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Spesa pro-capite per il welfare. Al Sud non supera i 200 euro
di Adriana Zuccaro

Sotto la lente di ingrandimento la spesa sociale nei bilanci di previsione di 7.537 comuni italiani. Al Nord, invece, 339 €. Tagli fino al 3% per i comuni con più di 50mila abitanti

Tags: Welfare



PALERMO - Tirate le somme sull’andamento delle politiche economiche e sociali messe in atto in Italia nel 2011, i numeri parlano chiaro.

Su un campione di 7.537 Comuni distribuiti su tutto il territorio nazionale, lo Spi-Cgil, Sindacato pensionati italiani, ha svolto un’analisi dettagliata dei bilanci di previsione, studiando a fondo ipotesi documentate sulle entrate e le spese registrate dai Comuni italiani durante il 2011.

In prima linea, a soffrire pesanti tagli e incongruenze gestionali sono le politiche di sviluppo, le politiche agli investimenti e all’erogazione di servizi alla persona e collettivi.

I Fondi nazionali per gli interventi sociali, infatti, hanno perso il 63% delle risorse stanziate dallo Stato rispetto all’anno precedente. In particolare, il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS) destinato a finanziare interventi assistenziali a soggetti singoli e famiglie, ha subìto un taglio di oltre il 70%, passando dai 929,3 milioni di euro stanziati nel 2010, agli appena 273,9 milioni nel 2011.

Durante l’anno in esame, la spesa sociale dei Comuni – comprendente pensioni, sanità, trattamenti di disoccupazione, disabilità, famiglia e minori, esclusione sociale e casa – è diminuita dell’1,8%, con 166,5 milioni di euro in meno.
Ridimensionando la generale mappatura dell’Italia emerge che il taglio alla spesa sociale riguarda più da vicino i Comuni del Centro con un -4,4%, quelli del Sud con -2,8%, quelli che contano dai 20mila ai 50mila abitanti con -2,9% e quelli che superano i 50mila abitanti con -3%.

Non è difficile immaginare le conseguenze che la manovra di bilancio per il 2011 assume sul piano socio-assistenziale se si prende poi in esame la totale eliminazione del Fondo per la non autosufficienza che nel 2010 ammontava a 400 milioni di euro.
A tal proposito, la Regione Sicilia è in attesa della riprogrammazione del Fondo delle politiche sociali che potrebbe destinare 5 milioni di euro all’ambito della non autosufficienza.

Nel mirino anche la spesa per il welfare “allargato”, riguardante cioè servizi sociali, politiche culturali, istruzione, sport e tempo libero, che sul totale delle risorse disponibili alle amministrazioni comunali si attesta a un generale 30%, riportando una flessione dell’1% e una contrazione delle risorse pari a 252 milioni di euro. Cifre da cui poco si distanzia la riduzione registrata nei Comuni del Sud d’Italia e delle Isole con un -0,9% della spesa per il welfare che lì risultava già avere una bassa incidenza sul totale delle spese correnti anche nel 2010.

I Comuni del Sud, infatti, riescono a destinare al welfare e al sociale in senso stretto, nel 2011, solamente il 22,5% (198,7 euro per abitante) delle risorse complessive, mentre nel Centro tale valore si eleva fino al 30,6%, nel Nord-Est e nel Nord Ovest si raggiungono rispettivamente il 32,3% e il 38,8% (339,9 euro pro-capite).

Da tali osservazioni non può che derivare anche il bilancio 2010/2011 della spesa pro-capite per il welfare: il quadro redatto dallo Spi fotografa un andamento di contrazione per i Comuni del Centro, costretti a rinunciare a 8,4 euro per ciascun abitante, e per quelli del Sud con -7,5 euro. Dunque tagli, spese, imposte e calo delle risorse per il sociale: se al bilancio 2011 i risultati registrati dai Comuni italiani non eccedono in positività, il 2012 potrà solo vedere allargare la forbice del disavanzo di tutti gli enti coinvolti.

Articolo pubblicato il 14 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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