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Aziende contro il disinquinamento
di Antonio Casa

Ambiente. Il piano di bonifica nel triangolo della morte.
La situazione. Nove mesi fa era stato raggiunto l’accordo fra le parti, pubbliche e private, interessate all’opera di bonifica nei territori di Priolo, Augusta e Siracusa, i più inquinati d’Italia dopo quelli dell’Ilva di Taranto.
La battuta d’arresto. Pochi giorni fa cinque aziende hanno presentato ricorso al Tar chiedendo l’annullamento del programma e degli altri atti stipulati successivamente

Tags: Inquinamento



SIRACUSA - Cinque industrie hanno chiesto al Tar di Sicilia l’annullamento dell’Accordo di programma denominato “Interventi di riqualificazione ambientali funzionali alla reindustrializzazione e infrastrutturazione delle aree comprese nel Sito di interesse nazionale di Priolo”, meglio conosciuto come programma per la “bonifica della rada di Augusta” (anche se l’area d’intervento è in realtà molto più estesa), stipulato il 7 novembre dello scorso anno fra Stato-Regione-Enti locali e le aziende presenti nell’area, in parte coinvolte economicamente per avere causato l’inquinamento. Il ricorso è stato presentato anche per chiedere “l’annullamento dell’Atto modificativo dell’Accordo di programma stipulato il 5 marzo scorso” e di altri due atti allegati, in quanto le strutture dei documenti appaiono in più parti eccessivamente penalizzanti le società ricorrenti e per difetti di notifica.
I legali di Eni Spa, Polimeri Europa Spa, Dow Italia divisione commerciale srl, Syndial Spa e Buzzi Unicem Spa hanno depositato il 7 luglio i rispettivi fascicoli contro il lungo elenco delle Istituzioni che nove mesi fa hanno annunciato il massiccio programma di investimenti pari a 850,52 milioni di euro (fonte: Corte dei conti) per la bonifica di una delle aree più inquinate d’Europa, nella quale sono state individuate nove sostanze o famiglie di sostanze contaminanti, elencate in una delle tante conferenze di servizi sul tema.

L’area che deve essere sottoposta a bonifica comprende una zona molto estesa di terraferma e di mare che va da capo Plemmirio (Siracusa) a capo Xifonio (Augusta). Gli interventi previsti si prefiggono la riqualificazione ambientale, la re-industrializzazione e l’infrastrutturazione dell’area. In particolare gli interventi interessano la rada di Augusta, l’area industriale di Priolo e il porto di Siracusa.
Inizialmente era previsto che la somma doveva essere coperta a metà  dal ministero dell’Ambiente e per l’altra metà a carico delle industrie. Ciò in base alla normativa dettata dal Dlgs 152/2006, incentrata sulla necessità di perseguire chi effettivamente cagiona l’inquinamento, secondo il principio comunitario che “chi inquina paga”. Tuttavia le industrie, non condividendo le prescrizioni sanzionatorie, hanno ricorso al Tar di Catania che ha dato loro ragione con sentenza n. 1190 del 17 giugno 2008. La sentenza afferma che “non può considerarsi legittimo l’accollo indifferenziato delle attività e degli oneri di bonifica di un sito contaminato sui produttori che in esso operano, senza il preventivo accertamento, con procedimento partecipato, delle relative responsabilità per l’inquinamento riscontrato”.

Dopo la sentenza, per quanto riguarda l’impegno finanziario, la spesa complessiva è stata ripartita nel seguente modo: 200 milioni a carico dei privati, 200 milioni del ministero dell’Ambiente, 76 del ministero delle Infrastrutture, 200 della Regione, e 100 milioni di fondi non utilizzati dell’accordo precedente.
Per la bonifica della rada di Augusta e per opere infrastrutturali per l’hub portuale l’impegno programmato è di 500 milioni. Circa 80 milioni saranno investiti sul Porto di Siracusa sia per opere di bonifica che di riqualificazione ambientale per la zona dei Pantanelli e dei Calafatari. Inoltre sarà restaurato l’ex Lazzaretto che diventerà un centro di educazione ambientale.
Il 19 maggio la Corte dei conti ha ratificato l’Accordo di programma, pur rilevando “la maggior parte degli interventi tra le attività future, in quanto non esistono risorse immediatamente disponibili, assistite da adeguata copertura di bilancio”. Eppure, l’allora presidente di Confindustria Siracusa Alvarto Di Stefano (che rappresentava le aziende ricorrenti) dichiarava che il parere dei magistrati contabili “fa ben sperare che i lavori, che auspichiamo partiranno in tempi ragionevoli, daranno fiato alla nostra economia e alle prospettive di sviluppo in un quadro di rispetto delle esigenze ambientali”.
Ora, si corre il rischio che i tempi delle operazioni possano subire uno slittamento. Nel triangolo industriale più inquinato d’Italia dopo Taranto sono abituati. E a morirne.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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