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Accorciare la filiera per accelerare la spesa
di Claudia Dioguardi e Lucia Russo

Forum con Fabrizio Barca, ministro per la Coesione Territoriale

Tags: Fabrizio Barca



Ministro, che impressione ha avuto, parlando con i vertici istituzionali di questa Regione?
“Ho incontrato il presidente e l’intera Giunta e abbiamo parlato di questioni che toccano tutti gli aspetti delle politiche rilevanti per lo sviluppo. L’impressione complessiva è quella che ho sempre avuto, cioè di trovarmi di fronte a uno Stato nazionale, dove figure di altissima competenza tecnica e amministrativa non riescono ad incidere, nella misura in cui vorrebbero, per via della lunghezza della filiera attuativa dei progetti. Per quanto riguarda la Regione siciliana, i documenti e le impostazioni di programmazione sono spesso aderenti ai canoni e alle caratteristiche richieste, poi però non seguono le attuazioni, forse proprio a causa dell’eccessiva lunghezza della filiera. Durante le due giornate in Sicilia, ho avuto un esempio del contrario, riguardo ad su cui noi, come Governo, stiamo ponendo particolare attenzione, ossia la cura degli anziani non autosufficienti e dell’infanzia. Ho chiesto alla Regione, che lo ha organizzato in maniera pregevole, un incontro con tutta la filiera, dai direttori generali ai rappresentanti di Province, Comuni e cooperative. Mi sono accorto che, a fronte di poste di bilancio molto piccole, la filiera era stata accorciata e la riduzione dei tempi di circolazione delle informazioni, aveva favorito una maggiore chiarezza e trasparenza. Inoltre, non mi ha sorpreso scoprire che in un’area in cui la Regione sta cercando di fare grossi sforzi di innovazione, che è la Sanità, dalla riunione emergessero molti elementi concreti. La Regione ha preso in mano la riforma sanitaria non solo come disegno programmatico ma come attuazione concreta, ragionata e discussa, intervenendo attraverso la riduzione dei posti letto, la riconversione degli infermieri e di medici in base alle nuove esigenze dei pazienti.
La vicenda della sanità, denota che forse quello che c’è davvero da fare, più dei disegni e di una grande strategia, è rimboccarsi le maniche ed occuparsi della fase discendente ed esaminare le conseguenze delle decisioni prese”.

Quindi non possiamo dire che il governo ha inviato dei commissari ma che ha inviato dei tecnici per aiutare la Regione?
“Chiamiamoli i miei “inviati speciali”, il loro compito è quello di esaminare, insieme ai dirigenti regionali, tutti i progetti e i programmi che sono in questo momento in cantiere rispetto ai fondi Fesr ed Fse, su cui il mio ministero ha competenza, e capire con loro, ricostruendone la filiera attuativa, quali grandi progetti sono fatti bene e quali invece vanno riprogrammati. Sono fiducioso che il nostro sforzo andrà a buon fine, d’altra parte lo stesso presidente della Regione, Raffaele Lombardo, si è messo in gioco sulla ripresa di un utilizzo qualificato dei fondi comunitari. La task force Sicilia è guidata da Tiziana Arista. Questo team rientra  nell’ambito delle attività del dipartimento Sviluppo di cui Sabina De Luca è capo. Il vice del gruppo d’azione del Governo montiano è membro della Commissione europea. Se mettiamo insieme Piano d’azione, task force e accorciamento della filiera, viene fuori una situazione in cui, se vogliamo avere un pizzico di ottimismo, un dirigente di un Comune attuatore, si ritrova ad avere la possibilità di fare arrivare messaggi o di retroagire con la commissione attraverso una filiera che, in questo momento, rischia di essere anche di 90 giorni”.

Che cosa apporterà la fase che lei sta mettendo in atto con questa task force?
“Andare sui territori serve a segnalare che noi ci stiamo provando ad accorciare la filiera ma, lo dico con franchezza, bisogna crederci e scommetterci perché se un imprenditore o lavoratore impegnato o rappresentante del terzo settore non è convinto che il tempo speso a fare partenariato, a parlare con il Comune, a fare arrivare messaggi alla Regione a occuparsi della progettazione sia ben speso perché nessuno ascolta, alla fine preferirà dedicare il proprio tempo alla propria impresa o associazione. La Sicilia e il Sud non ripartono se, accanto al tentativo di accorciamento della filiera, non ci si convince che vale la pena non solo di protestare, ma di attivarsi per richiedere beni pubblici e soluzioni collettive.
 
Nelle due giornate in Sicilia le è stato sottoposto il problema della bonifica del porto di Augusta? C’è un accordo di programma del 7 novembre 2008 da 770 milioni di euro, ancora non spesi.
“Il Presidente del porto di Augusta ha sottoposto alla mia attenzione una sentenza della Corte di Giustizia Europea che sancisce il principio “chi inquina paga”. È importante sostenere gli imprenditori del luogo perché, in questo momento incontrano notevoli difficoltà”.

Come è andato l’incontro a Catania con i dirigenti scolastici?
“I dirigenti che ho incontrato hanno fatto interventi molto vivaci, ma bisogna fare meglio. Un problema emerso è quello della mancanza di un punto di incontro tra due reti: l’industria da una parte e gli studenti dall’altra. Non è infatti facile, in aree in cui l’industria ha bisogno di nuovi impulsi, trovare imprenditori disposti a far fare stage o a ricevere tutor preparati. Gli stessi imprenditori però, d’altro canto lamentano l’inadeguatezza delle forze lavoro che escono dagli istituti tecnici professionali. È chiaro, e lo ha sottolineato anche il dirigente generale del dipartimento della Formazione della Regione, Ludovico Albert, che bisogna avvicinare queste due reti cosicché i ragazzi avrebbero la possibilità di effettuare stage presso le aziende locali piuttosto che emigrare al Nord Italia per poter fare un’esperienza simile. Inoltre i dati dimostrano che a uno stagista su tre viene successivamente offerto un contratto di lavoro”.
 

 
Esiste un cronoprogramma per recuperare il ritardo

La sua è una strategia di appoggio per tentare di convincere le parti della filiera ad attivarsi, ma c’è un cronoprogramma?
“Abbiamo un cronoprogramma, consultabile sul sito del ministero, aggiornato ogni 45 giorni, per tutte le regioni e che va raffinandosi. La parte sulla scuola per esempio è abbastanza dettagliata. Per il Piano ferrovie, fra un mese avremo uno scadenziario più stringente, e verrà inoltre sottoscritto un contratto di sviluppo tra Regioni, Stato centrale ed Rfi. Sarà possibile monitorare il progetto e verificare se, in determinate date, si stanno seguendo i tempi preventivati”.

Pensa che ci possa essere un recupero del ritardo riguardo alla spesa dei Fondi comunitari?
“L’obiettivo è spendere tutto nei tempi e con qualità. Nei primi mesi del 2012 si è registrata un’accelerazione. Inoltre, per darci una regola interna, abbiamo stabilito - e la dottoressa De Luca ha concluso con tutte le regioni un difficile negoziato - dei target di spesa interni. La prima verifica sarà a maggio”.

Qual è il quadro generale italiano sull’attuazione dei provvedimenti europei? Ci sono regioni virtuose?
“Lombardia, Emilia Romagna e Toscana hanno stabilito record di spesa significativi. Nel Sud la Basilicata si è distinta notevolmente grazie ad amministratori fortemente motivati che hanno uno stretto rapporto con il territorio, reso certamente più facile dalle dimensioni dello stesso”.

La sua azione è estesa a tutte le regioni?
“L’azione emergenziale è stata avviata con le quattro regioni del Sud ma il Piano d’azione offre strumenti interessanti anche a chi va già bene. L’accorciamento della filiera di Bruxelles, il sistema di monitoraggio più rinforzato e la forte concentrazione di priorità, sono tre cose che piacciono anche alle regioni del centro Nord”.
 

 
Scarsa attenzione per il Sud per dirigenti sottovalutati

Ci sta angustiando, la faccenda del monopolio dei cieli, la fusione per incorporazione che sta tentando Alitalia assorbendo Windjet e Blu panorama. Il QdS, insieme a Veroconsumo, ha presentato un esposto all’Autorità Antitrust, soprattutto per il fatto che i prezzi dei biglietti sono già aumentati. Qual è la sua opinione a riguardo?
“Non posso che rispondere che la mia fiducia nell’Autorità garante, stante l’attenzione e le decisioni prese in passato anche di un certo peso, è totale. La questione non è emersa nelle mie due giornate in Sicilia”.

L’Italia vista da Sud, non le sembra strano che in tutti i contenitori radio televisivi nell’analisi dei problemi nazionali non vengano coinvolti giornalisti di testate meridionali?
“A mio parere il motivo è che nei luoghi nazionali di discussione culturale ed economica, il punto di vista è quello del Nord perché, se nel parlare del Nord si assume che vada bene, nel parlare del Sud c’è invece un atteggiamento di rassegnazione rispetto al fatto che vada male. Il Sud è visto come simbolo di depressione e di guai di cui il Nord non vuole farsi carico, il Nord non sente il bisogno di far parte dei problemi del Sud, e di sentire le voci del Sud nella discussione nazionale. Purtroppo la credibilità delle classi dirigenti del Sud è opaca. Dopo la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi è scemata l’attenzione nei confronti di chi ha governato rinunciando al meccanismo di elargizioni e si è sviluppata la tendenza a considerare i politici del Sud tutti uguali. Naturalmente è sbagliato generalizzare, i giornalisti fuori dall’Italia questo lo sanno, infatti recentemente il Wall street journal si è occupato del tentativo di crescita del Sud, al quale ha dedicato un bel servizio giornalistico”.
 


Curriculum Fabrizio Barca
 
Fabrizio Barca, torinese, laurea in Scienze statistiche (indirizzo economico), Università di Roma, e Master of Philosophy in Economia a Cambridge. Nel 1979 inizia la carriera in Banca d’Italia, divenendo dirigente nel 1991. Insignito dell’Onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” nel 1999. Capo Dipartimento politiche di sviluppo e coesione tra il 1998 e il 2000 e dal 2001 al 2006 presso il Mef, nel quale ha assunto l’incarico di dirigente generale dal 2006. Dal 2010 fino alla nomina di Ministro è stato Consigliere speciale del Commissario Europeo per la politica regionale.

Articolo pubblicato il 17 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Fabrizio Barca, ministro per la Coesione Territoriale
Fabrizio Barca, ministro per la Coesione Territoriale




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