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Quotidiano di Sicilia

Trasporto pubblico locale, in Sicilia manca la concorrenza
di Rosario Battiato

Il confronto europeo: in Italia il costo al pubblico è tra i più bassi, a fronte del servizio insufficiente rispetto agli altri Paesi. Troppo personale, scarsa fruizione: così le società a partecipazione comunale hanno bilanci sempre in rosso

Tags: Trasporti, Sicilia, Trasporto Pubblico, Ast, Amt, Amat



PALERMO – La grande battaglia sul trasporto pubblico locale prosegue. Dopo gli scioperi dei giorni scorsi e le rimostranze dei sindacati che lamentano una contrazione delle risorse a disposizione l'unica certezza è che non si può proseguire così. Gli ultimi confronti a livello europeo, redatti da linkiesta.it, testimoniano tariffe nazionali più basse a fronte di un servizio più scarso rispetto i colleghi europei. Cosa dire allora della Sicilia? La Regione di Lombardo riesce a realizzare un record nel record nazionale: una delle tariffe più alte a fronte di uno dei servizi meno utilizzati e più scalcinati d'Italia. Da queste parti le liberalizzazioni servono ancora di più. 

Gli economisti dicono che per migliorare il servizio non bastano i tagli, ma serve concorrenza. Le due cose sembrano strettamente correlate perché proprio i finanziamenti della Regione o dei Comuni hanno mantenuto in Sicilia un sistema di dipendenza tra il trasporto pubblico locale e il referente politico di turno. Risultato? Servizi pessimi e bilanci come groviera a Palermo e Messina come Catania. Adesso che la Regione ha promesso i tagli ai servizi e che il decreto liberalizzazioni del governo Monti prevede delle scadenze ben precise per la predisposizione di gare in merito al trasporto locale tutto può veramente cambiare.

Anche perché in Sicilia peggio di così difficilmente potrebbe andare. Secondo gli indicatori urbani ambientali 2011 il grado di affezione dell'utenza isolana ai mezzi pubblici è al minino nazionale, così mentre Venezia e Roma possono rispettivamente vantare 558 e 541 passeggeri/ab, Milano arriva a 446 e Napoli e Torino si devono accontentare di restare sotto la soglia dei 200, Catania e Palermo non raggiungono neanche i 100, arrivando a 75 e 52.

Anche la copertura del servizio è scadente. Ragionando sui chilometri percorsi annualmente dalle vetture per ogni abitante residente la classifica non cambia: Milano arriva a 83 seguita da Venezia a 71, da Roma a 64 e da Trieste a 60. Catania arriva ad appena 36 km-vetture/ab., mentre Palermo si ferma a quota 28. Si direbbe che almeno il servizio dovrebbe essere gratuito, basandosi sul ragionamento che le partecipate sono protette politicamente e finanziate dai sussidi.

In Sicilia avviene il contrario perché gli operatori, che praticamente si ritrovano in un mercato senza concorrenza, possono spadroneggiare indisturbati. Così risultata che persino le tariffe, a fronte di un servizio mediocre, sono più elevate che altrove. Dall’analisi sviluppata nel rapporto 2010 dall'Asstra (Associazione Trasporti) le Regioni che presentano un prezzo del biglietto a tempo più alto “risultano essere l’Umbria (1,25€), dovuto sostanzialmente al recente aumento delle tariffe avvenuto all’interno del sistema di trasporto perugino; la Sicilia (1,21€) e il Friuli Venezia Giulia (1,19€), mentre la tariffa media regionale più bassa si presenta in Calabria (0,84€), Puglia (0,91€) e Trentino Altro Adige (0,98€)”. Anche per gli abbonamenti mensili, l’Umbria (44,18€) e la Sicilia (42,46€) presentano il prezzo medio più alto.

Articolo pubblicato il 06 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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