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Quotidiano di Sicilia

Il trasporto pubblico ci costa 2 euro a km
di Rosario Battiato

La proroga dell’esercizio provvisorio della Regione non ha risolto il dibattito sul settore che gode di oltre 200 mln di contributi l’anno. Barbagallo (Pd): “In Friuli le aziende percepiscono il doppio”. Ma i siciliani usano poco i bus

Tags: Giovanni Barbagallo, Trasporti, Ast



PALERMO – La proroga dell’esercizio provvisorio della Regione, votata all’Ars sabato scorso, non ha risolto il grande dibattito che si è aperto sul trasporto pubblico isolano, che costa alle casse regionali oltre 200 milioni di euro all’anno. La decisione del governo di ridurre i contributi e di puntare progressivamente sulla liberalizzazione del trasporto pubblico, così come il governo Monti insegna, ha trovato, tuttavia, la ferma opposizione di sindacati e forze politiche. Eppure senza concorrenza non si va da nessuna parte e si continuano a produrre bilanci come groviera.

Grande Sud, tra i partiti che hanno votato “no” sabato scorso al Ddl a Palazzo dei Normanni, ha espresso viva preoccupazione sul futuro del tpl regionale. “L’Ast, Azienda Siciliana Trasporti, rischia il tracollo finanziario”, si legge in una nota sul giornale ufficiale del partito fondato da Gianfranco Micchichè. Secondo quanto scritto “la bozza di bilancio elaborata dal governo Lombardo, infatti, taglierebbe oltre 50 mln di fondi a favore del trasporto pubblico dell’Isola, privando i cittadini di un servizio essenziale”. Certo che ci sono i rincari ai distributori, e una crisi generalizzata che attanaglia un po’ tutti i settori, ma lo stato del tpl isolano è allo stremo ormai da decenni. Le aziende, in generale, non hanno quasi mai prodotto utili e i loro bilanci sono stati “salvati” dalla munifica mano regionale. Negli ultimi cinque anni - lo hanno ricordato nel febbraio scorso Giovanni Barbagallo e Giuseppe Lupo, entrambi deputati del Partito democratico – la Regione ha versato un contributo straordinario di 125 milioni di euro per l’Ast.

Eppure proprio l’Ast non sembra essere sulla via della guarigione, anche se lo stesso Barbagallo, nei giorni scorsi, ha voluto ricordare che l’Azienda siciliana trasporti vive un momento difficile, ma non è “un’azienda decotta”. Con i suoi 26 milioni di chilometri all’anno la partecipata regionale svolge, secondo il deputato democratico, un servizio essenziale per i cittadini, così la responsabilità dell’attuale condizione del trasporto pubblico locale su gomma è della Regione, che non ha adottato “il piano regionale trasporti” e che non aggiorna i costi standard dal 1995. Altrove i contributi regionali sono maggiori - in Friuli le aziende di trasporto locale percepiscono 4 euro anziché 2 al chilometro – ma il punto è che il servizio in Sicilia non è mai stato all’altezza.

Lo confermano tutti gli indicatori Istat che ne certificano la bassissima abitudine all’utilizzo dei siciliani. In mezzo alla mala gestione è poi inevitabile che il disagio coinvolga gli utenti più deboli, come i pendolari, in generale, e gli studenti o i lavoratori. Il punto essenziale è che il servizio, anche con i contributi elargiti, resta sempre pessimo e non si capisce perché continuare a foraggiare un sistema che sinora ha prodotto principalmente debiti e bassa affezione dell’utenza. Forse sarebbe il caso di ridurre questi contributi e di pensare parallelamente ad una modalità per rilanciare in maniera funzionale il sistema, anche per liberare le città siciliane dal blocco del traffico. L’esito della discussione è rimandato al mese prossimo.

Articolo pubblicato il 03 aprile 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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