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Confindustria: “In Sicilia, i canoni più alti d’Europa”. Ma non è vero
di Rosario Battiato

Il Governo regionale vuole allineare le tariffe ai concessionari di cave, acque e similari alle altre regioni. Minerali: Isola sotto media della Conferenza delle Regioni. Estrazioni: oggi sono gratis

Tags: Confindustria, Concessioni, Cave, Acqua



PALERMO – Confindustria Sicilia scrive alla Regione in merito al provvedimento voluto dal governo Lombardo che interviene sui canoni di concessione isolani. Nel comunicato degli industriali si chiede che ulteriori balzelli non ostacolino il tessuto produttivo - almeno quel poco che ne è rimasto - e che si continui come si è sempre fatto, cioè con i canoni attuali che, secondo quanto riportato nella nota ufficiale, sono già tra i più alti d’Italia e d’Europa.

In lingua italiana c’è un nome per tutto questo: si chiama iperbole, cioè una figura retorica che consiste nell’esagerazione smisurata della realtà. Proprio di questo si tratta, perché, allo stato dei fatti, e riprendendo gli ultimi dossier in materia di canoni per cave, acqua e similari, il patrimonio isolano è da sempre svenduto alle imprese che realizzano guadagni importanti. In ultima analisi non si tratta di tartassare, ma di far pagare il giusto, perché nessuno chiede beneficenza alle imprese, ma anche i siciliani si sono stancati degli omaggi.

Il secondo paragrafo della nota di Confindustria Sicilia si apre con un attacco frontale. “Per quanto riguarda le acque minerali – si legge – che già da circa 10 anni pagano il canone tra i più alti d’Italia e d’Europa, il Governo sta proponendo con la manovra finanziaria, all’esame dell’Ars in queste ore, interventi che prevedono aumenti che abbiamo stimato pari al 600%”. Senza entrare nel merito dei possibili aumenti, e della loro quantificazione, visto che le norme sono ancora al vaglio, ci permettiamo di obiettare all’idea che sulle acque ci sia in Sicilia questo straordinario canone.

Secondo uno dei svariati dossier di Legambiente, pubblicato  in collaborazione con Altraeconomia, la Sicilia rientra tra le regioni “promosse con riserva” per “aver previsto il doppio canone sulla superficie della concessione e sui volumi di acqua, di poco superiore a 1 euro a metro cubo”. Andando in dettaglio la Sicilia ha un canone di 1,04 euro/metro cubo emunto e di 11 euro per ettaro, un dato che la colloca al di sotto della soglia minima dei 30 euro previsti dalla Conferenza delle Regioni. Il dossier di Legambiente risale al 2010, perché la Regione non ha comunicato i dati in quello del 2011, ma in ogni caso la nota di Confindustria attesta nell’Isola i canoni più alti d’Italia e d’Europa da ormai un decennio. Dato non suffragato da realtà, visto che, tra il 2010 e 2011, molte Regioni hanno cercato di aggiustare il tiro in un settore comunque particolarmente tenero con le aziende: l’Abruzzo ha portato la tariffa a 4 euro a metro cubo imbottigliato con canoni forfettari annui per ettaro di concessione di 2.892 per acque minerali e 1.446 per quelle di sorgente, la Puglia ha solamente un canone per ettaro pari a 130 euro per l’acqua minerale.

Altro attacco arriva sul fronte cave, dove “l’imposizione di un canone di produzione commisurato alla quantità di materiale estratto comporta nuovi costi di produzione insostenibili e non giustificati”. Certo che c’è la crisi – riduzione dei volumi estratti pari al 40% - ma ciò non toglie che il settore cave in Sicilia sia sempre stato un gentile omaggio alle aziende. Sul punto Legambiente è tranciante: “In media nelle Regioni italiane si paga il 4% del prezzo di vendita degli inerti. Ancora più incredibile è la situazione delle Regioni dove si cava gratis: Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna”. E la Sicilia resta la Regione col numero più alto di cave attive sul territorio.

Articolo pubblicato il 03 aprile 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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