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Quotidiano di Sicilia

Incostituzionale la legge senza le incompatibilità
di Raffaella Pessina

No a sindaco e deputato contemporaneamente, chiarito a Sala d’Ercole. Il presidente Cascio ha comunicato decisione della Consulta

Tags: Francesco Cascio, Ars, Bilancio, Gaetano Armao, Raffaele Lombardo



PALERMO - La giornata parlamentare di ieri, la prima del mese di aprile, doveva cominciare con la riunione della Commissione Bilancio alle 11.00, per l’esame dei documenti elaborati lunedì sera dal governo sulla finanziaria e alla quale dovevano partecipare l’assessore al ramo Gaetano Armao e il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Invece la riunione è stata rinviata al pomeriggio per assenza del Governo e intorno alle 12 è cominciata la seduta d’Aula, durante la quale il presidente dell’Ars Cascio ha letto una comunicazione sulla impossibilità dell’assessore Armao a partecipare ai lavori d’Aula di ieri (e quindi anche della commissione Bilancio, anche se non specificato) per impegni presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“L’incontro – ha comunicato Armao in una nota – serve a valutare gli effetti delle due sentenze della Corte Costituzionale che confermano che il percorso da perseguire per l’applicazione in Sicilia delle norme sul federalismo, (fiscale e municipale), passa dal negoziato tra le parti e deve essere definito in sede di Commissione paritetica Stato-Regione Siciliana e che alla Sicilia spetta il gettito dei tributi riscossi sul proprio territorio con la necessità di negoziare la perequazione infrastrutturale”.
Tornando alla seduta di Sala D’Ercole, questa è stata sospesa e rinviata al tardo pomeriggio (ore 18.00). è fuori di dubbio la difficoltà oggettiva del Parlamento siciliano ad avere un dialogo con il Governo che risulta spesso assente, anche se con motivazioni importanti e che fornisce con il contagocce documenti finanziari ad organi istituzionali che, come la commissione Bilancio dell’Ars, dovrebbero lavorare in collaborazione con il Governo stesso. Su questa crisi si è espresso un rappresentante del Pd, Giovanni Barbagallo, che in una nota ha detto: “La crisi della classe dirigente siciliana si manifesta anche nella mancata riforma dello Statuto autonomistico”.
 
Come è noto il 30 dicembre 2010 la commissione Ars per la riforma dello Statuto è stata sciolta e non si è più parlato di adeguare lo statuto siciliano, nonostante la modifica dell’art. V della Costituzione italiana lo abbia reso un obbligo e non più una facoltà. In particolare sottolinea Barbagallo, “i tre articoli che riguardano la materia finanziaria (36, 37 e 38) sono attualmente inapplicati. Il fondo di solidarietà, non viene corrisposto; le aziende che hanno i loro impianti in Sicilia pagano le tasse altrove violando l’art.37; l’art.36, con il quale è stato stabilito che al fabbisogno regionale si provvede con i redditi patrimoniali della regione e con i tributi deliberati dalla medesima, non viene rispettato”. E questo si va ad aggiungere ai gravi problemi economici che la Regione si trova ad affrontare senza che lo Stato corrisponda i famosi Fondi Fas, quelli per le aree sottosviluppate, problemi tra i quali vi è il miliardo di euro di debiti accumulato dai 27 Ato della Sicilia, sistuazione ora aggravata dall’impossibilità della Regione di proseguire con le anticipazioni del 15% dopo i rilievi della Corte dei Conti.

E ieri mattina il Governatore Lombardo e l’assessore all’Economia Gaetano Armao si sono recati dal Commissario dello Stato per verificare se le poste in entrata sul bilancio regionale che sono oggetto dell’emendamento del governo risultino efficaci. Lo ha reso noto Riccardo Savona, presidente della commissione Bilancio dell’Ars.
 
“La verifica -dice Savona- si rende necessaria in seguito alla richiesta da noi inoltrata al governo di certificare da parte della ragioneria generale le poste in entrata”. Il nodo riguarda soprattutto i 600 milioni che dovrebbero provenire dalle valorizzazioni dei beni immobiliari della Regione. Durante la breve seduta mattutina di ieri comunque è stato comunicato che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 67 del 19 marzo 2012, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L.R. 24 giugno 1986, n. 31 (Norme per l’applicazione della legge n. 816/1985, sulle aspettative, i permessi e le indennità degli amministratori locali. Determinazione delle misure dei compensi per i componenti delle commissioni provinciali di controllo. Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità per i consiglieri comunali, provinciali e di quartiere), in combinato disposto con la L.R. 26 agosto 1992, n. 7 (Norme per l’elezione con suffragio popolare del Sindaco.
 
Nuove norme per l’elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni, per il funzionamento degli organi provinciali e comunali e per l’introduzione della preferenza unica), nella parte in cui non prevedono che la carica di sindaco o di assessore di comuni con popolazione superiore a ventimila abitanti sia incompatibile con la carica di deputato dell’Assemblea regionale.

Articolo pubblicato il 13 aprile 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Francesco Cascio
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