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Imprese, la crisi impenna le insolvenze aziendali
di Stiben Mesa Paniagua

Lo rivela uno studio di KF Economics: al Sud rischio rimane elevato. Sono cresciute del 7%, arrivando quasi a 8 mila casi

Tags: Impresa, Crisi, Insolvenza



ROMA – La crisi sta massacrando lentamente il tessuto economico del Paese, a cominciare dalle imprese produttive. Nel 2011 le insolvenze aziendali sono cresciute del 7 per cento rispetto al 2010, arrivando quasi a 8000 casi.
Lo rivela uno studio condotto da Kf Economics elaborato su dati Aida – Bureau van Dijk, multinazionale leader nella distribuzione d’informazioni economico finanziarie delle aziende. Questo nuovo dato mostra come in Italia le insolvenze abbiano raggiunto il livello più alto dal 2008, inizio della crisi economica. Si conta che il fenomeno ha colpito 8,4 aziende ogni mille.

Purtroppo questi dati confermano quanto la cronaca aveva già da tempo raccontato. Sono numerosi, in questo senso, i casi di imprenditori morti suicidi proprio perché portati all’esasperazione dalla morsa dei debiti. Ecco cosa emerge dall’analisi dei dati: le regioni settentrionali del paese sono quelle in cui la diffusione delle insolvenze è cresciuta maggiormente dal 2008. Durante l’ultimo anno, 9 imprese ogni mille sono divenute insolventi nell’Italia Nord‐Ovest e 8,7 nel Nord Est; l’incidenza in queste due aree era, rispettivamente, del 4,9 e del 5,3 per mille nel 2008.

L’Italia centrale è l’area in cui l’incidenza è stata più bassa rispetto alla media nazionale, con 7,1 casi per mille nel 2011. In quest’area la diffusione delle insolvenze è aumentata con minore intensità durante gli ultimi quattro anni.
Il Sud e le Isole hanno mantenuto un grado di rischio elevato, 8,7 casi per mille, ma immutato rispetto al 2010.

Il rapporto sottolinea come l’incidenza delle insolvenze, depurata della componente stagionale, abbia raggiunto l’apice degli ultimi quattro anni nel secondo trimestre del 2011, raggiungendo gli 8,6 casi per mille. Per diminuire in un secondo momento a 8,1 casi per mille (quarto trimestre).

Lo studio ipotizza che nel 2012 non si potrà assistere ad un abbassamento nella rischiosità, a causa del peggioramento della fase negativa del ciclo economico, aggravato dalla contrazione della disponibilità di credito alle imprese iniziata nel secondo semestre del 2011. A questo punto agli imprenditori non resta che sperare di smentire con i fatti questa stima.

Articolo pubblicato il 22 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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