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Quotidiano di Sicilia

Ponte sullo Stretto: sì, no, boh
di Rosario Battiato

L’assegnazione della somma, decisa nel 2009, servirebbe in parte alla costruzione dell’opera tornata nel limbo. Monti ha ribadito come la strategica infrastruttura sia stata "sospesa". I fondi rischiano di finire altrove

Tags: Ponte Sullo Stretto, Cipe, Corridoio1, Mario Monti



MESSINA – Se ne parla da decenni, e verosimilmente se ne continuerà a parlare per i prossimi, ma difficilmente si farà. Questo è il biglietto da visita del Ponte sullo stretto, passato dall’essere strumento di promozione elettorale a portata principale del dibattito mediatico. Nei giorni scorsi è tornato al centro delle cronache ricevendo l’ennesimo congelamento, ma  permangano le perplessità sulla destinazione del miliardo e seicento mila euro inizialmente stanziato dal Cipe per la costruzione. Le rassicurazioni date da Monti a Lombardo nei giorni scorsi non sembrano essere servite.

A fine gennaio il dibattito sul Ponte è tornano improvvisamente di moda. Il tiepido approccio del governo Monti per l’importante infrastruttura strategica del Mediterraneo era stato inizialmente confermato dalla decisione del Cipe di revocare la somma di 1,6 miliardi. Esattamente si tratterebbe di 1.624 milioni di euro, assegnati nel 2009 al Ponte sullo Stretto, una cifra che non è mai stata impegnata né spesa. L’importo totale dell’opera prevede una spesa di 8,5 miliardi, che, dopo il disimpegno dell’Ue, avrebbero dovuto trovare adeguata copertura dai privati interessati ad investire.

Ma la storia non si ferma qui. La scorsa settimana Raffaele Lombardo ha incontrato il premier Mario Monti e dal vertice è maturata una nuova verità. Il Ponte non sarebbe stato archiviato, ma solo “sospeso”. “Il ponte sullo Stretto - ha spiegato il governatore Lombardo dopo l’incontro con Monti - non è stato definanziato nell’ultimo Cipe, semmai, nel corso di un rastrellamento di miliardi di euro che è avvenuto precedentemente”. L’unica certezza è che questo blocco, o sospensione che dir si voglia, è avvenuto. E per il Ponte significa tornare in un cassetto dove è già stato sospinto in passato. In seguito, ha spiegato Lombardo, che evidentemente non vuole arrendersi all’evidenza, “si aspetta l’ok della valutazione di impatto ambientale per poi eventualmente reperire le risorse che servono”.

A rendere ancora più fumosa la situazione ci ha pensato Mario Ciaccia, viceministro delle Infrastrutture, a margine di un convegno organizzato il 20 gennaio dall’Università Bocconi dove ha spiegato come non ci sia la volontà del governo di affossare il progetto. Insomma nessuno l’ha ammazzato, ma il ponte resterà evidentemente un progetto sulla carta. Insomma più che un Ponte sembra una specie di montagna russa, dopo la rimozione dai progetti del governo Prodi, la ripresa nell’ultima era Berlusconi e poi ancora lo stallo attuale.

I fondi ancora una volta saranno dirottati altrove, così mentre al Nord alta velocità e Tav proseguono il loro cammino nell’ammodernamento del Paese, la Sicilia continuerà a piangere questo collegamento mancante per renderla finalmente adulta nei mercati europei. Intanto, solo per fare due conti, si rammenta che la cancellazione in ogni caso non farebbe tornare in vita il mezzo miliardo già speso tra progetti, monitoraggio e studi preliminari.

Senza Ponte non si capisce bene che senso avrebbe neanche il Corriodoi 1 Berlino-Palermo che si troverebbe completamente monco una volta giunto in Calabria, rendendo la Sicilia una realtà sempre più marginalizzata nello scacchiere del trasporto europeo.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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