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“La crisi finanziaria in Italia: le politiche del governo Monti”
di Giuliana Gambuzza

Questo il titolo del convegno organizzato dal Lions Club Catania Host del presidente Francesco Bizzini. Ospite illustre Mario Baldassarri, presidente Commissione Finanze al Senato

Tags: Mario Monti, Mario Baldassarri



CATANIA - Sono passati poco più di cento giorni da quel 16 novembre che ha segnato l’inizio del nuovo governo. È tempo di bilanci, quindi. È tempo soprattutto di fare il punto sullo stato dei conti pubblici italiani, i cui recenti squilibri hanno portato Mario Monti a Palazzo Chigi. Se ne è discusso venerdì scorso in occasione del meeting, organizzato dal Lions Club Catania Host, su “La crisi finanziaria in Italia: le politiche del governo Monti”.

Esperti di economia si sono passati la parola in una sala del Grand Hotel Excelsior di Catania, dando ciascuno la propria risposta a una questione urgente: ce la farà l’Italia a uscire dalla crisi economica? Le manovre economiche del governo Monti, che hanno avviato un effettivo risanamento del debito pubblico, ci aiuteranno a superare la recessione? I tagli alla spesa pubblica e l’aumento alla pressione fiscale da soli non bastano, è il parere unanime dei relatori: ci vogliono anche misure per la crescita.

È una questione di giustizia sociale, oltre che di numeri. “Una buona finanza – ci ricorda infatti Paolo Scarallo, presidente del Credito Siciliano – è quella che riesce ad allocare il credito su base meritocratica, stimola la crescita e stimola la creazione di posti di lavoro; insomma, si mette al servizio dell’economia reale”. Il punto allora è in che modo promuoverla, questa crescita. “L’entità della spesa pubblica è già enorme: il problema non è la sua entità, è piuttosto la sua efficacia ed efficienza, sono gli sprechi della spesa pubblica”, spiega Roberto Cellini, docente universitario di Politica economica a Catania, che precisa: “È urgente il bisogno di spostare la spesa pubblica da spesa corrente a investimenti in infrastrutture”.

Via libera poi alle liberalizzazioni, che nascondono prima di tutto un problema di ordine culturale: “Bisogna passare dalla cultura della rendita alla cultura del lavoro e del profitto”, è il parere di Cellini. Due le ricette proposte da Giacomo Pignataro, Ordinario di Scienze delle finanze nell’Ateneo catanese, per migliorare la distribuzione della spesa pubblica: più uniformità nei sistemi di contabilità e di bilancio delle Pa, come già prescritto dalla legge 196/2009, e una previsione di spesa basata sulla valutazione dei concreti benefici nei vari settori.

Anche perché “il tentativo di controllare indirettamente la spesa delle amministrazioni locali, che è uno degli elementi del federalismo fiscale, cercando di commisurare le risorse finanziarie che vengono trasferite loro per integrarne le entrate, non garantisce affatto che a un’eventuale riduzione delle risorse segua una riduzione degli sprechi”. Per esempio, in casi come quello degli enti locali siciliani, che spendono per il personale circa 40€ pro capite in più rispetto alla media nazionale, meno finanziamenti statali rischia davvero di significare meno servizi per i cittadini. 

Stando all’analisi di Rosario Faraci, che insegna Economia e gestione delle imprese all’Università di Catania, altro punto dolente della politica economica degli ultimi decenni è il sostegno carente alle medie e piccole imprese, che pure costituiscono la specificità del nostro sistema produttivo. Sarebbe ora che il governo premiasse lo sforzo che esse hanno compiuto per la tenuta dell’economia italiana durante questi anni di crisi.
 

 
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“Occorre al più presto una nuova governance che rifondi le regole dell’economia mondiale, fatta da coloro che tra pochi anni saranno primi nella classifica mondiale del Pil: Cina, Stati Uniti, India, Giappone, Russia, Brasile e Corea, che se la batterà, settimo od ottavo posto, con Germania, Francia o Inghilterra”. Sono le parole di un ospite d’eccezione del meeting firmato Lions Club Catania Host, Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze del Senato della Repubblica. La futura governance economica, guidata da Paesi, come la Cina, a dir poco irrispettosi dei diritti umani, non costituisce un rischio per l’Occidente democratico? “È un rischio – conferma Baldassarri ai microfoni del Qds – ma dobbiamo correrlo e chiamarli al tavolo della responsabilità, per poi affrontare anche il problema dei diritti umani”.
Per l’Italia, ci spiega il presidente, “tagli alle spese che contengono corruzione per creare le risorse rivolte a investimenti, famiglie, imprese, giovani e donne”, per un totale di circa 40 miliardi di euro: 15 da risparmiare sugli acquisti delle Pa e destinare a una diminuzione dell’Irpef alla famiglia, tramite deduzioni, e 25 da ricavare dalla trasformazione dei fondi perduti in credito d’imposta, utili ad azzerare l’Irap.

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Mario Baldassarri, presidente Commissione Finanze al Senato
Mario Baldassarri, presidente Commissione Finanze al Senato