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Ponte Stretto, attesa decisione. Ricapitalizzazione Spa: polemica
di Rosario Battiato

Nei prossimi giorni il Governo dirà se il progetto andrà avanti, questione nelle mani del ministro Passera. D’Alia (Udc): nella società altri 61,3 mln, con la stessa cifra si compravano 6 treni

Tags: Ponte Sullo Stretto, Cipe, Corridoio1, Mario Caccia, Infrastrutture



PALERMO – Ci sono indizi contrastanti. Nei giorni scorsi, ha denunciato il senatore Udc Gianpiero D’Alia, è stata attuata, già prevista da anni, la ricapitalizzazione della Società “Stretto di Messina” per 61,3 milioni di euro. Altri soldi inutili per un’opera che probabilmente, pur essendo indispensabile per i futuri commerci dell’Isola, non si farà mai? Intanto, si attende ancora qualche giorno, perché il governo ha promesso che per la metà di marzo ci sarebbe stata una decisione netta sul futuro del Ponte. Ma forse si continuerà a prendere tempo, perché i temporeggiatori del Ponte ci sono sempre stati e sempre ci saranno.

“Con la ricapitalizzazione lo scorso dicembre della Società Stretto di Messina, per 61,3 milioni di euro, si sarebbero potuti acquistare 6 treni per ovviare alla situazione sempre più drammatica dei pendolari siciliani”. L’interrogazione di D’Alia, coordinatore del partito di Casini in Sicilia, al premier Mario Monti ed al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, fa breccia nel cuore dei problemi isolani. Perché spendere milioni di euro per ricapitalizzare una società di un’opera che, stante alle ultime dichiarazioni, è stata scaricata sia dall’Ue che dal governo centrale, e non puntare, invece, sul minimo indispensabile che in Sicilia manca ancora?

“Numeri alla mano – ha spiegato D’Alia - un treno pendolare completo, doppio piano, con una capienza di 1000 posti costa circa 10 milioni di euro; un locomotore utilizzato per trasporto passeggeri pendolari, media percorrenza, ne costa 3; una carrozza utilizzata per gli stessi scopi 1”. Una risposta a questa incredibile scelta la fornisce lo stesso senatore spiegando “che le operazioni di ricapitalizzazione della società sono operazioni già previste e per i quali i soci avevano da tempo assunto l’impegno”.

In dettaglio i versamenti, a valere su un aumento di capitale deliberato nel 2003, sono stati corrisposti da Anas per 53,3 milioni e Rfi per 7,9 milioni di euro. Ma la domanda resta in ogni caso inevasa. Secondo D’Alia, infatti, “l’azione appare irragionevole, vista la volontà politica di non procedere con l’opera. Significativo su questo fronte il definanziamento di 1,7 miliardi da parte del Cipe, che ha preferito spostare le risorse su altri interventi”.

Per il resto tutto tace, ed è proprio “la mancanza di un pronunciamento ufficiale sul destino del Ponte” che permette alla società Stretto di Messina di vivacchiare “al punto da pubblicare nel dicembre scorso un bando per ottenere un mutuo bancario da 12 milioni”. Senza pronunciamento la questione resta vagamente sospesa, un po’ come il Ponte che si dovrebbe fare. Appena qualche giorno fa Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha spiegato come la questione sia “all’esame del ministro Passera”. La posizione è quella già espressa da Monti nel suo incontro con Lombardo un mese fa: un semplice “ni”. “Noi, finora, non abbiamo né finanziato, né definanziato il progetto”. Insomma prosegue la storia: corsi e ricorsi, avrebbe scritto qualcuno.

Articolo pubblicato il 11 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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