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Quotidiano di Sicilia

Non può esserci crescita senza valorizzazione del capitale umano
di Patrizia Penna

Il mercato del lavoro arranca: per lo Svimez in Sicilia oltre mezzo milione di disoccupati. Timori sul futuro. Nella nostra Isola, dal 2007 al 2011 il calo degli occupati è stato pari al 3,8%

Tags: Lavoro, Disoccupazione



PALERMO - Come ha già evidenziato il Rapporto “Check Up Mezzogiorno”, semestrale curato congiuntamente dall’Area Mezzogiorno di Confindustria e SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), che fornisce informazioni dettagliate sulle tendenze congiunturali per regioni e grandi ripartizioni, nel Mezzogiorno, il numero di occupati ha registrato un calo già a partire dal 2008 (il Centro-Nord, invece un anno dopo), con una perdita di posti di lavoro di circa 300 mila unità nel periodo 2007-2011. In Sicilia, nello stesso periodo, il calo del numero di occupati, è stato pari al 3,8%. Tra le regioni meridionali, è andata di gran lunga peggio in Campania dove si è registrata la cancellazione di metà dell’occupazione persa nell’intero Mezzogiorno.

Da un lato, la ricetta anticrisi secondo gli esperti è chiara: investimenti, accesso al credito più facile e agevolato, valorizzazione del capitale umano, soprattutto femminile e giovanile; dall’altro lato, però, la consapevolezza della possibilità di uscire dalla crisi non trova un’attuazione concreta ed il mercato del lavoro siciliano continua ad arrancare

“I dati su inattivi e scoraggiati contribuiscono a rappresentare meglio la complessa realtà del mercato del lavoro italiano, oltre la mera distinzione tra occupati e disoccupati. Nel 2011 gli inattivi che non cercano un impiego, ma disponibili a lavorare sono 2 milioni e 897 mila, in aumento del 4,8%, e al loro interno il 43% è costituito dai cosiddetti scoraggiati, vale a dire coloro che non cercano un impiego perché convinti di non riuscire a trovarlo, oppure giovani convinti di trovare un impiego precario”. Lo afferma in una nota Giorgio Santini, segretario generale aggiunto Cisl commenta in una nota i dati diffusi ieri dall’Istat.

“Si tratta di percentuali cresciute in maniera significativa in questi anni di crisi, con punte particolarmente preoccupanti per le donne, coinvolte per il 16,8% da questo fenomeno, contro il 7,9% degli uomini. è quanto mai necessario, da una parte, approvare rapidamente la riforma del lavoro - sottolinea Santini -, che valorizzando la buona occupazione e penalizzando le flessibilità malate, può contribuire a ridurre l’inattività, oltre che la disoccupazione, rimettendo in circolazione un capitale umano che rischia di perdersi”.

“A fronte del ciclo economico che continuerà ad essere debole per tutto il 2012, sono anche indispensabili - conclude - una politica di rilancio economico, a partire dal potenziamento delle reti infrastrutturali e dall’innovazione tecnologica, soprattutto nel settore energetico, nonché provvedimenti che alleggeriscano il carico fiscale sul lavoro, senza i quali non potra’ verificarsi un vero rilancio dell’occupazione”.

Secondo il rapporto Svimez 2011 sono 582.000 i disoccupati in Sicilia. Ma se la Sicilia piange, l’Italia di certo non sorride. “Un esercito di disoccupati che continua a crescere. Eravamo accusati di disfattismo ai tempi del centrodestra, quando sostenevamo ciò che oggi evidenzia l’Istat, ma questa è invece, e purtroppo, la realtà dell’Italia, che va cambiata urgentemente”. Così il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, commenta i dati diffusi oggi dall’istituto statistico. Secondo il sindacalista “il numero di disoccupati che via via si ingrossa, nonostante l’alto utilizzo della cassa integrazione, rappresenta solo un aspetto della mancata occupazione italiana. A questo si aggiunge una enorme area di inattivi che, anche solo prendendo a riferimento i cosiddetti scoraggiati, fa salire a oltre 3,5 milioni i disoccupati effettivi”.

Per Fammoni “si tratta fra l’altro di tanti giovani e di quella che ormai rappresenta una vera e propria emergenza nazionale: l’occupazione nel mezzogiorno in cui, per mancanza di lavoro, gli inattivi sono 6 volte maggiori che nel nord. è un dato che riguarda in particolare chi ha un basso titolo di studio, e questo rafforza l’urgenza di una legge nazionale per l’apprendimento permanente, ma anche il 20% dei laureati. Questa realtà - prosegue -, dopo tanta ipocrisia, conferma la necessità, l’urgenza di iniziative per lo sviluppo, per creare lavoro. A questi milioni di persone che finalmente emergono non si può dire, ‘vedremo cosa si può fare dal 2013 in avanti’, servono risposte adesso”, conclude.

Articolo pubblicato il 20 aprile 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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