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Violenza sessuale sui minori, preoccupante escalation di reati
di Anna Claudia Dioguardi

A confronto i dati luglio 2010-giugno 2011 delle Corti d’Appello di Catania e Palermo. Solo a Palermo avviati 201 procedimenti. In calo i reati di pedofilia (-24%)

Tags: Violenza Sessuale, Bambini, Pedofilia



PALERMO – Nel codice penale, il termine delitto descrive diverse tipologie di reato. Vengono denominati tali anche fenomeni più sottili rispetto agli omicidi, che di questi condividono la base di violenza fisica associata a una forte pressione e violenza psicologica. Si tratta dei delitti contro la libertà individuale e quelli contro la libertà morale e sessuale.

I rapporti delle corti d’Appello di Palermo e Catania, presentati in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, sulla base delle denunce presentate, consentono di analizzare l’andamento anche di queste tipologie di reati che, purtroppo, in alcuni casi, risulta essere in aumento.

È il caso dei reati contro la libertà individuale, distinti in reati di riduzione in schiavitù e tratta di esseri umani. Nel territorio di competenza della corte d’Appello etnea, tra luglio 2010 e giugno 2011, si è registrato un aumento passando da 17 a 25 denunce, in particolare con un aumento dell’83 percento delle denunce per riduzione in schiavitù.

Nel distretto palermitano, che comprende anche gli apparati giudiziari delle province di Agrigento e Trapani, si è verificato invece un miglioramento, con 96 denunce contro le 123 dell’anno precedente. Una diminuzione che non sembra potersi riconfermare per l’annualità in corso: oltre 50 mila immigrati hanno raggiunto le coste siciliane intraprendendo viaggi della speranza nelle mani di gente senza scrupolo. Come si legge nel rapporto della Corte d’Appello redatto dal presidente Vincenzo Oliveri “si sono registrati numerosi casi di imbarcazioni piene al di là della capienza del mezzo navale e spesso gli immigrati venivano picchiati selvaggiamente, alcuni venivano uccisi e gettati in mare, altri venivano gettati in acqua ancora vivi, con le braccia e le gambe legate; altri venivano ridotti al silenzio con trattamenti disumani”. Comportamenti in molti casi denunciati dagli stessi immigrati una volta giunti a Lampedusa.

Variazioni significative si sono verificate nell’ambito dei reati contro la libertà sessuale e morale, all’interno del quale la corte d’Appello di Palermo distingue la violenza sessuale, lo stalking e la pedopornografia e pedofilia, tipologia quest’ultima che la corte d’Appello di Catania riconduce invece ai delitti contro la libertà individuale.

Sono diminuite le denunce per pedofilia e pedopornografia: la corte d’Appello palermitana ha registrato una diminuzione del 24 percento e quella catanese del 55. Il presidente Oliveri sottolinea come sia stato decisivo per la lotta la fenomeno “l’attribuzione alla Polizia giudiziaria di nuovi mezzi, come l’acquisto simulato di materiale pornografico, l’apertura di siti internet di copertura, l’autorizzazione ad infiltrare agenti nei viaggi organizzati per finalità di turismo sessuale”.

I minori tuttavia restano tra le principali vittime di violenza sessuale: sono 201 i procedimenti avviati nel periodo d’osservazione a seguito di  abusi ai danni dei minori dalla corte d’appello di Palermo che segnala come sia proprio la provincia capoluogo l’area più colpita in particolare in quelle zone in cui la povertà, la promiscuità e il basso livello culturale sfociano spesso nella mercificazione di donne e bambini, visti come oggetti da cui trarre guadagni.
 

 
Stalking. A Catania denunce in aumento del 17%
 
Tra i reati contro la libertà sessuale e morale rientra, come abbiamo visto, anche lo stalking, meritevole di un’attenzione particolare per la sua recente introduzione nel panorama italiano. I dati delle corti d’Appello segnalano una maggiore presa di coscienza degli italiani rispetto a tale reato. Nel distretto catanese le denunce sono aumentate del  17 percento, passando da 424 a 498, un incremento più significativo è stato registrato dal distretto palermitano in cui i casi denunciati sono stati 583 contro i 428 dell’annualità precedente. Questo tipo di reato ha oggi una collocazione precisa nel panorama penale e la legge assicura la possibilità di sanzioni adeguate ampliando d’altra parte la sfera di tutela delle vittime.
Accanto a pene detentive vere e proprie da sei mesi a quattro anni infatti la legge ha introdotto anche misure preventive come il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima o di mantenersi a determinate distanze e infine misure a sostegno delle vittime.
Un versante, quest’ultimo, su cui il presidente Oliveri segnala però l’esigenza di rendere meno generica la normativa.

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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