Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Ecco come si calcola l’Imu
di Giuseppe Grassia

Detrazione di 50 euro per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni

Tags: Imu, Tasse



PALERMO - Da qualche settimana giungono dai nostri associati, sempre maggiori richieste di chiarimenti sull’Imu: possiamo dare solo risposte, con beneficio d’inventario, a causa dei quasi quotidiani mutamenti legislativi. L’Imu, l’imposta municipale propria, esempio di federalismo fiscale, appare già nel marzo del 2011 e sarebbe dovuta decorrere dal 2014; avrebbe sostituito l’IRPEF, le relative addizionali e l’ICI pagate sugli immobili non locati.

Come sappiamo verso la fine dello scorso anno la situazione precipita, e il Governo pure. Arrivano i Tecnici e, per la nostra salvezza, emanano il Decreto Salvaitalia: e l’imposta viene anticipata… in via sperimentale (chissà cosa sperimentano!). Seguono tutta una serie di modifiche, di cui ultima è il pagamento in tre rate sull’abitazione principale: 16 giugno, 16 settembre e 16 dicembre; per alleggerire le famiglie dall’aggravio finanziario. Bella questa!

Se pagassimo in due rate il 16 settembre avremmo pagato il 50% mentre in tre rate ci troveremo ad aver pagato il 66,66 %. Qualche giorno dopo ci è stato detto che la suddivisione in tre rate è facoltativa. L’Imu non è un semplice ritorno all’ICI sulle abitazioni principali, ma un vero e proprio inasprimento dell’imposizione sugli immobili posseduti, anche all’estero.

Per calcolare l’Imu, vedi il sotto riportato esempio di calcolo, occorre innanzitutto fare riferimento alla rendita catastale (forse sarà riformata, chissà), rivalutarla del 5% così come ormai facciamo dal 1997, quindi moltiplicare il risultato per un determinato coefficiente. In genere, nella maggioranza dei casi, il numero per cui moltiplicare la rendita rivalutata è pari a 160 (per l’ICI negli stessi casi si moltiplicava per 100). Così otteniamo la base imponibile su cui calcolare l’Imu. Su questa base si calcola la percentuale da pagare. L’aliquota percentuale dipende dall’uso che dell’immobile viene fatto: ossia abitazione principale oppure diverso dall’abitazione principale.

È opportuno precisare che si considera abitazione principale l’immobile iscritto (o iscrivibile) in catasto come unica unità immobiliare in cui il contribuente ha la propria dimora abituale e la residenza anagrafica: l’agevolazione spetta una sola volta per ciascun nucleo familiare; non si può più considerare abitazione principale quella data in uso gratuito al familiare. Per le abitazioni principali l’aliquota è ridotta allo 0,4% (cioè, il quattro per mille), al risultato si sottrae una detrazione di euro 200,00 rapportati al periodo dell’anno durante il quale l’immobile può essere considerato abitazione principale. La detrazione è aumentata di 50, 00 euro per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni (fino a un massimo di 400,00 euro).

Lo 0,4% costituisce un’aliquota base poiché i comuni possono, con delibera, diminuirla o aumentarla fino a un massimo dello 0,2%, per cui l’aliquota potrebbe andare da un minimo dello 0,2 a un massimo dello 0,6 %. L’acconto che pagheremo a giugno sarà calcolato sull’aliquota base ossia sullo 0,4%. Stesso discorso vale per le pertinenze dell’abitazione principale. L’imposta relativa all’abitazione principale spetta per intero al comune. Infatti, l’Imu è un’imposta che in parte va allo Stato, e siamo noi a dover dare a ciascuno il suo.

Per i fabbricati diversi da abitazione principale la base imponibile rimane uguale ma cambia l’aliquota che è lo 0,76%. Su tale percentuale occorre pagare il 50% allo Stato. Il Comune può decidere di variarla in diminuzione o in aumento dello 0,3 % portandola quindi da un minimo dello 0,46 ad un massimo dell’1,06%. Senza detrazioni. L’esempio tratta di un caso reale: il mio. Ho appena comprato casa: che fortuna!
 

 
Un esempio concreto su un immobile di rendita di 852,15 euro
 
Poniamo un immobile di rendita di euro 852,15 e una famiglia con tre figli, minori di 26 anni (a proposito, la detrazione per i figli è prevista fino al 2013). A giugno, entro il 16, andrò in banca con il mio bel modello F24 e pagherò, se decido di pagare in tre rate, euro 74,21 così determinati: moltiplico la rendita per 1,05 (modo rapido per fare la rivalutazione del 5%) e fa 894,76; quindi, moltiplico per 160 e ottengo la base imponibile ossia 143.161,20; adesso applico l’aliquota base dello 0,4 % e ottengo 572,64, detraggo 350 euro (200 di detrazione base e 150 per i figli) e ho come risultato 222,64, che divido per tre ottenendo il totale da pagare. Il 16 settembre andrò a versare altrettanti euro 74,21. A dicembre dovrò verificare la delibera comunale, la quale potrebbe aver portato l’aliquota allo 0,2 % (personalmente non ci conterei molto) come avrebbe potuto portarla allo 0,6%.  Se l’avesse portata allo 0,2 % non avrei dovuto pagare nulla poiché le detrazioni avrebbero superato l’imposta (ora che faccio chiedo il rimborso? Campa cavallo!) se invece l’avesse portata allo 0,6 % mi troverei a dover pagare un conguaglio di euro 360,54. Se lo stesso immobile fosse destinato a un uso diverso dall’abitazione principale mi troverei a dover pagare tra le 658,54 e le 1.517,51 euro l’anno. Per il momento, a giugno, verserò euro 544,01 ossia il 50% della somma che si ottiene applicando l’aliquota base. Fino all’anno scorso avrei pagato 617,00 euro l’anno per l’ICI più altre circa 20 euro tra addizionali regionale e comunale.

Giuseppe Grassia
Collegio dei professionisti di Veroconsumo

Articolo pubblicato il 28 aprile 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus