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Quotidiano di Sicilia

Caos formazione, ai raggi X finanziamenti e assunzioni
di Michele Giuliano

Sotto accusa soprattutto gli enti storici: i sindacati chiedono gli accessi agli atti. Il caso Interefop. Ancora denunce delle organizzazioni di categoria sulla gestione degli enti

Tags: Venere Anzaldi, Formazione, Lavoro



PALERMO - Formazione professionale in Sicilia ancora con tanti lati oscuri. Restano infatti molti i “casi irrisolti” di enti di formazione, soprattutto storici, che negli anni sono stati in grado di gonfiarsi a dismisura, sotto il controllo della politica. Di passi avanti se ne sono fatti e oggi si è anche arrivati a chiarire molte vicende anche se ancora non tutte. Esistono situazioni difficili, contorte, fatte dalle criticità di un sistema che ha navigato a vista in Sicilia. Criticità legate più che altro a tutta una serie di violazioni messe in atto dagli enti di formazione stessi che, pur godendo dei finanziamenti della Regione, quasi mai applicano le normative vigenti e il contratto nazionale di lavoro.

Resta in piedi un’indagine interna all’assessorato regionale alla Formazione che sta cercando di mettere in luce presunte violazioni: sarebbero almeno 25 gli enti sotto strettissimo esame dallo scoro settembre e di cui ancora oggi non si hanno gli esiti definitivi. Sono gli uffici dell’ispettorato del lavoro ad avere posto una lente di ingrandimento sui vari enti coinvolti, tra cui molti sono quelli definiti storici come Ecap, Efal, Enaip, Enfap, Interefop, Cnos, Sicilform, Cefop, Ial Cisl, Anfe e Ancol. Si tratta di una vera e propria indagine amministrativa alimentata ancora oggi dai dubbi e dalle denunce delle organizzazioni di categoria. A rilanciare ancora il problema in questi giorni sono stati i Cobas che hanno chiesto l’intervento dei servizi ispettivi per l’Interefop.
Anzitutto viene evidenziata la violazione del comma 1 dell’articolo 28 del contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria 2007-2010 che impone il pagamento del personale dipendente “tra il giorno 27 di ogni mese e non oltre il 10° giorno di calendario successivo al mese di prestazione”, rileva Venere Anzaldi dei Cobas.

Il problema è che i lavoratori rivendicano un arretrato relativo a dicembre 2010, novembre, dicembre e tredicesima 2011, ed ancora gennaio e febbraio 2012. Il braccio di ferro interno all’Interefop è solo uno dei tanti esempi dei conflitti interni a tanti altri enti. Da mesi è richiesto l’accesso agli atti dell’ente, sempre dai Cobas, per capire qual è il quadro intero delle assunzioni. Infatti l’ente ha posto quasi tutto il personale in cassa integrazione facendo riferimento alla riduzione del finanziamento del Prof 2011 e del parametro unico, causando l’impossibilità di coprire le retribuzione dei dipendenti.

La Confederazione però contesta tutto anche perché lo stesso Interefop fa riferimento ad una crisi che sarebbe partita addirittura dal 2007. “L’ente però – ha rilevato ancora Venere Anzaldi – ha continuato ad assumere dopo il 2007”.
Della questione è stato investito l’assessorato regionale alla Formazione e la prefettura di Palermo per conoscere a fondo qual è la reale situazione. Ecco perché viene chiesto l’accesso agli atti per capire quali sono state le assunzioni di personale, i passaggi di livello, le assegnazioni di livelli e qualifiche non corrispondenti alle declaratorie professionali e i trasferimenti di personale dai servizi formativi a quelli informativi, vale a dire agli Sportelli multifunzionali.
 


L’approfondimento. Sono ancora tanti i nodi da sciogliere
 
L’indagine dell’assessorato regionale alla Formazione sta riguardando soprattutto le sigle che hanno vinto un vecchio bando, l’Avviso 1, destinato a creare sportelli multifuzionali che forniscono anche la formazione ai lavoratori messi in cassa integrazione da aziende di ogni settore. Si tratta di una formazione obbligatoria prevista dalle leggi che regolano la cassa integrazione in deroga. Per creare questi corsi gli enti gestori degli sportelli hanno fatto assunzioni con contratti a termine malgrado avessero a loro volta personale in cassa integrazione e senza recuperare gli esuberi del settore. Secondo la relazione dell’Ispettorato ci sono anche dubbi sui pagamenti ai docenti: per poco più di un mese e mezzo di lavoro sarebbero stati pagati in alcuni casi fino a 15 mila euro e in altri casi risulterebbero pagamenti da 4 mila a 7 mila euro per circa 10 giorni di lezione. “E’ necessario analizzare le attuali criticità della formazione professionale, i punti di forza, quelli di debolezza e dove intervenire – ha ribadito più volte l’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino -. Il settore è un’attività importante per lo sviluppo dell’economia, che è fatto anche di conoscenza”.

Articolo pubblicato il 22 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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