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Svimez e Srm: “Il Sud deve puntare sui settori piccoli, ma molto dinamici”
di Redazione

Le analisi pubblicate dall’Associazione sviluppo mezzogiorno e dal centro Studi e ricerche mezzogiorno. Da sfruttare porti commerciali, spazi retroportuali e attività con forte orientamento all’export

Tags: Svimez, Srm, Adriano Giannola



ROMA - Dopo 150 anni, l'Italia resta un Paese spaccato a metà dal punto di vista economico: fatto pari a 100 il Pil tra Nord e Sud, nel 1861 l'indicatore era simile, nel 2009, invece, il Pil del Mezzogiorno era solo il 59% di quello del Centro-Nord.
è quanto emerge dall'incontro "Il Nord e il Sud dell'Italia a 150 anni dall'Unità - Nata per unire, unita per crescere", promosso da Svimez (Associazione sviluppo mezzogiorno) e Srm che si è svolto venerdì a Palazzo Altieri a Roma.

Secondo il presidente della Svimez, Adriano Giannola, oggi la sfida per la crescita passa dal Sud, a patto di puntare su centralità mediterranea, fiscalità differenziata, politica industriale centrata su logistica e fonti energetiche alternative e tradizionali.

"Il filo conduttore della nostra storia - ha dichiarato nella sua relazione Giannola - resta la profonda incoerenza tra unità politica e unificazione economica. A ben vedere, ora, tre opportunità si aprono all'Italia: la ritrovata centralità del Mediterraneo; il ruolo della fiscalità differenziata nelle aree deboli come condizione permissiva di un'accelerazione dello sviluppo; l'urgenza di una politica industriale attiva che sappia interpretare la vocazione del Sud ad uno sviluppo centrato su logistica e fonti energetiche. In particolare occorrerebbe creare nel Sud filiere territoriali logistiche, in grado di produttivizzare i territori meridionali che già dispongono di aree vaste, porti commerciali, spazi retro portuali, attività economiche con un forte orientamento all'export".

Nelle slides pubblicate per l’occasione da Srm si rileva il grafico qui pubblicato, con il commento seguente: “il Mezzogiorno evidenzia dinamiche positive nell’export non solo per il ruolo significativo della grande industria manifatturiera (automotive, aerospazio, siderurgia, farmaceutica e petrolchimico) ma anche da parte di imprese e settori più piccoli ma molto dinamici (agroindustria, tessile di qualità, ecc.)”.
 


Soluzioni. “Pensare in una prospettiva europea”
 
Ma è la sola dimensione nazionale quella giusta dove affrontare e risolvere tutti questi problemi? Questa la domanda sviluppata nella ricerca del centro Studi e ricerche mezzogiorno. Che risponde: “la dimensione nazionale in un quadro europeo. In un quadro di governance europea che sempre più controlla gli elementi chiave del “potere” nazionale (fiscalità, gestione del bilancio pubblico, moneta), la dimensione nazionale oggi appare la dimensione minima per affrontare le grandi sfide; è necessario allora pensare in una prospettiva europea affinché l’Italia possa fare quel salto di qualità che fino ad oggi non è ancora riuscito a fare. E guardando alle numerose spinte centrifughe, la risposta sul futuro del nostro Paese e sulla tenuta del suo sistema economico nazionale, rimane intimamente legata al futuro del contesto comunitario e dell’euro”.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Adriano Giannola, presidente dello Svimez
Adriano Giannola, presidente dello Svimez