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Investire sul territorio per metterlo in sicurezza
di Francesco Sanfilippo

Forum con Sebastiano Di Betta, assessore regionale Territorio e ambiente

Tags: Sebastiano Di Betta



Di quanti e quali dipartimenti dispone l’assessorato? Esiste un monitoraggio per controllare le aree del territorio siciliano maggiormente a rischio?
“I dipartimenti dedicati al territorio e diretti da altrettanti dirigenti generali sono tre più due uffici speciali. I tre dipartimenti sono Territorio e ambiente, l’Urbanistica e il Corpo forestale. In questi mesi d’insediamento, ho cercato di capire quali fossero le competenze di ogni singolo dipartimento e, in seguito all’esperienza maturata prima delle deleghe assegnate dal presidente della Regione, mi sono dedicato a capire quale potesse essere la ricchezza generata con azioni mirate.
Due delle competenze che spettano al Territorio e Ambiente sono il rischio geologico e la messa in sicurezza del territorio. Il legislatore regionale, basandosi su disposizioni nazionali di tre anni prima, ha previsto degli strumenti di pianificazione appositi, denominati Piani di Assetto Idrogeologico. Questo strumento ha consentito all’amministrazione regionale di fare un censimento per capire quali comuni hanno bisogno di interventi, quantificando la spesa da affrontare e intervenendo fin dove ce lo consentono le risorse.
“Dal censimento fatto, si è scoperto che su 390 comuni, ben 275 hanno avanzato l’istanza e richiedono interventi, che sono stati accettati dopo aver verificato la fondatezza delle istanze con i tecnici dell’Assessorato. In questi comuni, esistono situazioni così gravi da essere stati classificati dall’amministrazione regionale a priorità uno e dove è necessario intervenire prima possibile. I 275 comuni hanno avanzato 800 istanze per una richiesta complessiva di 1 miliardo e 200 milioni di euro”.

Queste azioni sarebbero supportate da fondi europei?
“Esistono fondi europei previsti per la messa in sicurezza del territorio nella programmazione 2007/2013 per 200 milioni di euro, circa 35 milioni di euro annui per sei anni. Rispetto ai fondi previsti nella precedente programmazione, c’è stato un dimezzamento delle risorse che consistevano in 390 milioni di euro”.

I 200 milioni non comprendono anche i fondi Fesr e quelli regionali?
“Nella programmazione si ritrovano i fondi comunitari, quelli previsti dal Fesr e regionali, la cui partecipazione è del 5%. Dei 200 milioni di euro previsti, all’atto del mio insediamento, ben 175 milioni erano stati impegnati per 217 interventi.
“Tra l’altro, nel 2009 è stato deciso un accordo-quadro con il Ministero dell’Ambiente, la Protezione civile nazionale e regionale oltre all’Assessorato Territorio e Ambiente, in modo da stabilire quali, tra le 800 istanze presentate dai comuni, meritassero il massimo delle attenzioni, evitando discrezionalità ed errori. Dopo gli eventi spiacevoli accaduti a Barcellona e a Saponara, si è fatto presente al Ministro dell’Ambiente da parte del Presidente della Regione e da parte mia che nella programmazione 200/2006 esisteva un miliardo di risorse non spese.
“Si è chiesto al Ministro se non fosse possibile recuperare tali risorse e dedicarle al dissesto idrogeologico. Il Ministro ha accolto le nostre richieste e le ha presentate a Bruxell che ha dato parere favorevole, permettendoci di recuperarle. Queste risorse saranno disponibili a breve attraverso una delibera Cipe. Queste risorse, inoltre, metteranno in moto l’economia regionale”.

Occorre fare presto, perché servono iniezioni di liquidità.
“Per fare presto, si preparerà un addendum al protocollo d’intesa, sottoscritto col Ministero dell’Ambiente, e i piani d’intervento regionali con la Protezione civile. In questo modo, si eviteranno favoritismi”.
 

 
Valorizzare e razionalizzare le risorse a disposizione
 
Per reggere la crisi attuale, occorre inserire il concetto della essenzialità della spesa. Che cosa state facendo in Assessorato?
“Rispetto al problema del dissesto, si sta procedendo con l’accelerazione della spesa nelle modalità che sono state spiegate. Per quanto riguarda il corpo forestale, ciò non è altrettanto facile, giacché ci sono 8.700 forestali di cui 7.200 rispondono alla legge 151/2001. Poi, l’Azienda Foreste ne ha 17 mila.
“Di fronte a queste cifre, ci si è rivolti al direttore nazionale dell’Inps e si è proposto di far passare questi 7.200 contrattisti a tempo indeterminato, facendo riconoscere loro l’80% dei contributi dall’Inps stesso fino alla pensione. In questo modo, si può pianificare una vera campagna di riforestazione che diverrebbe sistematica con risorse umane certe senza costi aggiuntivi”.

Che cosa può dirci sui parchi e sui canoni delle concessioni?
“Rispetto al Parco Nazionale dell’Abruzzo che ha 32 dipendenti, i 4 parchi regionali hanno a disposizione 500 impiegati. Si pensa, così, di fornire servizi aggiuntivi ai parchi che sono assenti e che producono introiti, così da riassorbire tali risorse.
“Di recente, si è proposta una cabina di regia con tutti i commissari per definire una strategia unica di sviluppo. Anche i canoni devono essere adeguati ai costi Via Vas, così da limitare il numero degli imprenditori poco seri, valorizzando il nostro patrimonio”.
 

 
Una iniezione di liquidità necessaria per lo sviluppo
 
Che tempi prevedete per l’addendum?
“Il vantaggio ottenuto con l’accordo con il Ministero, è che la spesa diviene a titolarità regionale. Gli attuali decreti rallentano la spesa, perché sono assegnate le risorse a un comune, che in seguito individua la ditta in grado di svolgere i lavori. Ciò, però, significa che occorrono 6 mesi per predisporre il decreto di finanziamento e altri 6 mesi al comune per individuare la ditta, così che prima di due anni non si potrà intervenire. Attraverso l’addendum, invece, si predispone la delega, in accordo con ministero, e si lascia alla Protezione civile il compito di individuare i progettisti, i collaudatori, i direttori dei lavori e le ditte idonee. Così, entro novembre, saranno individuati gli aggiudicatari e si possono far partire i lavori”.

I riflessi economici si vedranno nel 2013 e non nel 2012, quando le imprese ne avrebbero più bisogno.
“Il ministro Passera ha fornito alcune interessanti ipotesi di lavoro. Il ministro ha supposto di ricevere immediatamente la direttiva comunitaria che stabilisce i tempi tecnici entro i quali lo Stato deve pagare i fornitori entro 30 giorni. Recepire questa direttiva significa che i crediti che vantano i privati nei confronti della Pubblica Amministrazione, sarebbero incassati entro il 2012, immettendo 100/130 miliardi di euro nel mercato. Così, si fornirebbe ossigeno sia alle imprese sia alle banche, liberando risorse”.

Tuttavia, sarebbero pagati i debiti statali, non quelli regionali.

“Nulla vieta che la legislazione regionale possa uniformarsi a quella nazionale. Il Ministro, inoltre, ha ipotizzato di mettere sia liquidità, sia certificati come i Bot, che possono essere pagati alla scadenza o venduti”.
 

 
Curriculum Sebastiano Di Betta
 
Sebastiano Di Betta, nato ad Agrigento nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza a Palermo nel 1997, iscrivendosi all’albo degli avvocati del capoluogo. Avvocato civilista e amministrativista, ha ricoperto incarichi e consulenze per aziende nazionali e internazionali, quali l’Equitalia, l’Anci, la Fondazione Enasarco e Italia Lavoro Sicilia. Dall’ottobre 2006 al gennaio 2008 ha ricoperto l’incarico di consigliere giuridico del Ministero dei Trasporti. Dall’8 novembre del 2011 diviene assessore al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana.

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Sebastiano Di Betta, assessore regionale Territorio e ambiente
Sebastiano Di Betta, assessore regionale Territorio e ambiente



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