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Inquinamento, il minambiente diffida la raffineria di Milazzo
di Rosario Battiato

Ispezione dei tecnici di Ispra e Arpa rivela l’origine degli odori molesti: “Sfiati di componenti solforati”. Il gestore dell’impianto chiamato a risolvere il problema entro un mese

Tags: Ambiente, Inquinamento, Raffineria, Milazzo



MILAZZO – Non deve essere un bel periodo per le raffinerie. Da una parte la crisi industriale ed occupazionale che attanaglia ormai da anni il sistema petrolio dell’Isola, dall’altra studi ufficiali e  provvedimenti di diffida che arrivano addirittura da Roma via ministero dell’Ambiente. Così se a Gela l’Eni ha comunicato di voler mettere in cassa integrazione 500 dei 1.200 lavoratori, a Milazzo l’infaticabile lavoro del consigliere Giuseppe Marano ha prodotto una mobilitazione cittadina senza precedenti con interventi di controllo dell’Arpa, dell’Ispra, e, in ultima istanza, un provvedimento di diffida del ministero dell’Ambiente.
L’oggetto della raccomandata del ministero inviata ai vertici della Raffineria di Milazzo recita testualmente la “diffida a seguito di ispezione straordinaria”.

Il ministero fa riferimento all’ispezione straordinaria svolta dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per accertare “la causa di eventi di emissioni maleodoranti e moleste segnalati dai cittadini”. Proprio in tal senso, si legge nel documento, “si diffida codesta società (Raffineria di Milazzo S.C.p.A., ndr) ad adempiere entro 30 giorni dal ricevimento della presente a quanto richiesto nella suddetta nota”.

A partire dal novembre scorso l’Arpa ha avviato una campagna di monitoraggio delle emissioni odorose, effettuata con mezzo mobile, riscontrando in atmosfera, e nei pressi del confine di ponente della Raffineria la presenza di “mercaptani e disolfuri con concentrazioni superiori alle soglie di percezione, in diversi giorni nel periodo di riferimento”.

In seguito, sulla base dell’analisi dei processi produttivi dell’impianto, il gruppo ispettivo Arpa/Ispra si è concentrato, in sede di sopralluogo, sul ciclo della soluzione di lavaggio, per l’estrazione dei mercaptani dagli impianti Merox (GPL1, 2, kerosene, benzine), soluzione contenente soda caustica.

Nel corso dell’ispezione sono state rilevati 3 sfiati atmosferici sul tetto fisso del serbatoio TK 520, dove sono stati riscontrati “gli odori caratteristici dei composti solforati”.

Secondo il gruppo ispettivo proprio gli sfiati potrebbero essere alla base degli odori molesti, anche se non può escludere la presenza di altre sorgenti.
Da qui la richiesta al ministero di diffidare il Gestore ad effettuare uno studio entro 30 giorni dalla data della diffida volto all’individuazione di tutte le sorgenti emissive potenzialmente causanti odori molesti e una relazione tecnica che valuti i processi Merox in esercizio, individui eventuali sistemi di trattamento delle emissioni dagli sfiati del serbatoio e che valuti l’adozione di sistemi di trattamento in loco dedicati di ossidazione della soluzione acquosa di lavaggio.

Altre misure ritenute “opportune” sono i protocolli di misura in continuo per i composti solforati nelle zone perimetrali, l’integrazione delle due centraline di monitoraggio di idrocarburi non metanici.
Soddisfazione espressa da Giuseppe Marano, consigliere del Comune. “Dopo anni – ha dichiarato Marano – di assenze politiche è giunta una diffida a livello ministeriale nel silenzio, invece, delle amministrazioni locali”.      
     
Di petrolio sembra sia satura anche Gela, Comune che per decenni ha vissuto sull’onda occupazione della sua Raffineria. Nei giorni scorsi, data la crisi economica internazionale e la drastica riduzione dei consumi di carburante in Italia, l’Eni ha comunicato che sarebbe in procinto di interrompere per un anno parte delle attività nel centro nisseno e di collocare 500 dei suoi 1.200 dipendenti in cassa integrazione a zero ore. Gli effetti sull’indotto, circa 3 mila lavoratori, potrebbero essere devastanti.

Articolo pubblicato il 19 aprile 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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