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Quotidiano di Sicilia

Continua ancora il toto Ponte sullo Stretto
di Rosario Battiato

La Sicilia ha bisogno dell’infrastruttura per entrare agevolmente nei mercati europei. A marzo, la verità sul destino dei fondi. Senza finanziamenti privati, forse anche cinesi, l’operazione resterà nel mondo dei sogni

Tags: Ponte Sullo Stretto, Cipe, Corridoio1, Mario Caccia, Infrastrutture



MESSINA – Basta poco e tutto ritorna in gioco. Nel collage delle ultime dichiarazioni pubbliche sul futuro del Ponte della Stretto di Messina, le cronache hanno registrato sontuosi passi indietro, timide aperture, speranze mai sopite e illusioni che i siciliani coltivano ormai da decenni. L’ultima uscita pubblica è stata di Mario Ciaccia, viceministro alle Infrastrutture, che ha annunciato come per metà marzo si potrà sapere qualcosa in più sul futuro della strategica infrastruttura per lo sviluppo dell’Isola.

Un mese per “prendere una decisione”. Le parole del viceministro alle Infrastrutture potrebbero alludere  ad una incredibile novità sul futuro del Ponte: la verità. In questo mese il totoPonte, ormai uno dei passatempi preferiti dei politici italiani, potrebbe consumare l’ultima parte di una storia che dura da metà anni duemila, quando il gruppo Impregilo (a capo dell’Associazione temporanea di imprese Eurolink) si aggiudicò la gara d’appalto per la costruzione, divenendo general contractor del Ponte sullo Stretto di Messina. Quell’azione rientrava tra le grandi promesse del governo Berlusconi, anche se, durante la campagna elettorale l’idea era stata appoggiata dal candidato del centro sinistra Francesco Rutelli. Un’inusitata concordanza che in ogni caso avrebbe prodotto il solito nulla. 

Ad oggi resta il sostanziale problema dei fondi, perché l’Ue ha ribadito che si può discutere sui corridoi, ma niente da fare per il Ponte che da Bruxelles, lungimiranti sulle lunghe cose italiche, hanno demandato al governo italiano.
Così ad allontanare il Ponte dalla realtà ci ha pensato anche la “sospensione” precisata dal premier Monti in un incontro col governatore Lombardo nelle scorse settimane. Il resto, intanto, si muove comunque. Da Impregilo non è giunto nessun commento sullo stato dell’arte perché sarebbe tutto ancora troppo prematuro da discutere o commentare, mentre Pietro Ciucci, amministratore unico dell’Anas e della società Stretto di Messina, proprio ad inizio febbraio, ha risposto in merito al futuro del Ponte a margine di un’audizione davanti alla Commissione ambiente della Camera. L’ad, sentito dai cronisti presenti all’incontro, ha spiegato che per il Ponte sullo Stretto fino a quando non ci saranno indicazioni diverse dal governo, la società andrà avanti anche perché ci sono dei contratti da rispettare. E, soprattutto, la società pare abbia già speso circa 300 milioni di euro.

Eppure questa volta c’erano dei presupposti: nel 2010 è stato presentato il progetto preliminare su cui esiste la valutazione di impatto ambientale. Ma senza soldi dei privati – l’estate scorsa si era anche parlato dell’interessamento di un gruppo d’affari cinese – non si va da nessuna parte.

L’importo totale, infatti, prevede una spesa di 8,5 miliardi, ma solo 1,6 miliardi sarebbero dati dal Cipe. La cancellazione del progetto, in ogni caso, sarebbe pure peggio perché metterebbe una pietra tombale su mezzo miliardo già speso tra progetti, monitoraggio e studi preliminari, senza poi considerare le eventuali richieste pecuniarie delle imprese coinvolte. Inoltre senza Ponte non si capisce bene che senso avrebbero i grandi corridoi d’Europa, che aggancerebbero l’Italia solo fino in Calabria, affossando, a causa di quella piccola lingua d’acqua, ancora di più la Sicilia.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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