'imputazione presente nel Codice dei beni culturali del 2004 per distruzione di beni di pregio storico-artistico.

"Era doveroso da parte nostra, c'è in gioco la nostra memoria", ha affermato il procuratore aggiunto Ada Merrino, che sta coordinando le indagini insieme ai Carabinieri del nucleo di Polizia giudiziaria.
"Tutte speculazioni, nessuna responsabilità per quanto mi riguarda", ha dichiarato invece il sindaco Giuseppe Buzzanca, chiamato in causa da Accorinti e da quanti gli rimproverano di aver dimenticato di attuare in questi anni politiche culturali, di aver utilizzato il dipartimento e il nuovo Palazzo della Cultura a fini esclusivamente clientelari, di aver compromesso dal 2010 a oggi lo stato di una vasta documentazione storica e di non aver consentito, nemmeno, che all'indomani delle dimissioni del vice sindaco Ardizzone, avvenute per la questione del doppio incarico, venisse nominato un altro assessore alla Cultura, detenendo egli stesso l'interim con i risultati che ora sono sotto gli occhi di tutti.

Per riferire dello scempio delle politiche culturali a Messina occorrerebbe altro che mezza pagina. Si dovrebbe partire dall'Università, passando per gli enti preposti come l'Ente teatro, il Museo regionale e Taormina Arte.
Soffermandosi sull'Archivio storico e la Biblioteca comunale, invece, basti dire che nel giugno 2010 l'amministrazione decise di trasferire i dipendenti in servizio alla scuola Drago al Palacultura, lasciando praticamente incustodito il patrimonio. Da lì, con ogni probabilità, ebbe inizio il disastro, cui oggi si tenta di porre rimedio in una situazione davvero emergenziale, resa impossibile dal fatto che un inventario completo di quanto custodito nell'Archivio storico non è mai stato realizzato. E già solo questo dà il senso di quanto Messina, nel settore della Cultura, sia all'anno zero. Auguriamo buon lavoro alla Procura.
 


L’altro caso. Biblioteca del Cineforum in pericolo

MESSINA - L'Archivio storico e la Biblioteca comunale non sono gli unici beni librari cittadini a rischiare la distruzione. Lo storico Cineforum Don Orione, che il prossimo anno compirà 50 anni, detiene con ogni probabilità la più importante collezione di libri e riviste dedicate al cinema del Meridione. A causa delle difficoltà economiche in cui da anni versa l'associazione – cui nel 2011 il Comune ha negato sia un contributo economico che l'inserimento in bilancio come ente culturale storico della città – nel 2004 il patrimonio è stato trasferito nei locali del Parco Horcynus Orca, e lì inventariato gratuitamente a opera del Cineforum. Conseguentemente, per rendere fruibile la biblioteca, i responsabili dell'associazione e in primis il suo presidente, Nino Genovese, hanno offerto negli anni libri e riviste sia alla facoltà di Lettere dell'Università di Messina, sia al Comune, sia alla Fondazione Horcynus Orca, ma pare proprio che quel patrimonio non interessi a nessuno. Tanto che, senza avvisare il Cineforum, l'Horcynus ha deciso qualche tempo fa di trasferire la biblioteca all'interno del parco gemello di Scilla, dove attualmente si trovano i libri. In attesa, forse, che qualcuno attui anche lì uno sciopero della fame.

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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