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Quotidiano di Sicilia

Legacoop, valorizzare il pluralismo d’impresa
di Grazia Ippolito

Forum con Giuliano Poletti, presidente nazionale Legacoop

Tags: Giuliano Poletti, Legacoop



In che contesto nasce Legacoop e perché, storicamente, si parla di “cooperative rosse”?
“La Lega delle cooperative è la prima organizzazione cooperativa, nata in Italia circa 125 anni fa, prima ancora dello sviluppo dei partiti e dei sindacati. Nasce come espressione dell’idea di mutualismo e come espressione di un movimento di pensiero, sviluppatosi in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, molto vicino al pensiero della sinistra storica. In quel periodo, il problema del passaggio dall’economia agricola all’economia industriale era affrontato sotto due diversi punti di vista: da un lato vi erano i sostenitori del potere sovrano dei lavoratori, dall’altro i sostenitori dell’economia capitalista. La Lega delle cooperative nasce e si sviluppa dunque in un contesto politico e culturale legato, in Italia, alla sinistra storica. Per questo il mondo delle cooperative viene spesso associato all’ideologia di sinistra nonostante, dopo la nascita della Lega, si siano sviluppate altre organizzazioni, vicine rispettivamente ai cattolici (Confcooperative) e all’area politica liberale (Agci - Associazione generale cooperative italiane)”.

C’è ancora contrapposizione tra le tre organizzazioni?
“Da oltre 20 anni, la contrapposizione tra le grandi organizzazioni che hanno fatto la storia della cooperazione in Italia è ampliamente superata. Da gennaio 2011 le organizzazioni hanno dato vita all’Alleanza delle cooperative italiane: un coordinamento stabile, finalizzato alla completa integrazione e unificazione delle tre associazioni. La contrapposizione storica e politica è già superata da tempo, adesso vogliamo superare la separazione anche dal punto di vista organizzativo e associativo. E vogliamo che i cittadini, che intendano dar vita a una cooperativa, non debbano porsi il problema dell’appartenenza ideologica o politica”.

Cosa distingue le cooperative dalle altre forme di impresa?
“Ogni cooperativa ha una doppia finalità mutualistica: assecondare, nel migliore dei modi, i bisogni dei cittadini che la costituiscono e arricchire, con i risultati della propria attività, la comunità in cui opera. Secondo il nostro punto di vista, la forma cooperativa è una forma d’impresa alla pari delle altre. Pensiamo che il pluralismo delle forme d’impresa sia un elemento da valorizzare, perché in grado di rendere più produttivo il mercato. Rifiutiamo l’idea per cui il mondo cooperativo debba intervenire dove lo Stato o il mercato falliscono. E rifiutiamo la contrapposizione tra mondo cooperativo ed economia capitalista. Il valore di un’impresa si misura sulla base dei risultati che riesce a conseguire, a prescindere dal fatto che si tratti di un’impresa cooperativa o di un’impresa di capitali”.

Quante sono le cooperative aderenti a Legacoop?
“Legacoop, sull’intero territorio italiano, rappresenta 14.500 cooperative. Queste danno lavoro a circa 470 mila persone, tra soci e dipendenti. Il numero dei soci ammonta a circa 8 milioni. Il volume d’affari si aggira intorno a 57 miliardi di euro”.

Come è articolata l’organizzazione sul territorio?
“L’associazione si articola in organizzazioni territoriali (regionali e, in alcuni casi, provinciali) e in organizzazioni settoriali, legate cioè a specifici ambiti di attività (per esempio, cooperative agro-alimentari, operative sociali, cooperative del lavoro, etc.). L’organizzazione centrale, oltre al ruolo di rappresentanza politico-istituzionale, svolge una serie di servizi e fornisce informazioni agli iscritti. Offriamo servizi di carattere giuslavoristico: sottoscriviamo con i sindacati i contratti di lavoro e forniamo informazioni sui temi del diritto societario, del diritto del lavoro e delle problematiche normative e legislative. Offriamo assistenza di carattere finanziario, sottoscrivendo con le banche accordi e convenzioni in modo da agevolare le nostre imprese nell’accesso al credito. Aiutiamo le imprese associate favorendo l’internazionalizzazione e la partecipazione a eventi promossi dal ministero degli Esteri”.
 
In che modo Legacoop favorisce la collaborazione tra le cooperative?
“Accanto alla tradizionale articolazione in organizzazioni di territorio e settoriali, abbiamo recentemente introdotto l’organizzazione per progetti. Quest’ultima riguarda questioni trasversali e rappresenta il principale ambito di innovazione possibile. Un esempio è dato dal Progetto Salute, che prevede la collaborazione tra cooperazione sociale, mutue integrative e cooperative di medici. Lo scopo è quello di promuovere sul territorio sevizi di assistenza sanitaria, complementari e aggiuntivi rispetto a quelli forniti dal Servizio sanitario nazionale. Un altro esempio è dato dal progetto sulla sostenibilità ambientale che, attraverso la collaborazione tra cooperative industriali di produttori di pannelli fotovoltaici e cooperative di costruttori, vuole favorire la diffusione di pratiche di risparmio energetico e utilizzo di energie alternative”.

In questo modo le cooperative assolvono alcuni dei compiti che sarebbero propri della Pa?
“Noi riteniamo che alcune azioni di interesse pubblico non necessariamente debbano essere gestite dallo Stato o dagli enti pubblici. Alcuni servizi, di carattere pubblico, possono essere gestiti e garantiti da cittadini-utenti, che mettono insieme le proprie risorse e le proprie competenze per un obiettivo comune. Il risultato derivante da tale collaborazione è migliore della somma dei risultati che i singoli otterrebbero operando autonomamente”.
 


Investire nelle grandi opere e ridurre la spesa corrente

In che modo Legacoop prende parte alla discussione sulla riforma del lavoro?
“Siamo convinti della necessità di introdurre in Italia elementi di aggiornamento delle regole del mercato del lavoro. Le forze politiche stanno affrontando positivamente alcuni temi, come quello del precariato, introdotto da una normativa che intendeva agevolare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, ma che ha trascurato l’introduzione di un sistema di ammortizzatori sociali in grado di gestire l’uscita dal mercato del lavoro. Bisogna ridurre il numero delle forme contrattuali attuali e introdurre elementi di semplificazione delle forme contrattuali. Un’idea, prettamente italiana, ma del tutto errata, è quella che l’aumento della burocrazia permetta un migliore controllo delle pratiche. Occorre semplificare, ma senza pretendere di poter applicare una stessa tipologia contrattuale a settori produttivi molto diversi”.

Una maggiore flessibilità è dunque auspicabile?
“Certamente sì. Stiamo lavorando per cercare di riposizionare, nel mercato, il ruolo delle imprese cooperative affinché resistano alla crisi. Ci sono in Italia settori produttivi che stanno collassando, ma nessuno ne parla. Avevamo in Italia circa 1 milione e 800 mila addetti nel settore delle costruzioni. Di questi, circa 500 mila sono usciti dal mercato del lavoro. Alla crisi del settore ha contribuito la diminuzione degli appalti pubblici. Gli enti pubblici, piuttosto che tagliare la spesa corrente, tagliano gli investimenti. Non investono nelle grandi opere. Lo Stato e i partiti hanno comprato il consenso degli elettori di oggi, indebitando le generazioni future e rinunciando a investire nelle grandi opere pubbliche di cui anche le generazioni future avrebbero usufruito”.
 


Vogliamo dare risposte ai bisogni dei cittadini

Quali sono i più importanti progetti recentemente avviati?
“Legacoop ha recentemente lanciato due nuovi progetti: le cooperative di professionisti e le cooperative di comunità.
“Pensiamo che l’impresa cooperativa sia la forma migliore per professionisti che decidono di svolgere la propria attività in forma associata. Tra i nostri associati, vi sono più di 500 cooperative di professionisti. è importante regolare, a livello normativo, il tema del rapporto tra responsabilità individuale e apporto di capitale. Ogni socio della cooperativa può apportare la percentuale di capitale che vuole, ma il suo contributo non può comunque superare il 30% dei voti: l’elevato apporto di capitale non corrisponde a un elevato potere decisionale”.

Cosa sono invece le cooperative di comunità?
“Vi sono in Italia tante piccolissime realtà territoriali, all’interno delle quali l’ente pubblico locale non è più in grado di assicurare i servizi: sono località di 100 o 200 abitanti, in cui viene a mancare la dimensione dell’investimento economico e in cui un imprenditore non ha alcun interesse a investire. Un esempio è dato dalla Sardegna, dove la popolazione è ormai concentrata quasi esclusivamente sulla costa. Il nostro progetto intende promuovere, proprio in questi territori, la realizzazione di cooperative tra gli abitanti in modo che, mettendo insieme risorse e competenze, possano gestire insieme i servizi rivolti alla loro stessa comunità. Con questo e con altri progetti, Legacoop si propone come organizzatore di un nuovo protagonismo sociale, in grado di dare risposte ai bisogni dei cittadini e in grado di superare il tradizionale binomio Stato-imprese. Questo nuovo protagonismo sociale è la nostra proposta di soluzione alla crisi”.
 


Curriculum Giuliano Poletti
 
Giuliano Poletti è nato a Imola nel 1951. Dall’età di 19 anni ha svolto l’attività di Tecnico Agricolo presso la Copai. Dal 1976 al 1979 è stato assessore all’Agricoltura al Comune di Imola e, dal 1982 al 1989, segretario del Pci di Imola. Dal 1978 al 1990 è stato presidente dell’Esave e, dal 1992 al 2000, presidente di Efeso. È stato presidente della Legacoop di Imola, presidente della Legacoop Regionale Emilia Romagna e Vicepresidente Legacoop Nazionale. Il 30 novembre 2002 viene eletto Presidente Nazionale di Legacoop.

Articolo pubblicato il 14 aprile 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuliano Poletti, presidente nazionale Legacoop
Giuliano Poletti, presidente nazionale Legacoop