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Indice di produttività, il divario Nord-Sud rimane forte
di Liliana Rosano

Bassa crescita, diminuzione reddito pro-capite, elevato tasso di disoccupazione giovanile. L’ultimo numero di Rassegna economica analizza le cause della crisi attuale

Tags: Economia, Produttività, Pil, Lavoro, Disoccupazione



ROMA – Lo squilibrio di produttività tra Nord e Sud non fa che acuire la crisi e rendere meno competitiva l’economia italiana. Questo il tema affrontato nel nuovo numero della Rassegna economica, la prima rivista (nata nel 1931 per opera del Banco di Napoli) che intende fornire stimoli innovativi in campo imprenditoriale e istituzionale sulle più importanti ed attuali questioni concernenti lo sviluppo dell’economia meridionale nel contesto nazionale e internazionale.

L’ultimo numero della rivista s’intitola “Nella crisi. Riflessioni sugli squilibri economici, finanziari e di regolamentazione” e sviluppa questi temi, che sono all’origine della crisi. Rassegna economica si sofferma sulle peculiarità italiane (bassa crescita, diminuzione del reddito pro-capite, elevato tasso di disoccupazione giovanile) ed evidenzia anche il nodo centrale su cui agire: quello di un innalzamento del tasso di produttività che permane troppo basso e rappresenta uno squilibrio “condiviso” tanto al Nord quanto, seppur più marcatamente, nel Mezzogiorno.

Permane un generale e diffuso divario di efficienza Nord-Sud (soprattutto nei servizi dove nel Mezzogiorno la produttività è sensibilmente più bassa) che pesa sulla competitività del sistema produttivo meridionale e che è da ricondurre essenzialmente a dimensioni medie di impresa minori e organizzazione aziendale carente di funzioni extra produttive (legate cioè all’efficienza dei fattori esterni alla produzione di carattere infrastrutturale e di governance pubblica). Tale divario di efficienza riguarda anche la componente lavoro sia nel settore manifatturiero (circa l’80% del Centro Nord) che nel settore dei servizi (72% del Centro Nord).

Una ripresa della produttività al Mezzogiorno, quindi, anche per i maggiori margini di crescita, sarebbe un volano molto importante per il rilancio del Pil nazionale e della competitività del paese.
A livello produttivo, l’Italia, con un indice di produttività di 102,2 al 2010, si pone solo poco al di sopra della media dell’EU27 (pari a 100) mentre è distante sia dalla media dei paesi dell’area euro (111,3) che dai suoi principali competitor: Germania (126,1), Francia (119,1) e Regno Unito (131,3). Solo la Spagna mostra una performance inferiore di oltre 10 punti (89,6).

Inoltre, le evidenti difficoltà competitive del nostro Paese sono acuite dalla tendenza riflessiva della produttività totale, che perdura già dagli inizi degli anni 2000. Infatti nel periodo 2001-2010, il Pil pro capite italiano presenta un andamento complessivamente negativo (-0,5% medio annuo) ed inoltre è l’unico Paese tra quelli citati che al 2010 mostra un dato inferiore a quello del 2001.

Leggermente migliore è la situazione della componente lavoro della produttività, pari a 109,6 al 2010 e si pone appena al di sopra della media dell’Eu27. Anche in questo caso però la tendenza decennale parla chiaro: nel periodo 2001-2010, la produttività del lavoro presenta un andamento complessivamente negativo con un calo medio annuo di -1,5%.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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