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Quotidiano di Sicilia

2011, ecco la fotografia dell’Istat. Anche in Sicilia più morti che nati
di Chiara Borzì

Il rapporto tra tasso di natalità e di mortalità rispetto al 2010 è pari a -0,4%

Tags: Istat, Nascite, Mortalità



PALERMO - Con l'arrivo del 2012 l'Istat ha diffuso i nuovi dati riguardanti la popolazione italiana. Nascite, decessi, presenze straniere in Italia, sono gli indici che il nostro istituto di statistica ha rilevato e aggiornato consegnando dati salienti sull'andamento del paese. Ancora una volta il risultato non è positivo, appare infatti sempre più lontano il mito di un'Italia giovane e popolosa. Nel nostro Paese, per il quinto anno di fila la dinamica naturale della popolazione è negativa. Le nascite continuando ad essere in calo, nel 2011 sono nati 6 milioni bambini in meno rispetto al 2010 per un totale di 556 mila nuovi nati. Le morti sono in aumento: nell’anno appena trascorso si sono registrati quattromila decessi in più rispetto al 2010. Nonostante questo la popolazione italiana non può considerarsi del tutto vecchia ma, diremmo, "matura" con una media di 44,7 anni.

A dare una grossa mano alle nostre percentuali concorrono i residenti stranieri, vero e proprio "motore di crescita" del nostro Paese. Vediamo il perchè. Le donne straniere partoriscono ad un’età più giovane rispetto alle italiane, 28 anni contro i 32,2. Il numero di figli nati da donna straniera si aggira a 2,07, ben diverso dall’1,42 nazionale. Gli uomini stranieri hanno un’età media nettamente inferiore agli italiani, ovvero 32,2 contro i 44,7 su menzionati. Possiamo inoltre affermare anche quest’anno che la popolazione straniera residente in Italia continua a crescere: oggi rappresenta quasi il 10% del totale (8%).

La Sicilia, al pari delle altre regioni d'Italia, vive anch'essa questo momento delicato di cambiamento. Il rapporto tra tasso di natalità e di mortalità è negativo, pari a -0,4%, vicino a Calabria e Puglia ma anche al Veneto e alla Valle D'Aosta. Nello specifico, e il dato è indicativo, le morti sono superiori alle nascite (9,8 contro 9,4). Eppure l’età media delle donne siciliane al parto è la più giovane in assoluto della nazione, 30, 6. A seguire troviamo la media della Valle D’Aosta (30,8). Le siciliane godono, nelle stime tra le donne italiane, di un certo primato anche alla voce tasso di fecondità: l’1,39 è tra i numeri più alti, superiore al Lazio e alla Lombardia, ma analizzando, alla stessa voce, le stime delle donne straniere il paragone non regge: il tasso di fecondità delle donne non italiane in Sicilia è, infatti, pari all’1,82, molto vicino alla media nazionale di 2,07% e tra le stime più alte nel meridione.

Considerando ancora il confronto tra siciliane e straniere, i dati riguardanti la provenienza delle nascite ci dà notizia di un allontanamento della nostra Isola dal trend nazionale. Se, infatti, in Italia l'88% dei nuovi nati viene da donne italiane e soltanto il 12% viene da donne straniere, in Sicilia la percentuale diventa quasi integralmente a favore delle donne dell'Isola con il 96% di nuovi nati da madre siciliana, contro il 4% da madre straniera.

Stessa rilevanza assumono i dati che riguardano la struttura demografica della cittadinanza della nostra regione. Nel territorio la presenza di stranieri è tra le più basse nel contesto nazionale. La popolazione è composta da stranieri solo per il 3% ,il 97% è cittadinanza locale. Su un totale di 5.049 abitanti, dunque, 4896 è rappresentato da siciliani e solo 153 mila da stranieri. Sono percentuali che stupiscono considerando la vicinanza della nostra regione ai grandi paesi luogo di emigrazione, come l’Africa settentrionale e le zone balcaniche, soprattutto stupiscono se riflettiamo sulle numerose notizie che quasi quotidianamente ci raccontano degli sbarchi in Sicilia di migranti uomini, donne e bambini che fuggono da condizioni di vita impossibili e miserevoli per giungere nella nostra realtà. Una riposta a questa “anomalia” è stata data recentemente da quelle ricerche che hanno mostrato un nuovo volto della Sicilia, quello di meta molto spesso di passaggio e non più di approdo definitivo, preferito verso altre regioni italiane più ricche di risorse economiche e lavorative.

Povera di stranieri e povera di ricambio generazionale , il rischio per la nostra Isola rimane quello di dover intraprendere un cammino per uno sviluppo demografico che appare ancora più difficile ma necessario per non far tramontare del tutto quegli unici stereotipi positivi che, sino a qualche anno fa, ci permettevano di essere considerata una terra ricca di persone e risorse.

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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