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Quotidiano di Sicilia

Imprese siciliane sotto scacco del racket
di Michele Giuliano

Il fenomeno mafioso si è oramai infiltrato in tutti i gangli imprenditoriali ed è allarme in Sicilia. Paura per appalti e agroalimentare: volume d’affari quantificabile in 12,5 mld

Tags: Appalti, Racket, Imprese, Mafia, Francesco Messineo



PALERMO - La mafia dietro gli appalti, specie quelli di grossa entità. La mafia presente anche nel settore imprenditoriale alimentare: dai supermercati alla grande e piccola distribuzione, per arrivare anche alla minuscola bottega dietro l’angolo di casa. Chiunque in Sicilia faccia attività imprenditoriale e commerciale deve pagare dazio. Oramai il racket è diffuso in ogni settore merceologico dell’Isola. L’ha ribadito proprio in questi giorni il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo: “Abbiamo il fondato sospetto che tutto il sistema economico siciliano, con particolare riguardo al settore degli appalti pubblici, sia stabilmente sotto il controllo della mafia. Ci stiamo attrezzando, abbiamo qualche risultato, ma è un mondo nuovo che va affrontato con nuove tecniche e nuovi mezzi”.

I segnali di una criminalità organizzata che cambia pelle a seconda della mutazione del mercato sono arrivati dal caso della Euteco srl di Capaci. L’impresa, che effettuava manutenzioni di impianti elettrici anche per conto dell’Enel, è di proprietà del capomafia Giuseppe Liga. Secondo il procuratore Antonio Ingroia “potrebbe essere solo la punta di un iceberg”, perché Cosa Nostra continua sempre a cercare nuovi ambiti in cui investire. Non basta la buona volontà anche perché questa virtù sino ad oggi è stata sposata soltanto da poco commercianti e imprenditori in Sicilia attraverso il “consumo critico”. Si tratta di uno strumento sposato da diversi locali siciliani per spingere un’economia virtuosa, libera dalle mafie attraverso l’impegno della lotta al racket delle estorsioni e all’illegalità.

Ad oggi sono 691 i negozi e le imprese pizzo-free, 39 i produttori aderenti al marchio “prodotto pizzofree” e oltre 10 mila i consumatori che li sostengono con i loro acquisti. Il problema vero è che la mafia in Sicilia corre più di tutti: ad esempio ha del tutto inquinato il mercato imprenditoriale alimentare. Ha documentato tutto il giornalista e scrittore Marco Rizzo che nel suo libro appena uscito “Supermarket mafia” illustra questo tentacolare allargamento a macchia d’olio nel settore.

Dal caporalato ai trasporti, dalle truffe con i finanziamenti europei al racket delle cassette per la frutta, passando al controllo dei supermercati da parte di Cosa Nostra. E’ lo stesso autore che spiega come “tutti noi finiamo con l’essere inconsapevolmente complici, di quello è diventato un sistema e che inficia la stessa economia”.

“È dalla terra, dai latifondi siciliani nell’Ottocento, che è emerso il potere mafioso, è con mestieri come il “vaccaro” o il “campiere” che boss del calibro di Tano Badalamenti o Matteo Messina Denaro hanno cominciato la loro ascesa nel crimine. “Le attività criminali nel settore agroalimentare – per citare il contenuto del libro – hanno un volume d’affari quantificabile in 12,5 miliardi di euro: 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite e 8,8 miliardi di euro da quelle illecite. Secondo Eurispes, dalle agro-mafie le organizzazioni criminali ricavano 220 miliardi di euro, ossia il 5,7 per cento dei loro profitti”.
 

 
Necessario che entrino in vigore tutte le norme del codice Antimafia
 
La Legacoop siciliana non nasconde la sua preoccupazione rispetto a queste mutazione del mercato. “L'allarme del procuratore Francesco Messineo, sul fondato sospetto che tutto il sistema economico siciliano e, in particolare, gli appalti pubblici sono stabilmente sotto il controllo della mafia, impone una seria e rigorosa riflessione che deve partire innanzitutto dalle associazioni d'impresa” sostiene il presidente regionale. “Per l'autorevolezza, la competenza e il rigore della fonte - dice Sanfilippo - la denuncia pone alle imprese, che in questi anni hanno avviato un deciso percorso di legalità e di contrasto alla criminalità organizzata, l'esigenza di una verifica sull'efficacia della loro azione. Se le cose stanno così, infatti, vuol dire che le misure adottate si sono rivelate inefficaci e che a situazione eccezionale, se non si vuole ulteriormente fermare la già difficile crescita dell'isola, occorre dare risposte eccezionali”. Tra gli interventi urgenti, il presidente di Legacoop Sicilia indica “l'entrata in vigore di tutte le norme del codice antimafia. Non è possibile attendere ancora più di due anni per il loro completo dispiegarsi”.

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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