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Laurearsi in 5 anni? Sempre più un miraggio
di Giuliana Gambuzza

Gli studenti degli atenei siciliani si laureano mezzo anno dopo la media nazionale, 3 anni in ritardo rispetto agli europei. In Statistica e Scienze politiche i laureati più anziani, va meglio nelle Facoltà di Matematica e Lingue

Tags: Università, Laurea



CATANIA - Gli studenti di Scienze statistiche a Messina e quelli di Scienze politiche a Catania i più “sfigati” di tutti. Ovvero i giovani che si laureano dopo la soglia dei 28 anni (che per loro, in media, salgono a 31). La definizione non è nostra, ma – udite, udite – del viceministro al Lavoro e alle Politiche Sociali, Michel Martone, che, dopo il linciaggio mediatico e studentesco, si è autocensurato per i toni “poco sobri”.

In effetti, Martone si è laureato in Giurisprudenza a 23 anni, quasi sei anni prima della media dei suoi colleghi messinesi e catanesi; anzi, per dirla tutta, alla loro età era già Professore ordinario (!) di Diritto del Lavoro. Ma se gli studenti italiani alla laurea arrivano a 27 anni circa, tre anni dopo i giovani europei, qualche problemino in più della sola svogliatezza – pardon, “sfiga” – forse c’è, nelle università italiane.

I dati relativi ai due Atenei siciliani che hanno aderito al consorzio AlmaLaurea, Messina e Catania, non lasciano dubbi: il 40% degli universitari non indossa la toga prima dei 27 anni, facendo lievitare l’età media alla laurea di un altro mezzo anno rispetto alla media nazionale, già non bassissima.

Dopo Scienze statistiche e Scienze politiche, Giurisprudenza e Medicina (che però dura un anno in più) risultano le Facoltà in cui ricevere l’agognato titolo richiede più tempo: 28,7 anni a Catania e 28,6 a Messina per i futuri avvocati; 28,5 a Catania per i futuri medici, quasi un anno e mezzo in più che nella città del Valdemone.

Non va bene neanche Scienze della Formazione, che supera quota 28 anni sia a Messina e Catania.
Meglio le discipline scientifiche a Catania (soprattutto Economia e Ingegneria), le umanistiche a Messina, dove gli iscritti in Lettere si laureano in media a poco più di 26 anni e mezzo. Sul podio, in entrambi gli Atenei, salgono gli studenti di Scienze matematiche, fisiche e naturali, con breve distacco a Catania da quelli di Lingue e di Economia.

A Messina, però, i laureati con meno di 23 anni sono quasi il doppio che nel capoluogo etneo (il 14,3%).
E dire che dal 2001, anno di applicazione della riforma universitaria che ha sdoppiato il ciclo di studi in un triennio di base e in un biennio specialistico, in Italia il ritardo alla laurea si è praticamente dimezzato, passando a 1,5 anni, mentre si è quadruplicato il numero dei laureati in corso (39%).

Anche a livello nazionale, il percorso giuridico si conferma il più lungo, mentre ancora una volta ottimi risultati in termini di età ottengono il settore linguistico e quello scientifico.Numeri, quelli che vi abbiamo proposto, che spingono a chiedersi perché gli studenti non riescano a rispettare la durata legale del loro corso di laurea. Fermo restando che a far alzare l’età media dei laureati è anche il numero di diplomati che aspetta tra i 2 e i 10 anni prima di iscriversi all’università, cresciuto di oltre il 52% dal 2001.

Siete studentesse, avete ottenuto un buon voto di diploma superiore, preferibilmente liceale, i vostri genitori hanno un livello medio-alto di istruzione e non avete intenzione di lavorare durante gli studi? Secondo AlmaLaurea siete le migliori candidate a laurearsi entro il termine previsto.
 


Problemi: tasse, borse di studio, burocrazia
 
Fin qui i fattori individuali che influenzano la riuscita negli studi. Ma ce ne sono anche di strutturali, legati al sistema università e alle condizioni di vita dei giovani. Inutile dire che a un fuorisede toccano incombenze (pulizie, cucina, bollette, …) da cui in genere è sollevato chi continua a vivere con i genitori. Senza contare che ci sono studenti – il 40% del totale, secondo l’Unione degli Universitari – che devono lavorare per pagare le terze tasse universitarie più alte d’Europa, con le quali, a sorpresa, non si riescono neanche a finanziare adeguate borse di studio. Non mancano poi gli ostacoli burocratici e organizzativi in quello che, più che un percorso unitario, a molti sembra una collezione di crediti formativi e di dispense su aspetti parziali di ogni materia. Certo, qualsiasi locale ormai organizza serate dedicate agli universitari, in cui si tira tardi anche nei giorni feriali, che andrebbero dedicati a studio e lezioni. Però nelle aule e tra i corridoi si moltiplicano le frasi di rassegnazione di giovani che faticano a veder riconosciuto il loro titolo nel mondo del lavoro. E se nessuno, una volta raggiunto il traguardo, è pronto a ricompensare i tuoi sforzi, diventa più facile non rinunciare all’ennesimo party.

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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